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Cultura

Comunicati Stampa

In collaborazione con Ensemble Nuovo Contrappunto

COMUNICATO STAMPA

I Nuovi Eventi Musicali e la Fondazione Stensen in collaborazione con Regione Toscana per il Convegno Internazionale di studi "Il caso Galileo" 2009

 

Quando la musica celebra il cosmo.

Martedì 26 maggio in Santa Croce

il “Sicut Umbra??? di Luigi Dallapiccola

 

Il Nem Ensemble e l’Ensemble Nuovo Contrappunto diretti da Mario Ancillotti in un concerto unico a cura di Luciano Alberti, amico del grande compositore fiorentino.

Alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

 

Martedì 26 maggio nella Basilica di Santa Croce a chiusura della giornata inaugurale del Convegno Internazionale di studi "Il caso Galileo??? organizzato dalla Fondazione Stensen, Nuovi Eventi Musicali intendono omaggiare il grande astronomo con l’esecuzione di un pezzo unico nella storia della musica, il “Sicut Umbra??? del compositore fiorentino Luigi Dallapiccola, una composizione di musica vocale da camera che celebra il cosmo e le sue costellazioni, su testi del premio nobel Juan Ramòn Jiménez. Il concerto è a cura di Luciano Alberti, il primo ad aver fatto eseguire l’opera negli anni 70 in Italia, e verrà interpretato dal Nem Ensemble e dall’Ensemble Nuovo Contrappunto diretti dal Maestro Mario Ancillotti, già allievo di Dallapiccola.

 

“Sicut Umbra...??? per una voce di mezzosoprano e quattro gruppi di strumenti è una composizione del 1970 che prende il titolo dal versetto del Libro di Giobbe VIII/9 “Sicut umbra dies nostri sunt super terram??? (trad: “Come ombra passano i nostri giorni???). Su testi poetici di Jimenéz e musica di Dallapiccola, il musicista rende con le note le figure di alcune costellazioni, rappresentate dai gruppi di strumenti e dalla voce. Le tre poesie di Jiménez utilizzate dal compositore sono Oblio, Il ricordo, Epitaffio ideale di un marinaio. In quest’ultima “Ho cercato di ridare con segni musicali le figure di nove costellazioni: Volans, Cassiopea, Columba, Ursa Major, Triangulum Australe, Ursa Minor, Pegasus, Andromeda, Libra??? scrive Dallapiccola nei suoi Appunti. Egli disegna (servendosi di una carta del cielo) i luoghi del firmamento dove cercare la tomba di un marinaio: si è di fronte ad un nuovo esempio di musica visiva, e l’accostamento è ad Ulisse, che, solitario, trova la sua fine nella vastità del mare. La sequenza delle note scelte dal compositore si disegna così sulle curve celesti di quelle ‘figure del cielo’, e la musica torna inerente alla natura ed al cosmo tutto.  E tornano le stelle, con una significativa caratterizzazione delle sonorità siderali. “Devi cercare nel firmamento, per conoscere la tua tomba. Piove da una stella la tua morte. Non ti pesa la pietra, che è un universo di sogno. Nell’ignoranza, tutto (cielo, mare, terra) è morto. (da Epitaffio ideale di un marinaio, Jiménez).    

 

Con questo concerto i Nuovi Eventi Musicali intendono dare continuità a uno dei loro obiettivi principali, quello di segnare con la presenza di grandi musicisti e grandi omaggi la loro attività rivolta alla modernità, mantenendo nel contempo viva l’attenzione ai giovani e alla musica da camera. L’evento è in collaborazione con l’Associazione Nuovo Contrappunto ed ha il sostegno della Regione Toscana. www.galileo2009.orgwww.nuovieventimusicali.it.

 

 

Ufficio stampa NEM

Sara Chiarello mob. 329-9864843

esse.chiarello@gmail.com; ufficiostampa@nuovieventimusicali.it

 

 

 

 

Luciano Alberti, già critico musicale, direttore artistico del Maggio Musicale Fiorentino, dell'Accademia Chigiana di Siena, del Festival Puccini di Torre del Lago. In veste di direttore artistico del Teatro Comunale di Firenze ha avviato alla regia lirica nomi prestigiosi come De Simone, Ken Russell, Vitez, Jancso, Olmi, Monicelli, accomiatandosi dall'Ente con una Traviata diretta da Kleiber e messa in scena da Zeffirelli.

Mario Ancillotti Flautista fiorentino e Direttore d’Orchestra, è nato da una famiglia di musicisti. Nel corso dei suoi studi di flauto e di composizione, al Conservatorio Luigi Cherubini di Firenze, fra i suoi insegnanti Alfieri, Dallapiccola, Lupi, Franco Rossi. Ha avuto l’opportunità di incontri musicali di alta qualità che sono stati alla base della sua formazione culturale. Nel 1970 Ancillotti ha vinto il concorso di 1° Flauto presso l’Orchestra di Roma della RAI. È stato 1° flauto dell'Orchestra di Roma della Rai e successivamente di Santa Cecilia fino al 1979. Come direttore, compare con l'Orchestra Regionale del Lazio, l'Orchestra Sinfonica di San Remo, la Filarmonica Marchigiana, I Solisti di Perugia, e dirige ed organizza l'Ensemble Nuovo Contrappunto, che si occupa prevalentemente della musica del '900 e contemporanea, realizzando le partiture più significative e impegnative del '900.
Per la sua attività concertistica appare come solista in tutta Europa, Nord e Sud America, Giappone, Russia, Israele, Nord e Sud Africa. Flautista fra i più significativi della sua generazione ha suonato in importantissimi teatri e sale: La Scala, Suntory Hall a Tokyo, Teatro Coliseo a Buenos Aires, Salle Vigado a Budapest, Hercule Salle a Monaco, Teatro Municipal a San Paolo, Santa Cecilia, Teatro Comunale a Firenze, invitato in importanti Festivals quali Berlino, Barcellona, Varsavia, La Biennale di Venezia, Settimane di Musica d'Insieme a Napoli, Maggio Musicale Fiorentino, Musique d'aujourd'hui a Strasburgo, etc. Ha collaborato con musicisti quali Accardo, Giuranna, Canino, Geringas, Carmirelli, Leister, Spivakov, con direttori come Maag, Cambreling, Bour, Soudant, Gelmetti, Penderecki, Ferro, Melles, Renzetti, con complessi come I Virtuosi di Mosca, la Munchener Kammerorcherster, la Camerata Bariloche, la Franz Listz Orchestra, con compositori come Berio, Penderecki, Petrassi, Henze, Donatoni, Sciarrino, Pennisi, Guarnieri dei quali ha tenuto numerose prime esecuzioni.

