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Cultura

Presentazione e Programma

STORIA DEI RAPPORTI TRA SCIENZA E MAGISTERO ECCLESIASTICO E CRONOLOGIA SINTETICA

A cura di: P. Ennio BROVEDANI sj – Direttore Istituto Stensen di Firenze

 

[I più importanti e significativi eventi che hanno contrassegnato la lunga storia dei rapporti tra scienza e Magistero ecclesiastico, a cominciare dalla pubblicazione del De revolutionibus orbium coelestium di Niccolò Copernico nel 1543, fino all'allocuzione di Giovanni Paolo II alla Pontificia Accademia delle Scienze, del 1979, in cui invita a un riesame del caso Galilei e all’ammissione dell’ingiusta condanna del 1992 (cfr. la Cronologia a fine testo)]

 

La tensione tra scienza e fede cristiana ha origini remote, che si possono, al limite, far risalire all'apparente fallimento della predicazione di S. Paolo all'Areopago di Atene (Atti 17,16-32) verso la metà del primo secolo. Anche nella letteratura patristica troviamo espliciti riferimenti ai problemi sollevati dal confronto della fede cristiana con la scienza e la cultura greche.

Nel primo millennio, tuttavia, domina quasi incontrastata una visione finalistica della natura (visione teleologico-teologica), caratterizzata da un concordismo tra la filosofia e, soprattutto, la cosmogonia greca, e i dati della rivelazione biblica.

Bisognerà attendere il XVI secolo per assistere a un reale conflitto con l'istituzione ecclesiastica, e per rilevare il lento costituirsi di una visione scientifica della natura, che rivendica libertà di ricerca e autonomia metodologica. I tratti di questa rivendicazione o «emancipazione» della ragione si possono riscontrare fin dal Rinascimento, dove emerge chiaramente l'esigenza – che oggi qualificheremmo come «laica» – di elaborare i concetti scientifici prescindendo da ogni presupposto teologico.

L'inizio della controversia, che prima ancora di essere teologica era filosofica, risale alla prima metà del XVI secolo, quando Niccolò Copernico (1473-1543), astronomo polacco, dopo anni di pazienti osservazioni e ricerche storiche, elabora un nuovo sistema astronomico eliocentrico, in palese contrasto con il senso comune, da sempre abituato a considerare la terra immobile e al centro dell'universo, e con l'antica tradizione astronomica aristotelico-tolemaica, generalmente accettata e in armonia con i dati della cosmologia biblica. Copernico elabora le sue idee nella celebre opera De revolutionibus orbium coelestium, che apparirà nel 1543, anno della sua morte. L'opera, dedicata a Paolo III (1534-1549), contiene una prefazione o «avvertenza» del teologo protestante Andreas Osiander (1498-1552) – redatta, sembra, di sua iniziativa e senza firma – nella quale si sottolinea il carattere ipotetico del sistema copernicano. Che Copernico considerasse il suo sistema astronomico non reale, è una questione ancora discussa, avendo egli apportato delle prove convincenti, anche se non del tutto decisive, in favore del movimento della terra. Tuttavia, essendo Copernico deceduto subito dopo la pubblicazione della sua opera, per il pubblico l'avvertenza (di Osiander) poté passare come esprimente il pensiero dell'autore.

Ben tredici papi (1) si succedettero prima che la cosiddetta «rivoluzione copernicana» divenisse oggetto di inquisizione da parte dell'autorità romana, il Sant'Offizio (2), nel 1615, allorché Galileo Galilei (1564-1642), dopo aver osservato con il suo celebre e controverso cannocchiale le macchie solari e le fasi del pianeta Venere, si pronunziò a favore della tesi realistica del movimento della terra, e si convertì al copernicanesimo, ponendosi, in tal modo, in evidente contrasto con la cultura tradizionale e con l'interpretazione ufficiale e dominante delle Sacre Scritture. La conseguente condanna del sistema astronomico di Copernico nel 1616, e quella ancor più drastica di Galilei nel 1633 (3), segnano purtroppo l'inizio di una grave e lacerante crisi nei rapporti tra scienza e istituzione ecclesiastica, crisi che si protrarrà, con toni e umori alterni, per più di tre secoli, e che sarebbe illusorio pensare oggi definitivamente risolta.

La storia dei rapporti tra scienza e Magistero ecclesiastico non è stata ancora completamente scritta, a causa delle serie difficoltà non solo di ordine psicologico, ma anche di natura storica ed ermeneutica, che ostacolano una esatta ricostruzione dei fatti e una corretta interpretazione dei documenti. Per la ragione moderna, abituata ormai a distinguere «diversi ordini di conoscenza», la condanna di Galilei rappresenta indubbiamente una tragedia, in considerazione soprattutto delle profonde lacerazioni che ha generato in molte coscienze. L'errore commesso dai giudici di Galilei, «un errore oggettivo, materiale», è unanimemente riconosciuto (4).

