Home   Cultura    Galileo 2009    Atti del Convegno    Biografie e abstract dei relatori

Cultura

Atti del Convegno

Biografie e abstract dei relatori

Evandro Agazzi

 

Bio

(Bergamo, 1934). Compiuti gli studi di filosofia presso l'Università Cattolica di Milano e di fisica presso la Statale della stessa città, si è perfezionato a Oxford, a Marburg e a Münster. Nel 1963 ha conseguito la libera docenza in Filosofia della Scienza e nel l966 in Logica Matematica. Ha insegnato presso la Facoltà di Scienze dell'Università di Genova, la Scuola Normale Superiore di Pisa e la Cattolica di Milano. Dal 1970 è stato professore ordinario di Filosofia della Scienza e dal 1983 di Filosofia Teoretica presso l'Università di Genova, di cui è ora professore emerito. Dal 1979 al 1986 ha pure tenuto la cattedra di Antropologia Filosofica, Filosofia della Scienza e Filosofia della Natura presso l'Università di Friburgo in Svizzera. È stato professore invitato nelle Università di Berna, Ginevra, Düsseldorf, Pittsburgh e Stanford ed è dottore honoris causa delle Università argentine di Cordoba, Santiago del Estero, Cuyo-Mendoza, dell’Università Ricardo Palma di Lima e dell’Università di Urbino. Ha presieduto la Società filosofica italiana, la Società Italiana di Logica e Filosofia delle Scienze, la Società Svizzera di Logica e Filosofia delle Scienze e la Federazione Internazionale delle Società filosofiche, l’Institut International de Philosophie. Di queste ultime due istituzioni è ora presidente onorario. Attualmente è presidente dell'Académie Internationale de Philosophie des Sciences. Bioetica. Tra le sue opere (oltre 70 volumi e 800 articoli) si segnalano: Temi e problemi di filosofia della fisica, 1969; (con L. Geymonat e F. Minazzi) Filosofia, scienza e verità, l989; La logica simbolica, 1990; Il bene, il male, la scienza, 1992; Cultura scientifica e interdisciplinarità 1994; Filosofia della natura, scienza e cosmologia, 1995; Le geometrie non euclidee e i fondamenti della geometria, 1998; Paideia verità educazione, 1999; (con F. Minazzi) Science and Ethics. The Axiological Contexts of Science, 2008; Time in the Different Scientific Approaches/Le temps appréhendé à travers diffèrentes disciplines, 2008; Scienza (intervista di Giuseppe Bertagna), 2008; Le rivoluzioni scientifiche e il mondo moderno, 2008.

http://www.dif.unige.it/epi/hp/agazzi/

 

 

Jean-Robert Armogathe

 

Bio

È Directeur d’études di Storia delle idee religiose e scientifiche nell’Europa moderna all’Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi. Membro dell’Accademia internazionale di storia e filosofia delle scienze, sacerdote della Diocesi di Parigi, è redattore della rivista «Communio». In Italia è membro del Comitato scientifico del Centro per lo studio di Descartes e della filosofia del Seicento presso l’Università di Lecce e della Commissione dottorale della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma "La Sapienza". Nelle sue opere ha indagato la genesi e lo sviluppo del pensiero filosofico e teologico in età moderna, con particolare riguardo al cartesianesimo. Tra le sue opere recenti: Monde médiéval et société chartraine (a cura di, Paris 1997); Raison d’Eglise (Paris 2001); Divine Trinité (Paris 2001); Bibliographie cartésienne (1960-1996) (a cura di, Lecce 2003); L’Antéchrist à l’âge classique: exégèse et politique (Paris 2004; trad. it. L’Anticristo nell’età moderna. Esegesi e politica).

 

 

 

Claus Arnold

 

Bio

(Ravensburg, Wü̈rttemberg, 1965) Dottore in teologia, si forma a Tubinga e a Oxford. Ottiene la libera docenza nel 2002/03 in Storia della Chiesa. Ha insegnato alla Facoltà Teologica Cattolica di Münster e attualmente insegna Storia della Chiesa nel dipartimento di Teologia Cattolica della Goethe-Universität. Autore di Grenzen der theologischen konfessionalisierung (Römische inquisition und indexkongregation bd. 10, 2008) e di Antimodernismo e magistero romano: la redazione della pascendi, in «Rivista di storia del cristianesimo», 5/2.

 

 

 

Ugo Baldini

 

Bio

(Capoliveri, Isola d’Elba, 1943). Professore ordinario di Storia moderna nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Padova, si occupa di Storia della scienza in Italia dal tardo Cinquecento al primo Ottocento. Ha in particolare approfondito l’attività scientifica della Compagnia di Gesù fino alla soppressione del 1773. Autore di circa 200 pubblicazioni, tra le quali il saggio La scuola galileiana nel v. III degli Annali della Storia d’Italia Einaudi e i volumi: Legem impone subactis. Studi su filosofia e scienza dei Gesuiti in Italia (Chieti 1992); Saggi sulla cultura della Compagnia di Gesù (Padova 2000). Ha scritto la voce "GALILEI Galileo" per il Dizionario Biografico degli Italiani, edito dall'Istituto della Enciclopedia Italiana, e curato la raccolta di saggi di più autori Christoph Clavius e l'attività scientifica dei Gesuiti nell'età di Galileo (1995).

 

 

 

Francesco Beretta

 

Bio

È ricercatore al CNRS (Laboratoire de recherche historique Rhône-Alpes, Lyon). Ha insegnato presso le Università di Friburgo (Svizzera) e Losanna, all’Ecole pratique des hautes études e all’Ecole des hautes études en sciences sociales a Parigi. Il suo campo di ricerca comprende la produzione d'ortodossia nel mondo intellettuale cattolico, in epoca moderna e contemporanea, e l'informatica umanistica. Ha pubblicato fra l'altro Monseigneur d'Hulst et la science chrétienne. Portrait d'un intellectuel, Paris, Beauchesne, 1996; (dir.), Galilée en procès, Galilée réhabilité?, Saint-Maurice, Editions Saint-Augustin, 2005; Orthodoxie philosophique et Inquisition romaine au 16e-17e siècles. Un essai d’interprétation, «Historia philosophica» 3(2005), 67-96.

 

Abstract

Il "Caso Galileo" e il Sant'Uffizio 1820-1822: fine della controversia?

