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Cultura

Presentazione e Programma

TESTI DI SALUTO E BENVENUTO

Le ragioni di un convegno [P. Ennio Brovedani sj, Presidente della Fondazione Niels Stensen]. 

 

Il 22 giugno 1633 Galileo Galilei (1564 -1642) viene condannato dal Tribunale dell'Inquisizione come «veementemente sospetto di eresia, cioè d'aver tenuto e creduto dottrina falsa e contraria alle Sacre e divine Scritture». Una teoria scientifica, in altri termini, veniva giudicata «erronea nella fede»: una condanna difficilmente comprensibile per noi oggi, educati a distinguere «diversi ordini di conoscenza». Tutti sappiamo però quanto questa condanna abbia storicamente pesato e continui tutt’ora a pesare nel delicato ma essenziale rapporto tra ragione e fede, scienza e teologia, ricerca tecno-scientifica e Magistero ecclesiastico. Benché numerosi progressi siano stati compiuti nella corretta contestualizzazione e interpretazione storica del problema e delle sue diverse implicazioni, la "Vicenda Galileiana" si trascina, con toni alterni, da circa quattro secoli, assumendo spesso la valenza di una costitutiva inconciliabilità tra ricerca scientifica ed esperienza religiosa. Essa ha generato profonde lacerazioni in molte coscienze.

La proclamazione del 2009 quale Anno Internazionale dell’Astronomia da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite – a memoria dei 400 anni dall’utilizzazione astronomica da parte di Galileo Galilei (1564 -1642) del cannocchiale (1609) – diveniva così un’occasione non solo propizia, ma anche opportuna per un riesame del "Caso Galileo" alla luce delle più recenti ricerche storiche, filosofiche e teologiche condotte in proposito: un Convegno Internazionale che richiami i massimi esperti del campo.

L’idea e la relativa proposta sono state subito accolte da tutte le principali Istituzioni culturali, ecclesiastiche e universitarie storicamente coinvolte, in maniera diretta o indiretta, nella "Vicenda Galileiana". Per la prima volta dopo 400 anni esse si trovano insieme e costituiscono il Comitato Istituzionale del Convegno. E non è solo questo l’aspetto più rilevante dell’iniziativa, con tutte le comprensibili e delicate mediazioni politiche che ciò ha comportato, ma anche e soprattutto l’inedita ampiezza del tema trattato e lo svolgimento di momenti salienti del Convegno – l’inaugurazione e la conclusione – in luoghi altamente simbolici, rispettivamente nella Basilica di S. Croce a Firenze, dove risiede la tomba di Galileo, e nella Villa Il Gioiello ad Arcetri, dove Galileo ha trascorso gli ultimi anni della sua vita.

Ho potuto anche constatare e verificare di persona la reale volontà e desiderio da parte di tutte le Istituzioni aderenti di favorire un rapporto di collaborazione e serenità tra la Chiesa e le Istituzioni di ricerca, soprattutto nella prospettiva delle complesse problematiche filosofiche ed etiche sollevate dai rapidi sviluppi della ricerca tecno-scientifica contemporanea. Le difficili sfide antropologiche e sociali che si prospettano per il futuro esigono infatti, come sottolinea l’Arcivescovo di Firenze mons. Giuseppe Betori, «una costruttiva condivisione di responsabilità, nella consapevolezza dei reciproci ruoli e compiti».

 

 

Fede e ragione. Dall'incomprensione al dialogo [Giuseppe Betori, Arcivescovo di Firenze].

 

Sono lieto che a Firenze si svolga il Convegno Internazionale di Studi su Il "Caso Galileo", una rilettura storica, filosofica e teologica, pensato e organizzato dalla Fondazione Niels Stensen dei padri Gesuiti, in occasione delle celebrazioni dell’Anno Internazionale dell’Astronomia indetto per il 2009 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (ONU). La rilevanza del Convegno è manifestata già dall’adesione di ben 18 istituzioni nazionali e internazionali, dal Pontificio Consiglio della Cultura all’Accademia dei Lincei, dalla Pontificia Accademia delle Scienze e dalla Specola Vaticana alle Università di Firenze, Padova e Pisa e a numerose altre prestigiose Istituzioni, storicamente coinvolte nella "Vicenda Galileiana". Ma anche l’ampiezza dei temi affrontati e la partecipazione dei massimi studiosi mondiali (storici, filosofi e teologi) conferisce al Convegno caratteristiche uniche. Vi sono quindi tutte le premesse per un riesame sereno e obiettivo del "Caso Galileo", di quella «tragica reciproca incomprensione» e «doloroso malinteso» – come ribadiva Giovanni Paolo II nel 1992 – che hanno portato alla condanna non solo del fondatore della scienza moderna, ma di una delle menti più geniali dello scorso millennio. Purtroppo questo «doloroso malinteso» è spesso stato erroneamente interpretato come «il riflesso di una opposizione costitutiva tra scienza e fede». Mi auguro che questo evento mostri l’infondatezza di tale opinione.

