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La giocatrice della peonia scarlatta: una partita di Hanafuda


Titolo:
La giocatrice della peonia scarlatta: una partita di Hanafuda
Nazionalità: Giappone
Durata: 90'
Sceneggiatura: Norifumi Suzuki Motohiro Torii
Fotografia: Osamu Furuya
Effetti:
Musiche: Takeo Watanabe
Cast:
Junko Fuji .... Peonia Rossa Ryu
Ken Takakura .... Shogo Hanaoka
Kanjuro Arashi .... Teijiro Sugiyama
Ritsu Ishiyama .... Jiro Sugiyama
Tomisaburo Wakayama .... Torakichi Kumasaka

Una bimba cieca attraversa i binari di una ferrovia mentre sta per passare il treno. Il fischio della locomotrice si confonde con le urla della madre, impotente di fronte alla imminente tragedia, e poi alle subitanee grida di gioia: la piccola è salva, una donna si è tuffata sui binari appena in tempo per portarla in salvo. Chi mai sarà la sconosciuta eroina dotata di tanto coraggio e prontezza dei riflessi? La solenne jingi, formale autopresentazione in toni declamatori, non lascia dubbi: è una giocatrice d’azzardo, membro della yakuza di Tokyo, in visita di erudizione presso le bische di Nagoya. Ryuko Yano, detta Hibotan no Ryu (Peonia Rossa Ryu) pone la propria abilità con le carte e con il pugnale al servizio del saggio “padrino??? Nishi, sventando i perfidi piani del rivale capo-clan Kinbara e favorendo l’amore tra Jiro e Yano, rampolli delle due famiglie rivali.
La giocatrice della peonia rossa: una partita di hanafuda, pur essendo un film appassionante, ricco di azione e non privo di un certo umorismo, non è mai uscito nelle sale cinematografiche italiane. Riscoperto dalla critica grazie alla Mostra di Venezia del 2005 ed alla Fondazione Prada e finalmente distribuito in dvd, anche se solo in lingua originale, Hibotan Bakuto:hanafuda shobu rappresenta un ottimo esempio di yakuza eiga (film sulla mafia giapponese), genere quasi ignorato nel nostro paese, ma celebre nel Sol Levante. Il regista, Kato Tai, esperto di yakuza eiga, riprende la tradizione dei film precedenti rinnovandola nei contenuti (le figure femminili quali protagoniste e non più comprimarie) e nella regia (assenza di trucco di scena, uso esasperato del piano sequenza e delle angolazioni estreme). In coerenza con gli stilemi del genere, la yakuza viene rappresentata come una società di uomini d’onore, dotati di un ferreo codice morale e salde regole di condotta, fieri nel difendere le proprie prerogative, ma sempre pronti a tendere una mano al più debole. Valori messi in discussione dalla degenerazione della società seguita alla modernizzazione, all’emergere di affaristi senza scrupoli, pronti a disfarsi dei doveri di rispetto reciproco con un colpo di pistola; non è certo un caso che il “cattivo??? yakuza Kinbara sia quasi sempre raffigurato in abiti ed atteggiamenti occidentali invece che col tradizionale kimono.
In un mondo dominato dagli uomini spiccano per coraggio ed orgoglio, ma anche per umanità e buon senso, le protagoniste femminili: Otoki, la truffatrice, Taka, potente yakuza di Osaka, e naturalmente Hibotan no Ryu. Donne che vivono sulla loro pelle, ognuna secondo il proprio carattere, il perenne dilemma giapponese tra “ninjou??? e “giri???, tra i sentimenti personali ed i molteplici doveri incombenti nella gerarchizzata società giapponese; donne disposte a dare la vita per rispettare gli obblighi del loro status, ma capaci di rischiare tutto per consentire il trionfo dell’amore.
di Ilaria Nannini