Con due decreti, rispettivamente del 1820 e del 1822, la congregazione del Sant'Uffizio decideva di permettere ormai la pubblicazione senza restrizioni delle opere che affermavano la realtà del sistema del mondo eliocentrico. Tali decreti furono preceduti da ampi dibattiti in seno agli organismi censori romani sull'opportunità e sulla necessità di tale decisione. L'intervento si propone di analizzare i documenti, in gran parte editi, prodotti in questa occasione e di situare le differenti posizioni nel contesto del mondo intellettuale del tempo. Ciò permetterà di comprendere perché né tali decreti, né il ritiro del Dialogo di Galileo dall'Indice, nel 1835, rappresentarono una 'chiusura' del caso Galilei – destinato a riaprirsi a proposito di altri temi, quali la storicità della Bibbia o il darwinismo, fino al Novecento.

 

 

 

Massimo Bucciantini

 

Bio

Massimo Bucciantini insegna Storia della scienza all'Università di Siena-Arezzo. Tra le sue pubblicazioni: Contro Galileo: alle origini dell'affaire (Olschki 1995), Galileo e Keplero. Filosofia, cosmologia e teologia nell'Età della Controriforma (Einaudi 2003, Les Belles Lettres 2008), Italo Calvino e la scienza (Donzelli 2007). Insieme a Michele Camerota dirige la rivista «Galilaeana. Journal of Galilean Studies».

 

Abstract

Galileo e le passioni del Risorgimento

Negli anni 1820-1870 la questione galileiana era più viva che mai e si intrecciava alle tormentate vicende politiche italiane. Galileo patriota, Galileo combattente coraggioso per la verità e per la libertà, Galileo vittima dei «condensatori di tenebre», di coloro cioè che avevano spento ogni vita intellettuale e morale in Italia. Una storia 'militante' che attende ancora di essere ricostruita e raccontata nei suoi particolari, fatta di continui colpi di scena e di vicende ancora poco note.

 

 

 

Nicola Cabibbo

 

Bio

(Roma, 1935). Fisico italiano noto per l'introduzione nella fisica delle particelle dell'angolo di Cabibbo. I suoi studi sull'interazione debole, nati per spiegare il comportamento delle particelle strane, hanno permesso, grazie all'ampliamento dell'idea originaria da lui proposta nel 1963, di formulare l'ipotesi dell'esistenza di almeno tre famiglie di quark. Questa ipotesi fu utilizzata per spiegare, grazie all'introduzione della Matrice CKM, la violazione della simmetria CP. Attualmente è professore ordinario di fisica delle particelle elementari all'Università La Sapienza di Roma, città in cui vive e conduce le sue ricerche focalizzate sullo studio della QCD su reticolo e sulla progettazione di array di computer, nell'ambito del progetto APEnext, in grado di eseguire i calcoli richiesti dalla teoria. Nella sua qualità di Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze, l'istituzione che ha il compito di consigliare il Pontefice cattolico su tutte le

tematiche scientifiche, è intervenuto in diverse occasioni nei dibattiti etici e in quelli sul rapporto fra fede e scienza.

 

Abstract

Il sogno di Galilei: leggere il mondo misurandolo

Le scoperte astronomiche riportate da Galileo nel suo Sidereus Nuncius del 1609 sono l’inizio di una doppia rivoluzione. Anzitutto per quello che mostrano, un mondo più vasto e complesso di quanto si potesse immaginare, ma un mondo più simile alla Terra di quanto si pensasse: la Luna ha le sue montagne, Giove i suoi satelliti. La seconda rivoluzione è nel metodo, che parte dal perfezionamento di nuovi strumenti per esplorare e misurare il mondo. Il telescopio è solo il primo passo. Con strumenti adeguati si sarebbe potuto leggere il grande libro della natura, «scritto in caratteri matematici» come disse Galilei nel Saggiatore, arrivare un giorno a misurare gli atomi. Con il perfezionamento del microscopio e le ingegnose macchine per lo studio della meccanica, Galilei potè solo fare i primi passi, ma il programma della scienza moderna era ormai ben delineato.

 

 

 

Michele Camerota

 

Bio

Insegna Storia della Scienza all'Università di Cagliari. È autore di diversi studi sulla cultura scientifica della prima età moderna, tra cui Gli scritti 'de motu antiquiora' di Galileo Galilei: il ms. Gal. 71. Un’analisi storico-critica (Cagliari, CUEC, 1992), All’alba della scienza galileiana. Michel varro e il suo 'de motu tractatus' (con M.O. Helbing, Cagliari, CUEC, 2000), Galileo e il parnaso tychonico (con O. Besomi, Firenze, Olschki, 2000), Galileo Galilei e la cultura scientifica nell'età della controriforma (Roma, Salerno, 2004). Ha recentemente redatto la voce "Galileo Galilei" per il New dictionary of scientific biography. Insieme a Massimo Bucciantini dirige la rivista «Galilaeana. Journal of galilean studies».

 

Abstract

Galileo e l’accomodatio copernicana

La tesi secondo cui, nel parlare delle questioni attinenti al dominio puramente naturale, la scrittura si "accomoda" (cioè si conforma) al limitato intendimento degli incolti e alle concezioni tipiche del senso comune rappresentò, nella prima età moderna, un Leitmotiv nella discussione dei rapporti tra scienza astronomica e testi sacri, così come sviluppata dagli autori filo-copernicani. In effetti, a partire dal "discepolo" diretto di Copernico, Georg Joachim Rheticus, i difensori del sistema copernicano (da Giordano Bruno a Christoph Rothmann, a Johannes Kepler) avanzarono pressoché tutti – pur con significative differenze di accenti – l’idea (risalente almeno a Sant’Agostino) di un’esposizione biblica che si adatta alla mentalità e alla capacità di comprensione del popolo. L’aspetto più significativo della ripresa operata da galileo del cosiddetto "principio dell’accomodamento" (o accomodatio) risiede nella sua contestualizzazione all’interno di una strategia complessiva tesa a definire una netta separazione tra ricerca scientifica e dogma religioso. Tale strategia si fonda eminentemente sul riconoscimento delle peculiarità proprie delle due diverse forme di espressione del verbo divino: la scrittura e la natura. Nel caso di quest’ultima, il complesso dei fenomeni naturali costituisce – a giudizio di galileo – un linguaggio di "cose" e di eventi, retto da una norma istitutiva di effettualità e sottoposto, pertanto, al vincolo della inderogabilità delle sue formulazioni. Il verbo divino assume, infatti, in naturalibus i tratti di un "discorso" «inesorabile e immutabile e nulla curante che le sue recondite ragioni e modi d’operare sieno o non sieno esposti alla capacità de gli uomini». Di contro, invece, nella prospettiva galileiana il linguaggio della scrittura si qualifica come un

linguaggio di parola, legato, come ogni linguaggio verbale, a convenzione. Proprio in forza di tale convenzionalità, nelle espressioni scritturali il significante ammette e, anzi, talvolta, richiede una interpretazione che vada oltre l’immediatezza letterale, e capace, dunque, se del caso, di considerare l’esigenza di un suo "accomodarsi" al senso comune e al ridotto discernimento del "volgo". La nostra relazione cercherà di cogliere le peculiarità dell’accomodatio così come venne formulata da Galileo, investigando le connessioni con il più generale quadro di riferimento della sua prospettiva ermeneutica e tentando di individuare le fonti e le suggestioni da cui prese avvio il discorso dello scienziato pisano.

