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La città incantata


Titolo: La città incantata
Nazionalità: USA/Giappone
Durata: 122’
Storia e Sceneggiatura originali: Hayao Miyazaki
Direttore dell'animazione: Masashi Andô
Direttore artistico: Yoji Takeshige
Produzione: Ghibli Studi, Dentsu e altri
Doppiatori: Erica Necci, Emiliano Coltorti, Sonia Scotti, Marzia Dal Fabbro, Carlo Valli, Roberta Greganti, Mino Caprio

"Ho deciso di fare qualcosa che attirasse le bambine. Qualcosa al quale potessero pensare e fare riferimento quando immaginano il loro futuro ed i loro rapporti con la società. In un mondo in cui sono iperprotetti, dove non possono giocare a meno di non fare parte di un club ristretto con regole rigide ed inflessibili, i bambini si stanno consumando. Chihiro soffre della stessa sindrome".
Hayao Miyazaki
Dietro le spoglie di un parco dei divertimenti abbandonato si cela una misteriosa stazione termale per spiriti e dei, gestita dalla strega Yubaba. A scoprirlo è una ragazzina di dieci anni, Chihiro, finita lì per caso assieme ai genitori. Mentre questi vengono trasformati in maiali dalla loro ingordigia, la bambina è costretta barattare il proprio nome per un lavoro, nella speranza di salvare i genitori e tornare nel mondo "normale". Nonostante le difficoltà, Sen - questo è il nome che Yubaba le dà - riuscirà a non perdere la propria identità, ad aiutare tutti e crearsi nuovi amici, salvando infine la famiglia.
E' Hayao Miyazaki a narrarci la storia di Chihiro con la cura e l'attenzione di un nonno, continuando a creare con la sua matita storie di ragazzine coraggiose e perseveranti, nelle cui piccole mani sta il destino del mondo. Attento all'attualità ed al contesto storico in cui i suoi film usciranno, Miyazaki si preoccupa di accorciare il più possibile i tempi che intercorrono tra l'ideazione e la proiezione, affinché il messaggio possa giungere con tutta la sua forza agli spettatori, piccoli o grandi che siano. Nonostante questo, all'altissima qualità del risultato ed ai conti contenuti (un quinto rispetto alla media dei film Disney), si unisce un valore comunicativo che supera l'immediato, restando valido anche dopo trent'anni.
Tutti i suoi protagonisti, per lo più ragazzine tra i dieci ed i tredici anni, sono caratterizzati da perseveranza e generosità, testardaggine ed un chiaro senso del giusto, più che del bene. Un qualche evento li priva della protezione e delle cure dei genitori, costringendoli a crescere ed a sperimentare le proprie capacità, mettendosi alla prova. Chihiro, la nostra protagonista, è la più moderna di tutte.
Il film ce la presenta arrabbiata ed ostile, incapace di accettare il trasloco e, soprattutto, di dover abbandonare gli amici: figlia unica, come spesso accade in Giappone già da decenni, Chihiro teme la solitudine ed il confronto, è costretta a dover rinunciare ai suoi punti di riferimento in una delle fasi più delicate della crescita. Miyazaki le dà la possibilità di maturare liberamente, privandola anche dei genitori e, quindi, del condizionamento esercitato dalle loro aspettative e mediazioni. Nel palazzo di Yubaba, Chihiro impara che sono la disponibilità e la sincerità le strade dell'amicizia, e che il diritto all'esistenza è qualcosa che va guadagnato e difeso attraverso il lavoro e la memoria.
All'interno delle terme incontriamo una quantità di spiriti e dei, in buona parte appartenenti all'olimpo shintoista, attraverso i quali Miyazaki esplica la sua critica al mondo contemporaneo. In particolare colpiscono Okusare-Sama, l'orrendo blob di fango dal quale Chihiro riesce a liberare lo spirito del fiume: la quantità di rifiuti ammassati nei corsi d'acqua sono frutto del legame perduto tra l'uomo e la natura, tra la vita e le sue fonti. Rafforza il messaggio la presenza di Kaonashi, la divinità "senza volto" inventata da Miyazaki stesso per rappresentare il Giappone contemporaneo, che illude attraverso la ricchezza per fagocitare chi raccoglie le sue illusioni. Kaonashi, incapace di controllare la propria ingordigia, è il contraltare dei genitori di Chihiro che, catturati dall'immediato, non si preoccupano di capire dove si trovano, né dove li porterà il misterioso parco dei divertimenti.