Spero in particolare che la celebrazione dell’anno Internazionale dell’Astronomia e la memoria della vita, delle opere e dell’ingegno di Galileo favoriscano una ripresa e una riproposizione creativa del fondamentale dialogo tra ragione e fede, nella prospettiva di una permanente e costruttiva collaborazione tra la Chiesa e le Istituzioni di ricerca scientifica, di sviluppo economico e di promozione sociale. La fede non cresce con il rifiuto della razionalità, ma si inserisce su un orizzonte di ragionevolezza più ampio. La stessa ragione, senza la fede, rischia di ridursi a calcolo e a esclusiva valutazione di conflitti di interessi, spesso ignara o cieca di fronte a vitali interrogativi, a fondamentali valori e a drammatiche situazioni umane. Per questo il dialogo tra ragione e fede deve continuare. La natura estremamente complessa e, a volte, inedita delle problematiche etiche, sociali e politiche sollevate dai rapidi sviluppi delle ricerche scientifiche e dalle applicazioni tecnologiche contemporanee, nell’ambito di un processo di crescente globalizzazione e interdipendenza economica, esigono infatti libertà interiore e buona volontà da parte di tutti, credenti e non credenti. In questa prospettiva, l’inaugurazione del Convegno Internazionale nella solenne maestosità della basilica di S. Croce, dove risiede la tomba di Galileo, alla presenza del Presidente della Repubblica, dei rappresentanti delle Istituzioni aderenti e di numerose Autorità culturali, politiche e religiose, assume non solo un’alta valenza culturale e simbolica, ma indica che sussistono le condizioni per una costruttiva condivisione di responsabilità, nella consapevolezza dei rispettivi ruoli e compiti.

 

 

La Toscana della scienza [Claudio Martini, Presidente della Regione Toscana].

 

Piccolo diaframma, legno, pelle, decorazioni oro, bariletto con le lenti: è questo il simbolo dell’anno galileiano, il cannocchiale con cui Galileo, 400 anni fa, fece le prime osservazioni astronomiche. Per la prima volta nella storia, grazie all’uso del cannocchiale, l’uomo riuscì a studiare il cielo, a individuare pianeti e fenomeni mai osservati prima, a fare scoperte destinate a rivoluzionare l’immagine dell’Universo e la concezione storica, scientifica e filosofica della natura. Il grande scienziato pisano fu anche il primo a introdurre formalmente il metodo scientifico, elaborando dei principi che ancora oggi sono validi e utilizzati, ed è per questo considerato uno dei padri della scienza moderna.

Per celebrare adeguatamente l’anniversario, sono previste in Italia, e in particolare in Toscana, terra natale di Galileo, molte iniziative che hanno in comune l’obiettivo di far conoscere la sua opera e l’influenza che egli ebbe sul suo tempo e su uno dei momenti fondamentali per la nascita della scienza.

La Toscana, dunque, sarà per tutto l’anno protagonista delle celebrazioni galileiane, attraverso l’organizzazione di importanti manifestazioni culturali internazionali. Le decine di mostre, convegni, appuntamenti avranno come filo conduttore l’idea di compiere un viaggio in Toscana alla scoperta del grande scienziato, e saranno un’importante occasione dal punto di vista sia culturale e scientifico, sia economico e turistico. Ci proponiamo di ottenere un grande risultato: avvicinare il pubblico e soprattutto le giovani generazioni alla conoscenza scientifica. Nel 2009 vogliamo far conoscere la Toscana della scienza di ieri e di oggi.

Ma c’è anche un altro aspetto dell’eredità galileiana che vogliamo valorizzare: penso in particolare al contributo che un’approfondita riflessione sul "Caso Galileo" può ancora oggi dare, a 400 anni di distanza, per costruire un nuovo rapporto tra scienza e fede. L’enorme impatto culturale delle teorie galileiane comportò per lo scienziato l’accusa di voler sovvertire la filosofia naturale aristotelica e le Sacre Scritture, e la condanna come eretico da parte della Chiesa.

Nonostante le tesi del Concilio Vaticano II, che aveva ammesso di «non avere sufficientemente percepito la legittima autonomia della scienza», e anche in seguito alla riabilitazione di Galileo, unita alla richiesta di perdono fatta nel 1992 da Giovanni Paolo II, il dibattito sul rapporto tra scienza e fede è ancora attuale. La Fondazione Stensen di Firenze, con l’organizzazione del Convegno di maggio dedicato al "Caso Galileo". Una rilettura storica, filosofica, teologica, offrirà una importante occasione per tentare di fare chiarezza su una «secolare incomprensione», come recita il sottotitolo del simposio. Firenze e la Toscana possono essere lo scenario migliore per costruire sinceri e robusti ponti di dialogo anche attorno alle delicate questioni del rapporto contemporaneo fra filosofia e teologia.

 

 

[Paolo Rossi, Accademia dei Lincei].

 

Gli storici hanno una incancellabile tendenza: quella di considerare aperte tutte le questioni e di continuare a discutere e a diversamente interpretare. È esistito un solo Descartes, ma nella cultura di oggi circolano molti Descartes, abbastanza diversi l’uno dall’altro. Ci sono, nella storiografia, anche (e non poche) questioni "scottanti". Il "caso Galileo" è certamente una di queste. Il congresso che si svolgerà a Firenze tra il 26 e il 30 maggio del 2009 (a 400 anni di distanza dalle grandi scoperte astronomiche che stanno all’inizio della Rivoluzione Scientifica) affronta, con un’ampiezza finora intentata, tutti i temi essenziali: la condanna della dottrina di Copernico nel 1616 e il processo a Galileo del 1633; la genesi del "Caso Galileo" nell’Italia, Francia e Inghilterra del Seicento; la storia di quel caso prima nell’Illuminismo e poi nell’Ottocento (nell’età del positivismo e del Risorgimento) e infine nel Novecento, fino a questi nostri giorni. Ritengo che i quattro insigni studiosi che tireranno le fila del convegno avranno a disposizione non poco nuovo materiale, perché tutte le ventisette relazioni sono state affidate a studiosi che hanno dato contributi unanimemente riconosciuti come importanti e significativi.