 

 

 

Maurice Clavelin

 

Bio

È professore emerito alla Sorbona dove ha tenuto, dal 1971 al 1995, la cattedra di Storia della Scienza e Filosofia della Scienza. tra le sue pubblicazioni: Galilée copernicien (2004), Le relativisme est-il résistible? (con R. Boudon, 1994), La philosophie naturelle de galilée (1968, riedito 1996), 'Discours et démonstrations mathématiques' de Galilée (traduzione commentata, 1970, riedito 1995), oltre a vari lavori su questioni di storia della scienza e filosofia della conoscenza contemporanea.

 

Abstract

Des nouveautés célestes aux textes sacrés

Lo scopo di questa conferenza è di ricostituire – dal punto di vista della Storia della Scienza – le precise ragioni che portarono Galilei, a seguito delle spettacolari scoperte degli anni 1609-1612, a insistere appassionatamente per un confronto libero tra le cosmologie geocentriche ed eliocentriche, e, in un secondo tempo, ad intraprendere un'esegesi di alcuni cruciali testi biblici. La prima parte della conferenza evidenzierà le conseguenze che queste scoperte comportarono rispettivamente per il geocentrismo e per l’eliocentrismo; in breve: la perdita del loro sostegno fisico-filosofico tradizionale per il primo, il guadagno di una notevole rilevanza empirica per il secondo. E quindi, il problema: come salvare il geocentrismo una volta che la sua base cosmologica fosse stata screditata? La seconda parte analizzerà come Galilei si sforzò per neutralizzare l’appello dei teologi a quei testi della Scrittura nei quali il moto veniva chiaramente attribuito al Sole; si presterà un’attenzione particolare all’argomento sviluppato nella lettera alla Gran Duchessa Cristina con lo scopo di dimostrare l’irrilevanza fisica del più rinominato di questi testi: il testo in cui si legge che il Sole fu fermato da Giosué. Infine, ci soffermeremo sulle conseguenze dei decreti del 1616 per la dottrina geocentrica stessa. Si dimostrerà che il geocentrismo del post 1616 non è in nessun modo, cosmologicamente parlando, una semplice continuazione dell’antico geocentrismo.

 

 

 

George Coyne sj

 

Bio

(Baltimore, Maryland, 1933). Si laurea in matematica e in filosofia alla Fordham University, New York City, nel 1958. Consegue il dottorato in Astronomia alla Georgetown University nel 1962. Nel 1976 è Senior Research Fellow al Lunar e Planetary Laboratory (LPL) della University of Arizona (UA). In seguito è direttore del UA's Catalina Observatory e Direttore associato del LPL. Nel 1979-80 è Acting Director del UA Steward Observatory adjunct professor nel UA Astronomy Department. Dal 1978 al 2006 è direttore della Specola Vaticana, di cui oggi è direttore emerito e presidente della Fondazione. Tra le sue recenti pubblicazioni: Faith and knowledge toward a new meeting of science and theology (2007) e, con E. Boncinelli, L'universo e il senso della vita. Un ateo e un credente: due uomini di scienza a confronto (2008).

 

Abstract

Galileo judged: Urban VIII to John Paul II

Il 31 ottobre 1992, Giovanni Paolo II, in un’allocuzione alla Pontificia Accademia delle Scienze, disse che una delle lezioni del Caso Galilei è che adesso abbiamo una più corretta comprensione dell’autorità che è propria della Chiesa e che: «Dal caso Galilei si può trarre una lezione applicabile anche a noi contemporanei, in considerazione di analoghe situazioni che oggi si presentano e che potrebbero presentarsi nel futuro». Solo 350 anni prima, il Papa Urbano VIII dichiarò che Galilei si era incolpato da solo di un' «opinione molto falsa e molto erronea e che aveva provocato uno scandalo per tutto il mondo Cristiano». Il contrasto fra questi due giudizi ufficiali della Chiesa su Galilei, separati da un periodo di 350 anni, è enorme. La domanda è: che cosa si può prevedere per i prossimi 350 anni? Lo scopo del mio saggio non è solo accademico; esso tenta di presentare un giudizio sul passato e sul presente con uno sguardo sul futuro.

 

 

 

Annibale Fantoli

 

Bio

È nato a Tripoli (Libia) nel 1924. Si è laureato all'Università La Sapienza di Roma con una tesi in astronomia pubblicata dall'Accademia dei Lincei e in Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana. Dal 1960 al 1991 ha insegnato Storia e Filosofia della Scienza presso varie università giapponesi. È autore di numerose pubblicazioni, molte delle quali in giapponese, prevalentemente su argomenti galileiani. È anche autore del libro Galileo per il copernicanesimo e per la Chiesa, tradotto in sette lingue; di Il caso Galileo e di una storia dell'idea della vita extraterrestre (Gli extraterrestri). Dal 1991 vive con la famiglia a Victoria, British Columbia (Canada) nella cui università è attualmente Adjunct Professor.

 

Abstract

Il processo del 1633

Il processo di Galileo, uno dei più importanti del secolo XVII, se non di tutta la storia del pensiero europeo, non cessa di essere al centro delle ricerche storiche concernenti i rapporti tra la nascente scienza moderna e la chiesa cattolica. In questa mia relazione mi propongo di esaminare i motivi per cui Galileo fu processato e condannato all'abiura per «veemente sospetto di eresia». A tale scopo considererò le seguenti questioni:

1) Che parte Urbano VIII aveva avuto nel progetto galileiano del Dialogo? Era egli al corrente del precetto comunicato da Bellarmino a Galileo nel febbraio 1616? Fino a che punto era stato responsabile della concessione dell'imprimatur per il libro? Perché si sentì "raggirato" dallo scienziato con la pubblicazione del Dialogo? Che peso ebbe, nella sua indignazione, la messa in bocca di Simplicio del suo argomento teologico che escludeva la

possibilità di un prova fisica del Copernicanesimo?