Luigi Dallapiccola (Pisino3 febbraio 1904 – Firenze19 febbraio 1975) è stato un compositore e pianista italiano. Fu tra i primi in Italia ad approdare, sul finire degli anni trenta, alla dodecafonia. Le sue composizioni sono caratterizzate da intenso lirismo e da profondi contenuti spirituali e ideali. Dallapiccola è stato, accanto al coetaneo Goffredo Petrassi, non soltanto uno dei maggiori compositori italiani del Novecento, ma anche una figura di spicco della musica europea. Porre l’accento sulla vocazione europea di Dallapiccola significa anzitutto riconoscere in lui un modello di apertura mentale e di determinazione artistica nei percorsi accidentati e nelle eclettiche vicende della nostra epoca, e in secondo luogo inquadrare la sua evoluzione nella progressiva conquista di prospettive che, partendo da solide radici culturali e umanistiche, ampliarono gli orizzonti della musica italiana e indicarono la via alle nuove generazioni, quelle, per esempio, di Berio e di Nono, di Bussotti e di Togni. Non bisogna dimenticare che quando Dallapiccola compositore si affacciò alla ribalta, nei primi anni Trenta del Novecento, l’Italia era ancora essenzialmente il “Paese del melodramma???. Alcuni compositori della generazione precedente, nati cioè intorno agli anni Ottanta dell’Ottocento, come Ottorino Respighi, Ildebrando Pizzetti e soprattutto i più giovani Gian Francesco Malipiero e Alfredo Casella, verso i quali il giovane Dallapiccola mostrò subito interesse e ammirazione, avevano cercato di reagire isolatamente a questa situazione di fondo, elevando la musica italiana sul piano culturale, rinnovandola e aprendola alla civiltà europea. Comune a queste istanze di rinnovamento era l’atteggiamento critico nei confronti del melodramma ottocentesco – e più in generale dell’Ottocento in quanto secolo dominato in Italia dal gusto dell’opera –, estremizzato nel rifiuto, che sarà poi netto in Dallapiccola, se non del melodramma in quanto tale, delle correnti che facevano capo al Verismo e al Naturalismo della “Giovane Scuola???. Parallelamente, la riacquisizione e la rivalutazione del patrimonio musicale antico – cioè preottocentesco – avevano aperto la strada alla rivendicazione, anche in senso orgogliosamente nazionalistico, della grandezza della tradizione italiana nel campo della musica strumentale. In Dallapiccola, però, la convinzione che la nuova musica italiana dovesse basare la propria identità tanto sullo studio e sull’insegnamento degli antichi maestri quanto sull’assimilazione di condizioni linguistiche ed esigenze artistiche necessariamente mutate, saldava questo recupero del passato con l’esplorazione di insondati, originali terreni espressivi e formali, non limitati al filone dominante del Neoclassicismo. La vocazione europea di Dallapiccola, superando con fermezza condizioni obiettivamente difficili, si realizzò in una scelta di campo in favore della modernità, nella quale l’opera del compositore fosse anche testimonianza di impegno civile e umano. Prima ancora di compiere il passo decisivo e definitivo dell’adozione della dodecafonia come base del comporre (espressione di una “nuova logica???, ma anche di uno “stato d’animo??? interiore), Dallapiccola fu attratto in modo singolare dalle voci più disparate della musica europea. In Ferruccio Busoni, anch’egli figlio inquieto della civiltà mitteleuropea, individuò il modello ideale della ricerca illimitata e di un fondamentale, lieto ottimismo. Finalmente la conoscenza, nutrita di devozione, dei musicisti della Scuola di Vienna – Arnold Schoenberg, Alban Berg e Anton Webern – ebbe sviluppi concreti e personali nell’ambito della creazione, chiarificando presupposti e sollecitazioni provenienti da altri campi, soprattutto dalla letteratura, a dimostrazione, scriverà Dallapiccola, che «il problema attuale delle arti è uno solo». È proprio nell’incontro con la letteratura che la produzione di Dallapiccola, elettivamente, quasi costituzionalmente vocale, sviluppa per intero i suoi caratteri artistici e musicali, favoriti da un talento tanto innato quanto coltivato con ferrea autodisciplina. Tutti questi elementi cementarono i tratti di una personalità profondamente intrisa di valori umanistici e di tensioni spirituali, di un senso del dovere e della responsabilità (evidente retaggio schoenberghiano: «l’arte non deriva dal potere, ma dal dovere») di intransigenza quasi morale, di un impegno artistico approfondito nel dubbio e nella solitudine e indirizzato verso l’alto, che sottende, in una sorta di illuminante vertigine visionaria, la meta di un approdo trascendente. Ecco perché attorno a Dallapiccola, musicista di frontiera e del molteplice, è possibile ricostruire uno dei percorsi principali, luminosi, della musica del Novecento (Sergio Sablich).