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Titolo: Rashomon
Nazionalità: Giappone
Durata: 88'
Sceneggiatura: Akira Kurosawa,Shinobu Hashimoto
Fotografia: Kazuo Miyagawa
Effetti:
Musiche: Fumio Hayasaka
Cast:
Toshirô Mifune ... il brigante Tajômaru
Machiko Kyô ... la nobildonna Masako Kanazawa
Masayuki Mori ... il nobiluomo Takehiro Kanazawa
Takashi Shimura ... il taglialegna
Minoru Chiaki ... il bonzo
Kichijiro Ueda ... il contadino
Fumiko Honma ... la medium

Giappone, tarda epoca Heian (fine del secolo XII). Sotto il diroccato portale del tempio del dio Rashô, mentre le piogge monsoniche sferzano impetuose la terra, un bonzo e un taglialegna rievocano, davanti agli occhi attenti e attoniti di un vagabondo, un truce omicidio avvenuto pochi giorni prima. Un nobile, in viaggio con la propria consorte, era stato aggredito in una radura isolata dal pericoloso brigante Tajômaro; arrestato dopo poco, quest’ultimo aveva confessato l’omicidio del samurai e lo stupro della donna. Un delitto banale, certamente non insolito in un’epoca di disordini, violenze e carestie, eppure vi è in esso qualcosa di inquietante, qualcosa che scuote l’animo umano e lo porta a dubitare di quanto percepibile con i cinque sensi. Tajômaro, la donna e persino il defunto samurai, interrogato tramite una reiba (una sciamana), hanno dato versioni diverse dell’accaduto, tutte contrastanti con quanto inizialmente narrato dal contadino, testimone di parte degli eventi. Chi di loro mente e perché lo fa? Per gloriarsi di un’ultima tragica impresa? Per salvaguardare il proprio onore? Per consumare una postuma vendetta?
Kurosawa traduce in musica e immagini due celebri racconti dello scrittore Ryunosuke Akutagawa, Yabu no naka (Nel bosco) e Rashômon, traendo dal primo le linee generali dell’opera e dal secondo la cupa sfiducia nell’onestà degli uomini. Tutti mentono, persino i defunti: esiste dunque una verità assoluta, certa, indefettibile o essa è solo un’entità soggettiva, frutto del dolore e del desiderio umano in un mondo materiale che è solo illusione?
Il regista traduce in modo magistrale le inquietudini di Akutagawa, morto suicida poco più che trentenne, realizzando un’opera dove azione e meditazione, realtà e finzione, luce e ombra si rincorrono e si intrecciano senza concedere tregua allo spettatore. Kurosawa impiega mirabilmente le magniloquenti musiche di Fumio Hayasaka non solo per sottolineare un evento ma addirittura per anticiparlo, creando grazie a un montaggio estremamente moderno, a tratti quasi sincopato, un palpabile pathos, una sottile ansia nello spettatore per ciò che l’inquadratura successiva potrebbe svelare. L’incedere spensierato del contadino nella foresta viene spiato dalla cinepresa attraverso le foglie degli alberi e dei cespugli, come se un nemico invisibile stesse pedinando il poveretto, mentre l’incalzante bolero, le cui note drammatiche e passionali contrastano con l’apparente amenità dei luoghi, sembrano suggerire la progressiva accelerazione del suo battito cardiaco alla vista dei primi segni dell’avvenuto delitto. Le testimonianze del brigante, della donna, del poliziotto, inginocchiati sulla bianca ghiaia, simbolo della verità, del posto di polizia, sono rese guardando dritto nella cinepresa, verso lo spazio dove il pubblico e gli invisibili magistrati siedono e giudicano. Ed è proprio al pubblico che viene lasciato infine il compito di decidere se e chi ha detto la verità e, soprattutto, se ci si può ancora fidare del genere umano.
Vincitore del Leone d’Oro alla mostra del cinema di Venezia, premio speciale agli Academy Awards del 1951, il film rischiò di non essere neppure iscritto alla mostra italiana in quanto, a parere dei produttori, eccessivamente ostico, inadatto al pubblico occidentale. Inaspettatamente fu proprio questa difficoltà di lettura, questo richiamo alle note e italiche teorie della ‘verità pirandelliana’, oltre agli innegabili pregi del film, a decretarne il grande successo.
Il dvd presenta molti extra interessanti, tra cui due interviste al docente di semiotica Ugo Valli e a Maria Roberta Novelli dell’Università Ca’ Foscari di Venezia
Di Ilaria Nannini