2) Che ruolo ebbe la "scoperta" del documento con l'ingiunzione di Segizzi nella decisione di convocare Galileo al S. Uffizio? Che credibilità ha la tesi della falsificazione del documento, compiuta a tale scopo nel 1632?

3) Il risultato del primo interrogatorio e il significato della successiva iniziativa extra-processuale del commissario maculano. Fu, quest'ultima, un puro espediente inquisitoriale, allo scopo di ottenere la confessione di Galileo?

4) Il motivo ultimo della condanna. Considererò in proposito due interpretazioni differenti, proposte in questi ultimi anni. A) Secondo Beretta (1999), la condanna fu il risultato dell'uso del sommario del processo da parte di Urbano VIII per giustificare la sua determinazione magistrale. Essa chiariva autoritativamente l'ambiguità presente nel decreto della Congregazione dell'Indice (1616). In base a tale determinazione, Galileo risultava colpevole di avere sostenuto una tesi erronea nella fede e perciò – come «veementemente sospetto di eresia» – obbligato ad abiurarla. B) Secondo Speller (2008), essa fu il risultato di un compromesso, fra una fazione cardinalizia capeggiata dallo stesso Urbano VIII, che avrebbe voluto la condanna di Galileo per eresia formale (causata dal suo pratico rifiuto dell'argomento dell'onnipotenza divina), con il carcere perpetuo nelle prigioni del S. Uffizio come risultato e una fazione cardinalizia più moderata, capeggiata da Francesco Barberini.

5) Conclusione: fu la condanna valida, dal punto di vista giuridico?

 

 

 

Federica Favino

 

Bio

Federica Favino è dottore in Filosofia (Università di Roma La Sapienza) e dottore di ricerca in Storia della Società Europea (Università di Napoli Federico II – VIII ciclo). È stata ricercatrice a contratto presso l’Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa di Napoli (2000-2004), Jean François Malle Fellow presso The Harvard University Center for Italian Renaissance Studied – Villa I Tatti di Firenze (2004-2005) e Marie Curie Intra-European Fellow presso il Centre A. Koyré CNRS di Parigi (2005-2007). Attualmente è Marie Curie - European Reintegration Grant Fellow presso il Dipartimento di Storia Moderna e Contemporanea dell’Università di Roma La Sapienza e insegna Storia della scienza e della tecnica presso la Facoltà di Studi Orientali della medesima Università. È autrice di numerosi saggi su Giovanni Battista Ciampoli, sull’insegnamento della scienza nell’università e nei collegi degli ordini religiosi romani, sulla diffusione della nuova scienza negli ambienti della curia e della corte romana tra 17° e 18° secolo.

Pagina personale: http://w3.uniroma1.it/studiorientali/docenti/favino.htm

 

Abstract

I meccanismi di controllo sociale e il sistema di protezione: i Farnese di Roma e Galileo

Ove si eccettui il caso particolarissimo della famiglia Cesi, assai poco si è indagato sulla fortuna che la figura e l’opera di Galileo incontrarono presso la società aristocratica romana a lui contemporanea. Da una parte, la curiosità nei confronti del telescopio e le osservazioni astronomiche che esso aveva reso possibili andavano ad arricchire l’orizzonte culturale di un

pubblico sì capriccioso e mutevole, ma non per questo del tutto impermeabile ai dubbi che quelle stesse osservazioni sollevavano sul sistema di sapere al quale anche l’élite romana era stata educata. Dalla parte di Galileo, il successo così acquisito diveniva non solo un amplificatore di fama e di consensi ma anche uno strumento capace di attivare potenti protezioni che si rivelarono importanti in alcuni momenti critici della sua battaglia in favore del copernicanesimo. Il contributo intende esaminare questa dinamica in atto in una gruppo determinato – il «clan» romano dei Farnese, ovvero quel gruppo di famiglie romane legate da parentele e fedeltà ai duchi di Parma fin dai tempi di Paolo III – e in un momento preciso della biografia galileiana – il periodo felice che intercorre tra il viaggio a Roma del 1610 e il primo processo. Guardare alla scala della «micro-politica» locale consente di restituire fatti e personaggi anche ben noti alla storiografia galileiana ad un contesto in cui essi non furono un’eccezione e Galileo non fu una moda passeggera.

 

 

 

Rivka Feldhay

 

Bio

Rivka Feldhay insegna Storia delle Scienze e Storia Intellettuale all’Università di Tel Aviv. Negli anni 1997-2003 è stata direttrice dell’Istituto Cohn per Storia e Filosofia delle Scienze e delle Idee. Lo scorso autunno ha vinto il concorso per la fondazione del Centro Mierva per Studi Umanistici all’Università di Tel Aviv. Fra le sue pubblicazioni: R. Feldhay, Galileo and the Church: Political Inquisition or Critical Dialogue? Cambridge University Press, 1995; R. Feldhay, Recent Narratives of Galileo and the Church or: The Three Dogmas of the Counter-Reformation, «Science in Context» (2000) 13, 4: pp. 489-509; R. Feldhay, Religion, in The Cambridge History of Science, vol. 3., part IV. Cultural Meanings of Natural Knowledge, a cura di K. Park & L. Daston, Cambridge, 2006.

 