Bisogna tuttavia ammettere che sull'intera vicenda manca ancora un «giudizio storico» globale, obiettivo e sereno, che trascenda gli ostacoli psicologici ed emotivi, nonché la sterile polemica della contrapposizione laici/cattolici. In tal senso si è espresso Giovanni Paolo II, che, rivolgendosi il 10 novembre 1979 alla Pontificia Accademia delle Scienze in occasione della commemorazione di Albert Einstein (1879-1955), auspicava «che teologi, scienziati e storici, animati da uno spirito di sincera collaborazione, approfondiscano l'esame del caso Galilei e, nel leale riconoscimento dei torti, da qualunque parte provengano, rimuovano le difficoltà che quel caso tuttora frappone, nella mente di molti, alla fruttuosa concordia tra scienza e fede, tra Chiesa e mondo».

 

 

Note

 

(1) I Papi (da Copernico alla condanna di Galilei): Paolo III (1534-1549); Giulio III (1550-1555); Marcello II (1555); Paolo IV (1555-1559); Pio IV (1559-1565); Pio V (1566-1572); Gregorio XIII (1572- 1585); Sisto V (1585-1590); Urbano VII (1590); Gregorio XIV (1590-1591); Innocenzo IX (1591); Clemente VIII (1592-1605); Leone XI (1605); Paolo V (1605-1621); Gregorio XV (1621-1623); Urbano VIII (1623-1644).

 

(2) Il Sant'Offizio è il nome con cui veniva indicata la Congregazione dell'Inquisizione istituita da Paolo III nel 1542. Vi apparteneva anche la Congregazione dell'Indice, istituita nel 1559 e abolita poi da Paolo VI nel 1965. Il Sant'Offizio si chiama ora Congregazione per la dottrina della fede. Il tribunale del Sant'Offizio aveva già implicitamente condannato il sistema copernicano nel 1599 durante il processo a Giordano Bruno (1548-1600). Alcuni storici fanno risalire a quest'episodio l'inizio della conflittualità tra pensiero scientifico e Chiesa romana. Giordano Bruno, però, non era uno scienziato, ma un filosofo e poeta fantastico. Non fu condannato per il copernicanesimo, ma per le sue teorie eretiche.

Il 19 febbraio 1616 il Sant'Offizio sottopose all'esame di undici suoi teologi consultori due proposizioni del sistema copernicano: 1) «Che il sole sia centro del mondo, et per conseguenza immobile di moto locale»; 2) «Che la terra non è centro del mondo né immobile, ma si muove secondo sé tutta, etiam di moto diurno». Il 23 febbraio i teologi consultati emisero il seguente parere: quanto alla prima proposizione: «Tutti dissero che detta proposizione è stolta e assurda in filosofia, e formalmente eretica, in quanto contraddice espressamente le sentenze della Sacra Scrittura in molti passi presi secondo la proprietà delle parole e secondo la comune interpretazione dei Santi Padri e dei teologi»; quanto alla seconda proposizione: «Tutti dissero che questa proposizione riceve la stessa censura in filosofia; e per quanto riguarda la verità teologica, è per lo meno erronea nella fede». Questo parere condizionerà tutto il seguito degli avvenimenti, compreso il processo a Galilei del 1633.

 

(3) Nel 1632 Galilei pubblica il Dialogo sopra i due massimi sistemi del Mondo, dove, sotto forma di dialogo, riprende e sviluppa ampiamente la tesi della mobilità della terra. Il 22 giugno 1633 Galilei viene condannato dal Tribunale dell'Inquisizione come «veementemente sospetto di eresia, cioè d'aver tenuto e creduto dottrina falsa e contraria alle Sacre e divine Scritture».

 

(4) In un articolo, redatto nel 1911 nel Dictionnaire Apologétique de la Foi Catholique (tome II, col. 177), si sottolinea che i decreti del 1616 e dei 1633 sono di origine disciplinare, e non mettono, pertanto, in questione l'autorità personale del Sommo Pontefice: «[...] l'errore dei giudici di Galileo si riduce a questo: essi hanno giudicato il sistema di Copernico contrario alla lettera delle Scritture, mentre, di fatto, la lettera delle Scritture, correttamente intesa, non esige il senso che essi le davano. I giudici di Galileo hanno pertanto commesso un errore oggettivo, materiale. Resta da vedere se è stato saggio da parte loro agire come hanno fatto».

