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Titolo: Codice 46
Nazionalità: Gran Bretagna
Durata: 94'
Sceneggiatura: Frank Cottrel Boyce
Fotografia: Marcel Zyskind
Montaggio: Peter Christelis
Musiche: David Holmes
Cast: Tim Robbins, Samantha Morton, Jeanne Balibar, Om Puri

Dopo l'Afghanistan, il cyber-punk. Michael Winterbottom, fresco trionfatore a Berlino con Cose di questo mondo ha operato, nell'arco di due film ed un solo anno, uno spettacolare cambio di generi e di ambientazione.
Scritto da Frank Cottrell Boyce, già sceneggiatore di Winterbottom in Welcome to Sarajevo e Butterfly Kiss, e largamente debitore degli universi di Dick, Gibson e Sterling, Code 46 è la storia di un amore impossibile ambientato in un futuro prossimo.
Tra pochi anni il mondo, velocizzatosi il processo di desertificazione, si concentrerà in gigantesche megalopoli, nuclei chiusi e inaccessibili via terra, inseriti però in una fitta rete aeroportuale che li rende facilmente accessibili via aria. Questo a patto però di possedere un pass di "copertura": le ambite papelles. Fuori dalle metropoli, nelle distese che separano una città dall'altra, orde di disperati "sans-papel" non lottano per contestare questo sistema, ma per entrarvi.
L'inglese avrà accelerato la sua contaminazione con lo spagnolo, ricoprendosi di espressioni francesi ed italiane, ma rimanendo la lingua di comunicazione privilegiata e quindi l'unica che conti. Il mercato offre virus facilmente iniettabili che aiutano a leggere nel pensiero ed altri che consentono di parlare mandarino.
A Shangai una società privata di assicurazione, la Sphynx, controlla il rilascio dei documenti di copertura per entrare od uscire dalla città. Quando viene segnalata una frode poiché qualcuno ha immesso nel mercato nero le papelles della Sphynx, il colpevole non può che essere uno dei dipendenti. Da Seattle viene fatto arrivare il detective con predisposizione extra-sensoriale William (Tim Robbins) che prestò individuerà in Maria la responsabile della truffa. Ma invece di consegnarla alla giustizia, se ne innamora, sviando i sospetti. Cosa succede se uno dei controllori di un sistema basato sul rigido mantenimento di un ordine elitario si rifiuta di neutralizzare chi attenta a questo equilibrio? Il Codice 46 del titolo è quello che nel futuro del film definirà una gravidanza indesiderata dagli interessati o dalle autorità. Una donna a cui è segnalato il codice, è sottoposta ad un aborto che le rimuove il feto ed ogni memoria legata all'amante: se lo rincontrerà non avrà di lui alcun ricordo. Ed è quanto accadrà a Maria e William, due volte privati del ricordo dell'altro.
La società raccontata da Winterbottom distrugge le sensazioni spiacevoli dei suoi cittadini, anche se può permettersi di lasciarli alle persone che della cittadinanza sono prive e vivono fuori. Gli emarginati sono fuori da ogni diritto: possono pure tenere i propri ricordi e raccontare storie come quella del film. Ed è quello che fa Maria, voce narrante del racconto. Code 46 è ovviamente meno affascinante del capostipite Blade Runner, perché arriva vent'anni dopo ed è figlio dell'immaginario che il film di Scott ha creato. Inoltre lo ricorda per lo schema dell'investigatore che abbandona le proprie certezze dopo l'incontro con la donna che dovrebbe arrestare o addirittura eliminare (un topos, peraltro, non certo inventato da Dick o da Scott). Winterbottom e Boyce non hanno voluto strafare, impostando una storia abbastanza lineare, nonostante le ambientazioni e qualche pasticcio quando aggiunge implicazioni di parentela genetica tra i protagonisti.
Per quanto non originalissimo per il filone, si tratta di un film forte perché assottiglia il margine tra l'epoca storica che racconta e quella in cui questa storia è raccontata. Shangai è costruita montando riprese dello skyline, di aeroporti ed edifici di varie città del mondo: il risultato è una gigantesca città ancora inesistente ma che riunisce elementi singoli che già esistono. Una enorme metropoli che è in sostanza un mondo riconoscibile, addirittura familiare, dove non circolano astronavi ma automobili come le nostre, e che accentua problemi e tecnologie ritenute delicate già nel presente, come la limitazione dei clandestini e la genetica. E se la fantascienza è ricostruita in modo da apparire un'evoluzione realistica del presente, può porre dubbi atroci più di ogni altro genere.
Il tempo dirà se Winterbottom ha azzeccato il bersaglio con la profondità necessaria perché questi film durino nel tempo. Vederlo oggi, può fare una certa impressione. Due parole per gli attori, bravi senza essere straordinari eppure fisicamente e fisiognomicamente perfetti. Il gigante Tim Robbins, malinconico quanto basta per renderlo un cavaliere solitario di una battaglia disperata, e Samantha Morton, già vittima dell'efficienza pre-cog in Minority Report di Spielberg, minuta ed indifesa nonostante la sforzo di ribellarsi. Nel vederli a letto abbracciati dopo una fuga da Shangai, con il corpo di lei quasi tutto compreso nel torace di lui, si avverte tutta la tensione di uno sforzo impossibile nel quale chi è "dentro" cerca invano di salvare chi è "fuori".
Federico Ferrone