Abstract

The Jesuits: Transmitters of Galilean Science

In qualità di storica che da tanti anni lavora nel campo della scienza e della religione, ho imparato quanto, nell’immaginazione popolare, i Gesuiti siano stati percepiti come ostili alla nuova scienza emergente del 17° secolo, ed in particolare alla scienza di Galileo. La tendenza ad etichettare un collettivo con un’immagine è, certamente, naturale ed umana direi, ma anche troppo umana. Il problema è che tale immagini finiscono con l’occludere alcuni aspetti molto importanti della scienza nel 17° secolo. In tanti sensi, il pregiudizio contro i Gesuiti si è sviluppato dal trauma culturale del processo a Galileo. In tempi moderni, questo trauma collettivo è stato interpretato nella forma di una dicotomia netta fra gli "antichi" ed i "moderni". Tale dicotomie impediscono la ricerca invece di promuoverla. Ciò che spesso viene dimenticato è che fra il 16° e il 18° secolo, per più di 200 anni, la maggior parte dell’élite Cattolica e gli scienziati cattolici in particolare, furono istruiti e socializzarono in delle scuole gesuite. I Gesuiti erano responsabili dell’educazione per più di 200.000 bambini ed adolescenti ogni anno, e resero figure come Torricelli, Descartes, Mersenne,Fontenelle, Laplace, Volta, Diderot, Helvétius, Condorcet, Turgot, Voltaire, Vico, e Muratori, per citarne solo alcuni (Feingold 2003, p. 38). Mio scopo questa sera sarà di raccontare una storia diversa per quanto riguarda i gesuiti. Sosterrò che la missione religiosa dei Gesuiti non era contro la scienza. Al contrario, era proprio la missione religiosa che li spinse ad esplorare, ad insegnare, a criticare ed a discutere le idee di quei "savants" identificati con i "moderni". Quindi, ciò che adesso chiamiamo "scienza" e che i Gesuiti chiamarono "fisica-matematica" – l’esplorazione di fenomeni fisici con i metodi matematici – teneva un posto centrale e molto importante nell’insegnamento dei Gesuiti. Nel contesto del sistema scolastico gesuita, comunque, nuove idee furono presentate in una forma che pare estranea alla nostra concezione moderna della scienza. Non era alieno, sostengo, alle pratiche storiche di Kepler, Galileo e Descartes.

 

 

 

Vincenzo Ferrone

 

Bio

(Lucera, FG, 1954). Ordinario di Storia moderna all’Università di Torino. È stato borsista presso la Clark Memorial Library, UCLA, Los Angeles nel 1985 e direttore di ricerca presso la Maison de l'Homme di Parigi nel 1995. È stato inoltre professeur invité all’Institut d'Histoire Moderne et Contemporaine (CNRS) nel 1995-96, all’Ècole Normale Supérieure nel 1998 e al Collège de France nel 2000. È studioso di storia della cultura europea del XVII e XVIII secolo. Ha pubblicato: Scienza, natura, religione. Mondo newtoniano e cultura italiana nel primo Settecento (1982), I profeti dell'illuminismo (2000), L'illuminismo nella cultura contemporanea (2002), La società giusta ed equa. Repubblicanesimo e diritti dell'uomo in Gaetano Filangieri (2005), Una scienza per l'uomo. Illuminismo e rivoluzione scientifica nell'Europa del Settecento (2007).

Link alla pagina personale:

http://www.dsp.unito.it/it/docenti.asp?d=ferrone&n=vincenzo&c=ferrone

 

 

 

Vittorio Frajese

 

Bio

(Roma, 1957). Docente di Storia moderna presso l’Università La Sapienza di Roma, si occupa di storia politico-religiosa della prima età moderna e di storia del pensiero politico. Ha curato l'edizione in volgare di Campanella, La Monarchia del Messia (1995). Tra le sue pubblicazioni più rilevanti: Sarpi scettico. Stato e Chiesa a Venezia tra Cinque e Seicento (1994), Profezia e machiavellismo. Il giovane Campanella (2002) e Nascita dell'Indice. La censura ecclesiastica dal Rinascimento alla Controriforma (2006).

 

 

 

Paolo Galluzzi

 

Bio

(Firenze, 1942) Ha studiato presso l'Università di Firenze, sotto la guida di Eugenio Garin, con il quale si è laureato nel 1968. È stato Professore Ordinario di Storia della Scienza presso l'Università di Siena dall'anno accademico 1979-80 fino al 1993-94. Dal 1994 insegna Storia della Scienza all'Università di Firenze. Dal 1982 dirige l'Istituto e Museo Nazionale di Storia della Scienza di Firenze. Ha fatto parte del Consiglio Nazionale dei Beni Culturali e Ambientali e siede nel consiglio scientifico di alcune prestigiose riviste e istituzioni culturali italiane e straniere. Socio dell'Accademia Nazionale dei Lincei e dell'Accademia delle Scienze di Svezia. È chairman del Comitato Scientifico Internazionale insediato dalla Fondazione Nobel di Stoccolma e incaricato di realizzare il Museum Nobel. È attualmente Presidente della Commissione per l'Edizione Nazionale dei manoscritti e dei disegni di Leonardo da Vinci. Le sue numerose pubblicazioni si sono concentrate sulle vicende degli scienziati e degli ingegneri del Rinascimento (Leonardo e dintorni), sulla scienza nell'Età del Rinascimento, sulla terminologia scientifica, su Galileo e la sua Scuola, sulla storia delle Accademie Scientifiche europee, sulla storia della storiografia della scienza, sulla storia degli strumenti scientifici, dei musei e del collezionismo tecnico-scientifico. Si è dedicato, inoltre, alla storia della ricerca scientifica nell'Italia post-unitaria e a riflessioni e progetti di organizzazione della ricerca e di diffusione della cultura scientifica. Ha diretto la Storia della Scienza Einaudi e concepito e diretto la serie editoriale della «Biblioteca della Scienza Italiana». Ha, infine, progettato e realizzato nei contenuti molteplici mostre su temi storico-scientifici che sono state allestite in Italia e all'estero e numerosi sistemi informativi e ipertesti su supporto digitale su temi di storia della scienze e delle tecniche.

 

 

 

Franco Giudice

 

Bio

Ha conseguito il Dottorato di ricerca in Storia della Scienza presso l’Università di Firenze. Responsabile di redazione della rivista «Galilaeana». Insegna Storia della scienza e della tecnologia all’Università di Bergamo. È autore di Luce e visione. Thomas Hobbes e la scienza dell’ottica (1999). Si occupa dei dibattiti sull’ottica tra fine Cinquecento e lungo tutto il Seicento. Di recente ha curato gli Scritti di ottica di Isaac Newton per la BUR.

