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Cultura

Altre Iniziative

Cambiamenti demografici, risparmio e solidarietà intergenerazionale

Giovedì 22 novembre 2012, ore 17.30


 
Convegno - con interventi di:
 
- Arnstein Aassve e Agnese Vitali (Università Bocconi): Le disuguaglianze di ricchezza tra generazioni
- Maria Letizia Tanturri (Università di Padova): I trasferimenti di tempo e la solidarietà tra le generazioni: una lettura di genere
- Alfonso Rosolia (Banca d’Italia): Risparmio, certezza e demografia
 
a seguire colloquio con Elsa Fornero, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali
conduce Massimo Livi Bacci
 
alla fine dell'incontro la premiazione del concorso “Neodemos e i giovani???.

 

A cura di Associazione Neodemos, con Fondazione Cesifin e con il patrocinio della  Fondazione Stensen

 

Per ragioni organizzative l’accesso all’Auditorium Stensen è riservato a coloro che confermano la loro presenza via e-mail al seguente indirizzo: segreteria@stensen.org entro e non oltre le ore 24 di mercoledì 21 Novembre, indicando Nome e Cognome di ogni partecipante.
Seguirà una conferma della partecipazione via e-mail.

 
 
 

Perché l’incontro

 

I cambiamenti demografici degli ultimi tempi sono formidabili: la durata della vita si allunga, la fecondità declina (sotto il rimpiazzo), la mobilità (e quindi la lontananza tra parenti) aumenta, e le famiglie sono più fragili sia per il forte aumento dei divorzi e separazioni e delle separazioni sia per la minore, e più tardiva, formazione delle coppie e dei nuclei familiari. Questi fenomeni hanno, indubbiamente, una profonda influenza sull’atteggiamento verso il futuro, e in particolare sull’organizzazione della vita – anche sotto il profilo economico - negli anni della tarda maturità e della vecchiaia. Indipendentemente dal contesto economico generale. In particolare, la rarefazione delle reti di parentela rende l’istituzione familiare sempre meno adeguata a fornire sostegno ed appoggio nella parte finale del ciclo di vita. Inoltre, nel corso della vita adulta, la bassa fecondità riduce il costo totale per i figli e le donne lavorano di più: in linea teorica ciò potrebbe significare una maggior capacità di generare reddito e, per conseguenza, risparmio anche per sovvenire alle necessità di una vecchiaia meno protetta dalla rete familiare, come sopra ricordato. D’altra parte, l’accumulazione di risparmio si renderebbe necessaria anche per i cambiamenti normativi, con pensioni meno generose e un sistema sostenuto dai “tre pilastri??? (soprattutto all’estero, per ora). Un sistema nel quale l’intervento statale rimane per il “primo pilastro???, ma è di tipo soprattutto assistenziale e perciò modesto, e magari declinante fino a scomparire per i più ricchi. Le tendenze sopra ricordate dovrebbero, in teoria, accrescere la propensione al risparmio. Se ciò non avviene, occorre comprenderne le ragioni. Varie piste possono essere esplorate, ad esempio si può pensare che i lasciti ereditari (in forte aumento se espressi pro-capite) sono già forme di risparmio che gli adulti scontano fin da subito, e che ciò deprime il tasso di risparmio alle età più giovani. Oppure le nuove forme familiari (piccole dimensioni, frequenza delle rotture e delle ricomposizioni) riducono le “economie di scala??? e quindi impongono maggiori spese. Oppure, le modalità di vita in un contesto post-industriale, fanno guadagnare di più, ma impongono anche più spese (affitto, trasporto, minori autoconsumi). Oppure, e ancora, l’aumentato capitale immobiliare pro-capite impone spese di manutenzione che (apparentemente) erodono il potenziale risparmio.

 

 

Sintesi delle relazioni.

 

Arnstein Aassve e Agnese Vitali (Università Bocconi)

Le disuguaglianze di ricchezza tra generazioni

Nel 2011 l’Istituto americano Pew ha pubblicato un report intitolato “The Rising Age Gap in EconomicWell-being??? in cui si evidenzia un incremento senza precedenti nelle differenze intergenerazionali in termini di ricchezza e benessere economico. A partire dalla metà degli anni ’80 i giovani sono diventati più poveri rispetto alle generazioni più anziane. In questo contributo estendiamo la ricerca condotta dall’Istituto Pew confrontando gli Stati Uniti, vari paesi Europei e il Giappone in prospettiva cross-section. Studiamo la distribuzione della ricchezza netta, intesa comepatrimonio finanziario e non finanziario al netto dei debiti, per gruppi di età. Servendoci di microdati armonizzati forniti dal LuxembourgWealthStudy Database, siamo in grado di tracciare un confronto tra paesi appartenenti a diversi regimi di welfare. Ad esempio, confrontiamo il regime di welfare Mediterraneo Italiano con quello Social-Democratico dei paesi Scandinavi (Norvegia, Svezia e Finlandia). I risultati mostrano che l’Italia è piuttosto simile agli Stati Uniti, mentre le disuguaglianze intergenerazionali nella ricchezza sono molto minori nei paesi Scandinavi. Proponiamo una descrizione dettagliata delle differenze tra paesi in termini di ricchezza netta, reddito familiare, tasso di proprietà della casa per età del capofamiglia e a parità di livello di istruzione e composizione della famiglia. Infine discutiamo le potenziali connessioni (e implicazioni) tra indipendenza economica e indipendenza abitativa dai genitori per i giovani adulti.