 

 

Cronologia dei principali eventi

 

  • 1543: Pubblicazione del De revolutionibus orbium coelestium di Niccolò Copernico (1473-1543), dedicato a Paolo III (1534‑1549).
  • 1609: Giovanni Keplero (1571-1630) pubblica la sua Nuova astronomia, che contiene le prime due leggi del moto planetario. Galileo Galilei (1564-1642) con il nuovo strumento costruito in Olanda, il telescopio, inizia a Padova quella serie di osservazioni che metteranno in discussione la teoria tolemaica del moto, adottata ufficialmente nel mondo scientifico e religioso dell'epoca, per confermare la teoria copernicana.
  • 1616: La Congregazione dell'Indice condanna il sistema astronomico di Copernico, e altre opere che avevano tentato di accordare questo sistema con la Bibbia, proibendone l'insegnamento. Non viene fatto alcun accenno a Galilei e ai suoi scritti.
  • 1632: Galilei pubblica il Dialogo sopra i due massimi sistemi del Mondo, che, sotto forma di dialogo, riprende e sviluppa ampiamente la tesi copernicana.
  • 1633: Il Tribunale dell'Inquisizione condanna Galilei come «veementemente sospetto di eresia, cioè d'aver tenuto e creduto dottrina falsa e contraria alle Sacre e divine Scritture».
  • 1634: Il Dialogo di Galilei viene messo all’indice.
  • 1757: La Congregazione dell'Indice cancella dal catalogo delle opere proibite i libri in cui si insegna il sistema astronomico di Copernico.
  • 1822: Pio VII (1800‑1823) approva il decreto della Congregazione dell'Inquisizione che permette a Roma la stampa dei libri in cui si insegna il movimento della terra, in quanto non contrario alle Scritture.
  • 1859: Pubblicazione di On the Origin of Species by Means of Natural Selection di Charles Darwin (1809‑1882).
  • 1860: Il Concilio provinciale di Colonia dichiara «del tutto contrario alla Scrittura e alla fede» l'evoluzionismo antropologico, la derivazione, cioè, dell'uomo per spontanea trasformazione da una natura inferiore.
  • 1870: Concilio Vaticano I (1869‑1870). Costituzione dogmatica «Dei Filius» de fide catholica: viene definito il principio della non contraddizione tra fede e ragione (DS 3017).
  • 1893: Lettera enciclica Providentissimus Deus di Leone XIII (1878‑1903): in base al principio del Vaticano I, si afferma l'impossibilità di una reale contraddizione tra Scrittura e scienze naturali (DS 3286‑3289).
  • 1909: La Commissione «de re biblica» dichiara che il carattere «letterale storico» dei primi capitoli del Genesi non può essere messo in dubbio (DS 3514).
  • 1943: Lettera enciclica Divino afflante Spiritu di Pio XII (1939‑1958) sui generi letterari della Scrittura (DS 3829‑3831): vengono presi in considerazione i progressi degli studi biblici sui primi capitoli del Genesi, e viene affermata la libertà di ricerca negli studi biblici.
  • 1948: Lettera del Segretario della Commissione De re biblica al card. Subard, arcivescovo di Parigi: si dichiara che la risposta della Commissione Biblica del 1909 (DS 3514) non esclude ulteriori ricerche (DS 3862).
  • 1950: Lettera enciclica Humani generis di Pio XII (DS 3895‑3897). L'ipotesi  evoluzionistica viene presa in seria considerazione, e si invita a distinguere tra fatti realmente dimostrati e speculazioni teoriche. Permane il problema dottrinale della conciliabilità del poligenismo con il dogma del peccato originale.
  • 1965: Concilio Vaticano Il (1962-­1965). Costituzione dogmatica De Divina Revelatione (Dei Verbum): viene definito il carattere specifico della verità delle Scritture, rivelata da Dio «in ordine alla nostra salvezza» (n. 11). Costituzione pastorale De Ecelesia In mundo huius temporis (Gaudium et spes): viene affermata la «legittima autonomia della scienza» e il rispetto dei metodi particolari a ciascuna delle scienze e delle tecniche (nn. 36, 59 e 62).
  • 1979: Allocuzione di Giovanni Paolo Il (1920-2005) alla Pontificia Accademia delle Scienze. Dopo aver ribadito il principio della necessaria collaborazione tra religione e scienza, nelle «rispettive autonomie», il papa invita a un riesame del caso Galilei, «nel leale riconoscimento dei torti».
  • 1992: Giovanni Paolo II, che ha chiesto nel 1979 la revisione del "Caso Galilei", riconosce gli "errori commessi"; apertamente sottolinea la rilevanza e importanza scientifica delle teorie di Galileo Galilei e ribadisce quella «tragica reciproca incomprensione» e «doloroso malinteso» che hanno portato all’ingiusta condanna non solo del fondatore della scienza moderna, ma anche e indiscutibilmente di una delle menti più brillanti, geniali e serie dello scorso millennio.