 

 

 

Luciano Malusa

 

Bio

(1942). Ha compiuto gli studi di filosofia nell’Università di Padova, laureandosi nel 1964 con Carlo Giacon. Nel 1969 è divenuto assistente ordinario alla cattedra di Giovanni Santinello. Professore incaricato di Storia della filosofia, è divenuto nel 1982 professore associato confermato. Nel 1987 è nominato professore straordinario sulla cattedra di Storia della filosofia contemporanea, nell’Università di Verona. Si è trasferito presso l’Università di Genova nel 1990 quale professore ordinario sulla cattedra di Storia della filosofia. Fino al 2008 ha insegnato discipline storico-filosofiche presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Ateneo genovese, essendo stato coordinatore del Dottorato di Filosofia; Direttore del Dipartimento di Filosofia (1991-98), Presidente del Consiglio del corso di laurea in Filosofia (2001-08); Presidente del Centro di servizi bibliotecari. Ha ricoperto la carica di Presidente dell’Associazione Filosofica Ligure (AFL) e di Presidente nazionale della Società filosofica italiana (SFI: nel triennio 2001-04). È socio corrispondente dell’Accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere di Verona e dell’Accademia Ligure di Scienze e Lettere. È attualmente Professore ordinario di Storia del cristianesimo. Linee di ricerca: la filosofia del Rinascimento; le origini della storiografia filosofica tra Cinquecento e Seicento; la storiografia filosofica italiana nell’Ottocento e Novecento; momenti e figure dello spiritualismo e del neotomismo nell’Ottocento; Chiesa e pensiero cristiano nell’Ottocento; storia delle Congregazioni romane dottrinali nell’Ottocento: le condanne di Rosmini e Gioberti; federalismo e cattolicesimo liberale nell’Ottocento italiano; gli ingredienti fondamentali dell’identità europea dal Medioevo cristiano ai nazionalismi dell’Ottocento.

 

Abstract

Il caso Galileo ed i neotomisti dell’Ottocento

I pensatori neotomisti in Europa si occuparono di Galilei come pensatore e come scienziato nella convinzione che egli avesse meritato la condanna del Santo Uffizio per suoi comportamenti avventati. Inoltre guardarono con sospetto alle esaltazioni che del suo pensiero e del metodo sperimentale da lui iniziato avevano fatto diversi esponenti del pensiero positivistico e materialistico. I neotomisti non arrivarono a condannare Galilei in quanto eretico o pensatore che aveva divulgato tesi erronee: preferirono considerare gli esiti che certe sue posizioni avevano avuto. In fondo, per loro (Liberatore, Zigliara, Cornoldi) Galilei come pensatore era stato piuttosto debole e come scienziato era stato un precorritore maldestro. Occorre distinguere tra le riserve dei neotomisti e le problematiche suscitate da alcuni episodi della condanna. Il caso Galilei viene toccato dal p. Angelo Secchi, gesuita, scienziato di fama, non tanto perché egli aderisse alle posizioni tolemaiche, ma perché egli era convinto che nella prima metà dell’Ottocento la Chiesa in perfetta buona fede avesse pensato che la vera visione dell’universo era quella geocentrica. Secchi avversava l’ilemorfismo neotomistico, ma non accettava neppure le

posizioni di Galilei sull’esegesi delle scritture. Posizione complessa questa del grande astrofisico. Ma il caso Galilei è motivo di polemiche nei confronti del neotomismo da parte dei pensatori seguaci di Antonio Rosmini, quando alcune sue proposizioni vengono condannate dal Santo Uffizio (decreto Post obitum del 1887). In questa circostanza furono avanzate alcune ipotesi: era riformabile il decreto che condannava Rosmini per un malinteso senso di uniformità al neotomismo? La maggioranza dei pensatori cattolici era convinta che Rosmini fosse stato condannato ingiustamente e forse fraudolentemente. Si rispolverarono le polemiche della condanna del 1633 e molti vollero vedere delle analogie. La discussione, veramente animata sulle riviste rosminiane, portò molti a sostenere che presto la condanna di Rosmini sarebbe stata cancellata. In realtà si dovette attendere parecchio sia per Galilei che per Rosmini. Quello che accomuna i due casi è in fondo il convincimento che fu diffuso tra i cattolici dell’Ottocento e del primo Novecento che con quelle due prese di posizione il Santo Uffizio avesse compiuto un errore di percorso e che non avesse capito il valore delle posizioni dei due pensatori, profondamente cattoliche ed ortodosse. Ma perché non aveva capito? Il relatore che presenta questo intervento ritiene che l’Inquisizione romana non era nella condizione di intendere in nessuno dei due casi la lungimiranza dei pensatori cristiani e restasse ancorata a posizioni di cautela e di potere.

Link alla pagina personale: http://www.lucianomalusa.org/

 

 

 

Alberto Melloni

 

Bio

Ordinario di Storia del cristianesimo all’Università di Modena-Reggio Emilia. Direttore della Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII di Bologna, è stato membro del gruppo internazionale che ha scritto La storia del Concilio Vaticano Secondo, sotto la direzione di Alberigo. Ha recentemente pubblicato Papa Giovanni. Un cristiano e il suo concilio, Einaudi 2009 e curato con G. Ruggeri il saggio di Ch. Theobald, P. Huenermann, J. Komonchak as Chi ha paura del Vaticano II?, Carocci 2009.

 

 

 

Franco Motta

 

Bio

Franco Motta (Reggio Emilia, 15.7.1967) è ricercatore in Storia Moderna presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Torino. Autore di Bellarmino. Una teologia politica della controriforma, Brescia, Morcelliana, 2005, e curatore dell’edizione critica della Lettera a Cristina di Lorena di Galilei (Genova, Marietti, 2000).

 

 

 

Isabelle Pantin

 

Bio

È Professoressa di Letteratura all’Ecole Normale Supérieure (Scuola normale superiore), e fa parte del programma di ricerca all’Observatoire de Paris (CNRS, SYRTE), nel reparto dedicato alla storia dell’astronomia. Inoltre è Senior Research Associate nel progetto: «Diagrams, Figures and

the Transformation of Astronomy, 1450–1650» (University of Cambridge, Reparto della Storia e della Filosofia delle Scienze). Sua specializzazione è la letteratura e cultura nel periodo iniziale della scienza moderna. Ha al suo attivo pubblicazioni sulla storia del libro scientifico, sulle illustrazioni scientifiche, sulla poesia cosmologica, e sugli inizi della teoria artistica nella Francia del diciassettesimo secolo. Ha anche preparato delle edizioni critiche e delle traduzioni del Sidereus nuncius di Galilei e del Dissertatio cum nuncio sidereo di Keplero.