 

 

Maria Letizia Tanturri (Università di Padova)

I trasferimenti di tempo e la solidarietà tra le generazioni: una lettura di genere

Lo scambio di tempo è un aspetto molto importante nei rapporti tra le generazioni: i figli “consumano??? una grande quantità di tempo parentale quando sono piccoli, ma, una volta diventati adulti, ripagano solitamente i genitori anziani offrendo loro sostegno ed aiuto. In una società come quella italiana, caratterizzata da forti legami familiari e un welfare di tipo familista, i trasferimenti inter-generazionali di tempo sono più intensi di quelli registrati in altri Paesi Sviluppati. Ovviamente questo aumenta le possibilità di risparmio pubblico e privato e rende la famiglia italiana al tempo stesso produttrice e consumatrice di servizi presumibilmente di migliore qualità. Studi comparativi recenti mostrano che gli italiani dedicano relativamente più tempo alla famiglia in tutte le fasi del ciclo di vita, ma con differenze di genere molto profonde: in realtà, infatti, le donne italiane lavorano per la famiglia più delle omologhe residenti in altri paesi occidentali, mentre i profili di uso del tempo degli italiani sono paragonabili (con qualche interessante differenza) a quelli osservati per gli stranieri. La sostenibilità di un sistema familiare così ad alta intensità di tempo femminile viene messa in discussione dai cambiamenti socio-demografici in atto: l’invecchiamento molto rapido della popolazione italiana aggiunge alle esigenze di allevamento dei figli un impegno più gravoso per la cura degli anziani non autosufficienti, che ricade tradizionalmente ancora sulle donne. Al tempo stesso, però, la partecipazione lavorativa femminile sta aumentando sia tra le coorti più giovani (anche per via del maggior livello di istruzione raggiunto) sia alle età più avanzate (per effetto delle riforme del sistema pensionistico) e diventa sempre più necessaria per promuovere la crescita economica e sostenere lo stato sociale. Il sistema dei trasferimenti di tempo - capace di saldare i legami tra le generazioni e migliorare la qualità della vita familiare - potrà resistere ai cambiamenti futuri solo se si attiveranno “sostituti??? di tempo femminile: gli uomini, in primis, ma anche i servizi di cura. Inoltre, potrebbero agevolare la conciliazione anche misure che prevedano un certo grado di flessibilità lavorativa per le coppie, in relazione alle diverse esigenze del ciclo di vita.

 

 

Alfonso Rosolia (Banca d’Italia)

Risparmio, incertezza e demografia

L’evoluzione del tasso di risparmio aggregato riflette numerosi fattori. Tra questi, la composizione demografica della popolazione sottostante. Essa rileva perché la quota di reddito risparmiata (o di ricchezza decumulata) dipende dalla fase del ciclo vitale: i giovani accumulano in previsione della vecchiaia, oltre che di eventuali eventi negativi inattesi; gli anziani decumulano la loro ricchezza, ancorché non interamente per lasciti ereditari o, come per i giovani, in previsione di eventi inattesi. Tuttavia, anche in costanza di composizione, il saggio di risparmio aggregato può muoversi perché il reddito permanente di generazioni successive è diverso o perché mutano le esigenze di risparmio precauzionale. Per l’Italia, tutti questi fattori possono giocare un ruolo di rilievo: il progressivo, rapido invecchiamento della popolazione si è accompagnato con una crescente segmentazione del mercato del lavoro e conseguente impoverimento e instabilità dei redditi da lavoro, soprattutto tra le generazioni più giovani. Sulla base dell’Indagine sui bilanci delle famiglie della Banca d’Italia, si documenta il ruolo rivestito dai diversi fattori nello spiegare l’evoluzione del saggio di risparmio a partire dagli anni ’90 e si offrono considerazioni circa la sua potenziale evoluzione futura sotto ipotesi alternative sulle condizioni lavorative e reddituali delle nuove generazioni del futuro.

 

 

 

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