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Cultura

Galileo

BIOGRAFIA

Nascita, infanzia e primi studi (1564-1580)

Nel 1564 Galileo nasce a Pisa, dove frequenta la scuola elementare. A Firenze dal 1574, compie i primi studi presso i monaci vallombrosani, ma il padre lo porta via prima che termini il corso.

 

Studi universitari (1580-1589)

Nel 1580 si iscrive alla Facoltà di medicina e filosofia dell’Università di Pisa, ma, appassionatosi alla geometria e deluso dall’ambiente accademico, non termina il corso. Comincia ad approfondire lo studio di Archimede, che gli offre una base metodologica antagonista alle filosofie aristoteliche allora dominanti. Scrive, ma non pubblica, La bilancetta e i Theoremata circa centrum gravitatis solidorum.

 

Primo insegnamento (1589-1592)

Nel 1589 ottiene la cattedra di matematica allo Studio di Pisa, dove comincia a interessarsi ai fenomeni del moto dei corpi. Ma, mal pagato e in disaccordo con i colleghi, opta per il trasferimento allo Studio di Padova.

 

Fra Padova e Firenze (1592-1608)

A Padova dal 1592, Galileo si dedica all’insegnamento pubblico e privato tenendo lezioni di meccanica, di arte della guerra e di cosmologia. Continua le sue ricerche sul moto dei corpi e comincia a nutrire seri dubbi sulla verità del sistema aristotelico-tolemaico che gli appare meno probabile di quello copernicano. Si trova coinvolto nelle prime dispute scientifiche: la nova del 1604 e il compasso geometrico e militare.

 

Le scoperte celesti e il ritorno a Firenze (1609-1610)

A Padova nel 1609 Galileo costruisce il suo primo cannocchiale e osserva i corpi celesti. Nel 1610 pubblica il Sidereus nuncius, dove annuncia le proprie scoperte, che contraddicono Tolomeo in favore di Copernico. Nel 1610 viene chiamato a Firenze come Primario Matematico e Filosofo del Granduca di Toscana.

 

Primario matematico e filosofo del Granduca di Toscana (1610-1611)

A Firenze dal 1610, continua gli studi cosmologici e nel 1611 compie il suo primo viaggio a Roma, dove le sue scoperte riscuotono in un primo momento un’accoglienza favorevole.

 

Acqua e Sole (1611-1613)

In polemica con gli aristotelici fiorentini, stampa una serie di scritti sul comportamento dei corpi galleggianti. Nel 1613 con la Istoria e dimostrazioni intorno alle macchie solari e loro accidenti contrasta le tesi del gesuita Christoph Scheiner e per la prima volta affronta problemi di metodo scientifico schierandosi esplicitamente in favore della verità del sistema copernicano.

 

Contro il moto della Terra (1612-1615)

Trascinato da alcuni domenicani fiorentini, ferventemente anticopernicani, Galileo prende posizione sul rapporto fra teorie scientifiche e testi sacri, rivendicando l’autonomia della scienza rispetto all’interpretazione teologica della Scrittura. Scrive, ma non pubblica, la Lettera a Benedetto Castelli e la Lettera a Cristina di Lorena.

 

Convien al secol nostro abito negro... (1615-1616)

Galileo è denunciato al Sant’Uffizio e nel 1616, a seguito di un processo, viene ammonito a non sostenere la verità del copernicanesimo, dichiarata opinione falsa. Il De revolutionibus di Copernico è sospeso in attesa di correzione.

 

Comete (1617-1619)

Galileo è coinvolto in una controversia sulla natura delle comete. Nel 1619 pubblica, senza firmarlo, un Discorso delle comete, dove combatte l’adesione al sistema tychonico sul quale i Gesuiti avevano ripiegato dopo la dimostrata insostenibilità di Tolomeo.

 

Bilance (1619-1623)

La polemica sulle comete prosegue e nel 1623 culmina nella pubblicazione del Saggiatore, dove Galileo contrasta pesantemente i Gesuiti anche sul piano del metodo scientifico. La risposta che riceve è un attacco sul piano teologico.

 

Speranze (1624-1631)

Il cardinale Maffeo Barberini è eletto papa col nome di Urbano VIII nel 1623. Galileo conta sul suo sostegno per poter riabilitare Copernico e provare la verità del proprio sistema del mondo. Ma le idee del papa non sono così aperte come sembrano in apparenza.

 

Principio di secol novo (1632)

Nel 1632 esce il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, dove Galileo, non potendo apertamente sostenere la verità del sistema copernicano, lo fa comunque apparire come l’ipotesi più plausibile, evidenziando l’insostenibilità delle posizioni aristotelico-tolemaiche.

 

Teologi irati (1632-1633)

Il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo non viene accolto favorevolmente a Roma. Il papa, che attraversa anche una difficile crisi politica, si infuria perché le sue personali opinioni non sono state trattate da Galileo con adeguato rispetto. Una commissione di teologi esamina l’opera e vi ritrova numerosi capi d’accusa. La questione passa al Sant’Uffizio che istruisce un processo.

 

Il processo (1633)

Galileo deve raggiungere Roma, dove viene recluso e processato. È il 1633. La causa ha uno svolgimento insolito e alla fine Galileo è costretto a cedere. Ma non confessa mai di aver sostenuto la verità del copernicanesimo. Viene ugualmente condannato e il Dialogo proibito.

 

L'abiura (1633)

Galileo abiura le sue convinzioni scientifiche dichiarando che mai più si occuperà del moto della Terra, considerato ormai un’eresia. Viene proibita la pubblicazione dei suoi scritti, ma fuori d’Italia l’imposizione non viene osservata.

 

Ultime luci (1634-1642)

Galileo viene confinato nella sua villa di Arcetri. Non potendo più occuparsi di questioni cosmologiche, riprende i suoi studi sul moto dei corpi e nel 1638 pubblica a Leida i Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze. Viene colpito da una irrimediabile malattia agli occhi, che non lo distoglie fino all’ultimo dai suoi studi. Muore segregato e cieco nel 1642.

 

Dopo Galileo

La sentenza contro Galileo fa sentire i suoi effetti per molti anni dopo la sua morte e peserà profondamente sull’orientamento degli studi nel raggio di influenza della Chiesa di Roma.

 

 

           Dal sito del Museo Nazionale di Storia della Scienza