 

Abstract

Les premiers effets de ‘l’affaire Galilée’ chez les libertins et philosophes français

Il decreto del 1616 esercitò relativamente poca influenza in Francia. In quel paese, la proibizione dei libri Copernicani fu per primo diffusa nelle Quæstiones celeberrimæ in Genesim (1623) di Mersenne, ma non fu mai ufficialmente promulgata. Il Parlamento di Parigi, che difese fermamente la libertà gallicana, non la avrebbero mai permessa. Similmente, la resistenza gallicana era contro la pubblicazione della condanna e dell’abiura di Galilei, ma con molto meno efficienza. Michel Lerner ha mostrato che la Francia fu il primo paese europeo, eccetto i Paesi Bassi, dove il testo della sentenza contro Galilei circolava in stampa (La réception de la condamnation de Galilée en France, in Largo Campo di Filosofare, 2001). Già all’inizio del 1634 la Gazette di Théophraste Renaudot ne dava una parafrasi condensata. Gli effetti sulla comunità filosofica furono profondi. In Francia, il lavoro e la figura di Galilei avevano giocato un ruolo significante nella costituzione di quello che si potrebbe chiamare (forse esagerando un poco) un’idea federativa della "nuova filosofia". Il "Caso" produsse occasioni di incomprensione e di disaccordo. Due questioni erano in ballo: per prima la questione della scelta di un sistema cosmologico, e secondo, la questione della legittimità e di tutte le implicazioni della condanna. Il Copernicanismo era veramente stato dichiarato eretico? e, in tal caso, era valida una tale dichiarazione? Mersenne, Peiresc, Gassendi, Boulliau, Descartes ed altri presero posizioni diverse su questi argomenti, più o meno chiaramente. Inoltre, l’impatto del "Caso" andò oltre le sfere dei filosofi e degli scienziati. Ne fu fatta talvolta allusione nella letteratura libertina, con diverse implicazioni. Presenterò un ipotesi sulle implicazioni di quelle differenze e divisioni.

 

 

 

Mauro Pesce

 

Bio

(Genova, 1941). Docente e biblista italiano, dal 1987 è professore ordinario di Storia del Cristianesimo all'Università di Bologna, dove è il presidente del corso di laurea Specialistica Antropologia culturale ed Etnologia. Ha studiato a Bonn e Würzburg (1968/70) e a Gerusalemme (1972-73). È stato Visiting Scholar alla Brown University (1986 e 1990), alla Yale University (1992) Nel 1979 ha fondato l'Associazione italiana per lo studio del giudaismo e nel 1988 il Centro Interdipartimentale di studi sull'Ebraismo e sul Cristianesimo (CISEC) dell'Università di Bologna. È coordinatore del Dottorato in Studi religiosi: Scienze sociali e studi storici sulle religioni dell'Ateneo di Bologna Negli ultimi anni è divenuto noto al pubblico per due suoi libri su Gesù: Le parole dimenticate di Gesù (2004) e il libro-intervista Inchiesta su Gesù (2006). È con-direttore della collana di commenti al Nuovo Testamento ideata da Peter Arzt-Grabner: Papyrologische Kommentare zum Neuen Testament, edita da Vandenhoeck und Ruprecht, Göttingen.

Pagina Personale: http://www.mauropesce.net/

 

 

 

Paolo Ponzio

 

Bio

Paolo Ponzio (Bari, 1966). Professore associato all'Università degli Studi di Bari. Ha curato numerose edizioni e traduzioni di opere di Tommaso Campanella, tra cui l'Apologia per Galileo (1997), il Compendio di filosofia della natura (1999) e la Monarchie du Messie (2002). Autore di svariati saggi sul rapporto tra filosofia, teologia e scienza nel tardo Rinascimento, ha pubblicato Copernicanesimo e Teologia. Scrittura e Natura in Campanella, Galilei e Foscarini (1998) e Tommaso Campanella. Filosofia della natura e teoria della scienza (2001).

 

Abstract

Teologie a confronto: Bellarmino, Campanella, Foscarini

All’interno del contesto filosofico e teologico dell’inizio del XVII secolo e all’indomani della chiusura del Concilio di Trento che stabilisce canoni e norme dell’esegesi scritturistica, la presente relazione cercherà di stabilire, da un lato, quali siano state le tendenze teologiche maggioritarie all’interno della Chiesa di Roma, e dall’altro, le risposte teologiche all’ipotesi di una nuova configurazione cosmologica. In questa prospettiva, i tre autori che si prenderanno in considerazione risultano emblematici da differenti punti di vista. Roberto Bellarmino, autore delle famose Disputationes de controversiis christianae fidei, negli anni d’insegnamento a Lovanio, pur non sviluppando un proprio modello cosmologico, assumerà una serie di posizioni legate a problemi astronomici, volti a salvaguardare alcuni specifici aspetti della teologia cattolica post-tridentina. Il suo programma sembra essere del tutto in linea con la teologia esegetica della Compagnia di Gesù che prevedeva un uso compatto dell’interpretazione letterale e storica della Sacra Scrittura. A differenza del gesuita, Tommaso Campanella suggerirà, all’interno della sua Apologia pro Galilaeo, l’esigenza di sviluppare una libertà del filosofare – al cui interno si esige una libertà anche nelle discipline teologiche – e una strenua difesa del "codice" della natura che svincoli la teologia dal sostenere in modo univoco l’interpretazione aristotelico-scolastica e porti a delineare una riforma del pensiero e di tutte le discipline scientifiche.

 

 

 

Paolo Prodi

 

Bio

Laureatosi in Scienze Politiche presso l'Università Cattolica di Milano e perfezionatosi all'Università di Bonn, ha insegnato Storia moderna presso l'Università di Trento (di cui è stato rettore dal 1972 al 1978), l'Università di Roma e l'Università di Bologna. È Presidente della Giunta Storica Nazionale (già Giunta Centrale per gli Studi Storici), membro dell'Accademia Austriaca delle Scienze e dell'Accademia Nazionale dei Lincei. Nel 1973 ha fondato, insieme a Hubert Jedin (di cui è stato allievo), l'Istituto storico italo-germanico di Trento. Nel 2007 è stato insignito del Premio Alexander von Humboldt. Tra le sue pubblicazioni: Il sacramento del potere. Il giuramento politico nella storia costituzionale dell'Occidente (1992), con G. Zarri, e L. Mezzadri, Angela Merici. Vita della Chiesa e spiritualità nella prima metà del Cinquecento (1998), Una storia della giustizia. Dal pluralismo dei fori al moderno dualismo tra coscienza e diritto (2000), Il sovrano pontefice. Un corpo e due anime: la monarchia papale nella prima età moderna (2006) e Lessico per un'Italia civile (2008).

