Home   Cinema    Film Database    I sette samurai

Cinema

Film Database

I sette samurai


Titolo:I sette samurai
Nazionalità: Giappone
Durata: 200'
Sceneggiatura: Shinobu Hashimoto, Akira Kurosawa, Hideo Oguni
Fotografia: Asakazu Nakai
Effetti:
Musiche: Fumio Hayasaka
Cast:
Takashi Shimura (Kanbei)
Toshiro Mifune (Kikuchiyo)
Yoshio Inaba (Gorobei Katayama)
Seiji Miyaguchi (Kyuzo)
Minoru Chiaki (Heihachi Hayashida)
Daisuke Kato (Shichiroji)
Isao Kimura (Katsushiro Okamoto)
Yoshio Tsuchiya (Rikichi)

Giappone, tardo Millecinquecento, periodo di terribili, interminabili scontri tra gli eserciti dei feudatari, ricordato dai posteri come Sengoku Jidai (epoca degli stati combattenti). Nell’anarchia generale imperversano sulle campagne già stremate dalla devastazione delle battaglie bande di briganti che nessuna autorità è in grado di fermare. I contadini cercando di difendersi come possono, eliminando i ronin ( samurai senza padrone) che minacciano i loro villaggi, cercando di nascondere alle razzie dei briganti le donne ed i loro pochi beni. All’annuncio di un’ennesima scorreria il coraggioso contadino Rikichi, con l’appoggio dell’anziano capo-villaggio, decide di ribellarsi, convincendo i suoi compaesani a reclutare dei samurai squattrinati per combattere i predoni. Rikichi, con altri compagni, a tal fine si reca speranzoso nella vicina città ma l’impresa si rivela difficile: per quanto affamato e privo di protezione un ronin difficilmente si abbassa ad essere ingaggiato come guardia da un villaggio di contadini, soprattutto se l’unica ricompensa a fronte del pericolo è il vitto e l’alloggio. La ricerca dei contadini pare giunta ad un punto morto quando incontrano Kambei, samurai coraggioso e nobile, il quale, superate le iniziali perplessità, si offre di selezionare un gruppo di guerrieri disposti a seguirlo in un’impresa che non darà n? gloria n? denaro.
I Sette samurai è un film di ambientazione storica, con momenti comici e scene di drammatica e commovente intensità ma, soprattutto, è un incredibile affresco sul carattere umano, sulle sue debolezze e paure, con forti tratti di critica sociale; un’opera che sfrutta gli archetipi della narrativa e cinematografia avventurosa sfuggendo tuttavia agli stereotipi del genere, dando vita a personaggi e situazioni affascinanti o irritanti ma pur sempre credibili.
Il complesso rapporto tra contadini e samurai è forse la miglior controprova della capacità di Kurosawa di sfuggire alle schematizzazioni a favore di una analisi attenta ed intelligente della Storia, della società e dello spirito umano. La titubanza dei contadini nell’affidare le proprie vite a dei guerrieri non è n? eccessiva n? infondata come può apparire agli occhi di un occidentale del XXI secolo: i samurai, membri per nascita della classe più alta della società nipponica, erano praticamente liberi di opprimere, depredare e persino uccidere (per il principio del kirisute gomen, “taglia e vai via???) gli appartenenti alle altre classi sociali. I contadini temono i samurai quanto i briganti, li assoldano non quali eroi salvifici ma quale male minore (“ti preoccuperesti della barba se stessero per staccarti la testa? ???dice il capo-villaggio al contadino Manzai, preoccupato per la sorte della sua giovane ed avvenente figlia). I samurai sono disposti ad aiutare i contadini fintanto che ciò consente loro di atteggiarsi a salvatori degli innocenti ma sono pronti a lasciar perdere tutto, fino a desiderare di ucciderli tutti, quando scoprono il trattamento in passato riservato ai loro consimili dagli “inferiori??? agricoltori. Cerniera tra due mondi diversi, irruento testimone delle difficoltà proprie di entrambe le esistenze diviene il folle contadino-guerriero Kikuchiyo, magistralmente interpretato da Toshiro Mifune, al quale Kurosawa affida non solo buona parte delle scene comiche ma anche, e soprattutto, il ruolo di voce critica sulle ingiustizie sociali. I samurai parlano con tono pacato e con parole misurate, i contadini si lagnano e si lamentano sommessamente, Kikuchiyo il folle non ha remore di natura sociale o di classe: sghignazza, urla, scimmiotta i compagni ma nei momenti seri è lui la voce del regista, veicolo privilegiato per le riflessioni più profonde.
Un cenno particolare merita l’eccezionale uso delle tecniche registiche e di montaggio impiegate nel film, decisamente innovative rispetto alle coeve produzioni. La macchina da presa si muove con estrema dinamicità, seguendo i samurai ed i contadini nella dinamicità della battaglia; grazie all’uso combinato di più cineprese Kurosawa riprende la stessa scena da più angolazioni, consentendo il successivo drammatico e serrato montaggio alternato di campi lunghissimo e primi piani, panoramiche ed inquadrature ristrette su dettagli infinitesimali.
di Ilaria Nannini
NOTE:
Il riso, cibo sacro e principale fonte di sostentamento per il popolo giapponese, è forse il vero protagonista della storia. Per i contadini è il prodotto delle loro fatiche, nutrimento per il presente e sicurezza per il futuro; per i samurai è la paga giornaliera; per i banditi la preda da conquistare. Il riso, donato, gettato, raccolto, è la chiave di svolta di molte situazioni ora tristi ora liete: l’accordo tra il samurai ed i contadini viene simbolicamente consacrato dalla offerta al guerriero di una ciotola di caldo, bianco riso fumante; con due porzioni di riso Kambei distrae un bandito e libera il bambino rapito; di riso è l’offerta d’amore del giovane Katsushiro alla contadina, poi trasformato in gesto di pietà verso una vecchia vedova. E quale miglior rappresentazione della miseria dei contadini e del loro rispetto per i prodotti della natura se non l’insistita inquadratura sulla mano raggrinzita dell’anziano Yohei che raccoglie uno per uno i pochi chicchi di riso rimasti tra le assi di una scalcinata locanda?
di Ilaria Nannini