Nella realizzazione de "La città incantata" Hayao Miyazaki, riconosciuto come il migliore autore di cartoni animati mondiale, ha investito il sapere e l'esperienza accumulati in quarant'anni di lavoro. Il suo inconfondibile stile lo conosciamo fin dall'intramontabile "Heidi" (1974), quando un'esperienza decennale nelle principali serie giapponesi lo ha portato a firmare la sua prima serie animata. "Lupin III", "Conan, il ragazzo del futuro", "Anna dai capelli rossi", non sono che alcune tra le sue opere, viste e seguite da bambini di tutto il mondo ancora oggi. Della sua produzione più recente, incentrata per lo più sui lungometraggi, ci sono arrivati solo pallidi riverberi (del capolavoro "Nausicaä della valle del vento" abbiamo potuto leggere solo il fumetto, pubblicato da Marvel Italia, mentre il film giace dimenticato negli archivi della Rai). Dopo il caso di "La principessa Mononoke" distribuito male e con grande ritardo, nonostante fosse molto atteso, abbiamo potuto godere appieno delle sue meraviglie ne "La città incantata", per la distribuzione della quale si è dovuto aspettare l'intervento di Disney e Pixar congiunte, mentre a “Il castello errante di Hawl??? non è bastato il Leone d’Oro a risparmiargli mesi di ritardo sull’uscita in sala.
Più che nei film precedenti, Miyazaki impregna il film della cultura e della religione nipponici, dove la reincarnazione buddista si fonde con la miriade di spiriti shintoista, generando un legame profondo con la natura. Il messaggio ambientalista si esplica come rapporto di cura reciproca tra esseri viventi, mentre gli scenari prendono forma dai cinque elementi orientali: cielo, terra (nella forma di prati verdeggianti), acqua, fuoco e vento. Elemento caratteristico del Giappone, è attraverso quest'ultimo che esprime la gioia: che si tratti di una corsa a perdifiato o di un volo, l'apice delle storie del maestro giapponese mostra sempre il protagonista sospeso tra i cinque elementi ed aperto alla percezione di ciascuno di essi. Il processo di crescita di Chihiro inizia attraversando il tunnel ed immergendosi in un prato verde, continua con una corsa inarrestabile verso il basso, verso le cantine di Kamaji, regno del fuoco, per iniziare una lenta risalita verso il cielo, culminando nel volo col drago. Isolata dal mondo e sospesa tra acqua, cielo e terra, Chihiro scopre qui la circolarità del mondo, l'eterno tornare di ogni anima proprio del buddismo e la verità che si cela dietro i nomi.
Identificativa di un concetto, la parola appare qui come strumento di potere e di controllo: attraverso la cancellazione di un kanji, il nome di Chihiro si trasforma in Sen, ovvero nel numero 1000, e solo coltivando il ricordo del proprio nome, la consapevolezza delle proprie origini, Chihiro può mantenere la propria identità e la propria indipendenza.
Narrata con un ritmo costante, vivace ma non veloce, la storia ha un andamento rassicurante e positivo, che si contrappone alla frenesia quotidiana, e proprio di questa la gestione della stazione termale è una metafora. Strutturato sulla base dello studio Ghibli stesso -Miyazaki ammette di riconoscersi nell'instancabile Kamaji, mentre Yubaba altri non è che il presidente della Ghibli- il microcosmo iperattivo dell'albergo si contrappone al pacifico operare di Zeniba, doppio domestico della terribile direttrice. Nell'intento di conciliare i due opposti si svelano la crescita e la maturazione della ragazzina, ormai consapevole della necessità di entrambe le figure.
a cura di Valeria Ciceronea