 

 

 

Adriano Prosperi

 

Bio

(Cerreto Guidi, 1939) è uno storico italiano. Laureatosi e perfezionatosi alla Normale di Pisa, dove è stato allievo di Delio Cantimori e Armando Saitta, dopo aver insegnato Storia moderna presso l'Università della Calabria, l'Università di Bologna e l'Università di Pisa, dal 2002 insegna Storia moderna presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. I suoi principali interessi di ricerca riguardano la storia dell'Inquisizione romana, la storia dei movimenti ereticali nell'Italia del Cinquecento, la storia delle culture e delle mentalità tra Medioevo ed età moderna. È membro dell'Accademia dei Lincei. Ha collaborato e collabora con «La Repubblica», il «Corriere della Sera» e «Il Sole 24 Ore». Tra le sue pubblicazioni: Tribunali della coscienza. Inquisitori, confessori, missionari, Einaudi, Torino 1996; America e Apocalisse e altri saggi, Istituti editoriali e poligrafici internazionali, Pisa-Roma 1999; Storia moderna e contemporanea, vol. I: Dalla Peste Nera alla guerra dei Trent'anni, Einaudi, Torino 2000; L'eresia del Libro Grande. Storia di Giorgio Siculo e della sua setta, Feltrinelli, Milano 2000; Il Concilio di Trento. Una introduzione storica, Einaudi, Torino 2001; L'Inquisizione Romana. Letture e ricerche, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 2002; Dare l’anima. Storia di un infanticidio, Einaudi, Torino 2005; Salvezza delle anime disciplina dei corpi. Un seminario sulla storia del Battesimo, a cura di A.P., Pisa, Edizioni della Normale 2006; Misericordie. Conversioni sotto il patibolo tra Medioevo ed età moderna, a cura di A.P., Pisa , Edizioni della Scuola Normale 2007; Giustizia bendata. Percorsi storici di un’immagine, Einaudi, Torino 2008.

 

 

 

Pietro Redondi

 

Bio

Insegna Storia della Scienza nella Nuova Università di Milano - Bicocca. Fondatore della rivista «History and technology», è stato direttore aggiunto del Centre Koyré di Parigi ed è a capo del progetto di ricerca Nascita di una comunità poliscientifica. Tra i libri che ha scritto o curato L'accueil des idées de sadi carnot; Science: the renaissance of a history; Alexandre Koyré. De la mystique à la science; Galileo eretico (tradotto in una dozzina di lingue e giunto alla quarta edizione italiana); Ferdinandea; La scienza, la città, la vita e storie del tempo, anch'esso tradotto.

 

 

 

Volker R. Remmert

 

Bio

Volker R. Remmert si è formato come matematico e storico. Insegna la storia della matematica e scienze all’Università di Mainz. Effettua ricerche principalmente nella storia delle scienze, dell’arte e della cultura nel periodo iniziale dell’Europa moderna e nella storia delle scienze matematiche in Germania nel diciannovesimo e ventesimo secolo. Tra le sue pubblicazioni, una traduzione in inglese del suo libro su Frontespizi e la Rivoluzione Scientifica (Widmung, Welterklärung und Wissenschaftslegitimierung: Titelbilder und ihre Funktionen in der Wissenschaftlichen Revolution, Wiesbaden 2005) sarà pubblicato nel 2010. I suoi recenti articoli includono: Antiquity, Nobility, and Utility: Picturing the Early Modern Mathematical Sciences, in: Robson, Eleanor/Stedall, Jacqueline (eds.): The Oxford Handbook of the History of Mathematics, Oxford 2009, pp. 537-563; a seguire: "Our mathematicians have learned and verified this": Jesuits, biblical exegesis and the mathematical sciences in the late 16th and early 17th centuries, in: van der Meer, Jitse M./Mandelbrote, Scott H. (eds.): Nature and Scripture in the Abrahamic Religions, Leiden/Boston 2009.

 

Abstract

Galileo during the Nazi Time

Punto focale del mio discorso è sul fatto storiografico di Galileo Galilei nella Germania Nazista. Ebbe un ruolo interessante nella propaganda Nazista e nella legittimazione degli obbiettivi politici Nazisti. Nel "Terzo Reich" l’esempio della condanna di Galilei da parte della Chiesa Cattolica nel 1633 diventò un simbolo della sua ingiustificata opposizione ai nuovi risultati "scientifici", specificatamente la teoria Nazista sulla razza. Dopo che l’opposizione cattolica alla teoria Nazista sulla razza raggiunse un apice nel 1937, il caso Galilei fu trasformato in uno strumento della propaganda Nazista contro la Chiesa Cattolica.

 

 

 

François De Vergnette

 

Bio

Ricercatore di Storia dell’Arte Conpemporanea all’Università di Lyon III – Jean Moulin e membro dell’UMR 5190 (larhra-resea, laboratory of rhone - alps history research). Ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca all’Università di Paris X - Nanterre con una tesi consacrata al pittore di storia francese Jean-Paul Laurens (1838-1921). Le sue ricerche e pubblicazioni vertono sulla rappresentazione della storia nella pittura francese del XIX secolo, sui legami tra questa e la storiografia, sulla pittura monumentale e sulla critica d’arte. È membro dell'Équipe Religions Sociétés et Acculturations.

 

Abstract

La représentation de Galilée dans la peinture du XIXe siècle

Nel XIX secolo, l’iconografia dipinta di Galileo diventa importante. Essa è l’eco dei dibattiti storiografici e ideologici. In una visione romantica e anticlericale, i pittori privilegiavano la vittima dell’Inquisizione, all’epoca del processo davanti ai suoi giudici (specialmente Robert Fleury nel quadro più famoso del XIX secolo dedicato all’astronomo, che è conservato al museo del Louvre), o in prigione, le catene ai piedi, spesso in pendant con l’altro grande scopritore dell’epoca moderna, Cristoforo Colombo, anch’egli imprigionato. Galileo incatenato figura ancora nelle grandi sintesi storiche care ai pittori del XIX secolo in Francia e in Germania. In Francia, sotto il Secondo Impero, nel 1867, un pittore ultramondano, Charles Mü̈ller, risponde a questa iconografia anticlericale tramite una rappresentazione, che si voleva più seria storicamente, di Galileo in una prigione meno gravosa, il Palazzo dell’arcivescovo di Siena. Si trovano ugualmente delle immagini, più neutre ideologicamente, di Galileo scienziato, mentre presenta il suo telescopio al doge, o mentre osserva gli astri. Analizzerò le fonti scritte di queste opere, la ricezione di queste tele nella critica d’arte, le rappresentazioni di Galileo utilizzate in particolare nell’ambito dei dibattiti sull’insegnamento. La comparazione tra questa iconografia pittorica e la rappresentazione di Galileo nei libri scolastici della fine del XIX secolo chiuderà il mio intervento.