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Per festeggiare insieme l'Immacolata abbiamo scelto la più grande icona del cinema muto, nella versione appena restaurata dalla Cineteca di Bologna.

 

Lunedì 8 dicembre due spettacoli speciali: la sera, ore 21.00, e la mattina, ore 11.00. L'idea è quella di aprire nuove finestre sul Cinema, di fuggire insieme a Charlot da ingranaggi meccanici e offrire inedite possibilità di visione, venendo incontro a chi preferisce sfruttare i giorni festivi alla luce del mattino.

 

In programmazione dal 12 dicembre.

 

 

Legato al film è un contest. Chiedete la maschera di Charlot alla cassa e fotografatevi nel corner a disposizione nel nostro atrio o in giro per la città. Gli scatti più originali inviati a chaplin2014@cineteca.bologna.it vinceranno il cofanetto dvd di Tempi Moderni.

 

Qui il video della promozione bolognese.

Qui il video che abbiamo realizzato per l'occasione nella nostra sala.

La foto che trovate su questa pagina è quella che abbiamo scattato con l'aiuto di tutti voi. Grazie!

 

 

André Bazin

"Modern Times è tutt’altro che un ‘film a tema’ e se Chaplin effettivamente si schiera a favore degli uomini contro la società e le sue macchine, la sua dichiarazione non si situa sul piano della contingenza politica o sociologica, ma unicamente su quello morale, e sempre attraverso lo stile. Il movimento creatore prende sempre avvio dall’espressione comica e il significato che sviluppa è innanzitutto la perfetta messa in scena di una situazione. […] Modern Times appare come la sola favola cinematografica che sappia cogliere lo sconforto dell’uomo del XX secolo di fronte alle meccaniche sociali e tecnologiche. Questo ritorno alle origini burlesche (confermato dalla presenza di vecchi compagni come Chester Conklin e Henry Bergman) dunque, non è affatto una regressione, poiché la tecnica della comicità si purifica, e al contatto con il grande tema che orchestra acquista un’ampiezza e un rigore classici. […] È vero che nel 1936, con il cinema parlato, si erano imposti dei nuovi stili comici, da una parte quello della commedia americana (Frank Capra), dall’altro, il delirio assurdo del fratelli Marx e di W.C. Fields. Il film di Chaplin, completamente muto, appariva allora desueto e anacronistico. Ma il tempo, cancellando le prospettive, lo restituisce al suo classicismo e rivela chiaramente che al di là degli stili, l’importante è lo stile. È più che lo stile, il genio Modern Times è tutt’altro che un ‘film a tema’ e se Chaplin effettivamente si schiera a favore degli uomini contro la società e le sue macchine, la sua dichiarazione non si situa sul piano della contingenza politica o sociologica, ma unicamente su quello morale, e sempre attraverso lo stile. Il movimento creatore prende sempre avvio dall’espressione comica e il significato che sviluppa è innanzitutto la perfetta messa in scena di una situazione. […] Modern Times appare come la sola favola cinematografica che sappia cogliere lo sconforto dell’uomo del XX secolo di fronte alle meccaniche sociali e tecnologiche. Questo ritorno alle origini burlesche (confermato dalla presenza di vecchi compagni come Chester Conklin e Henry Bergman) dunque, non è affatto una regressione, poiché la tecnica della comicità si purifica, e al contatto con il grande tema che orchestra acquista un’ampiezza e un rigore classici. […] È vero che nel 1936, con il cinema parlato, si erano imposti dei nuovi stili comici, da una parte quello della commedia americana (Frank Capra), dall’altro, il delirio assurdo del fratelli Marx e di W.C. Fields. Il film di Chaplin, completamente muto, appariva allora desueto e anacronistico. Ma il tempo, cancellando le prospettive, lo restituisce al suo classicismo e rivela chiaramente che al di là degli stili, l’importante è lo stile. È più che lo stile, il genio".