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Titolo: Tanguy
Nazionalità: Francia
Durata: 108'
Sceneggiatura: Laurent Chouchan,
Fotografia: Philippe Welt
Effetti:
Musiche: Pascal Andreacchio
Cast: Eric Berger, Sabine Azéma, André Dussollier

Tanguy è il figlio che molti genitori vorrebbero avere: ventotto anni, due lauree (o quasi), assistente universitario, ben introdotto al Ministero, bravo nello sport, di gran successo con le donne e molto affezionato alla famiglia. Mamma e papà si coccolano il loro geniale pargolo, viziandolo, passando sopra alla stile di vita disordinato tanto nelle faccende domestiche quanto negli affetti. Improvvisamente l’idillio familiare si rompe: i genitori si rendono conto di non poterne più di quel figlio immaturo e sciamannato che gira per casa a piedi nudi, che lascia cartacce e sporco dovunque, che trasforma il tetto domestico in un albergo ad ore. I coniugi Paul ed Edith iniziano una feroce battaglia, usando ogni mezzo lecito e illecito per prima convincere e poi costringere Tanguy ad andarsene di casa. Riusciranno nella nobile impresa o saranno destinati, come ironizza la perfida nonna, a sorbirsi il figlio vita natural durante?

Étienne Chatiliez dirige con brio una commedia dissacrante, giocata su registri fortemente farseschi, enfatizzando e portando alle estreme conseguenze il perseverante mammismo dei giovani moderni. Non più figli che cercano l’indipendenza dalla famiglia, bensì genitori ancor giovani e rampanti che lottano per la propria autodeterminazione, per poter vivere felici e liberi dai pargoletti cresciuti che trattano le case come alberghi. Un tema interessante e di attualità che purtroppo, dopo un inizio delizioso, non viene sfruttato in tutte le sue potenzialità. La narrazione soffre di discontinuità, con salti logici sia nella trama che nel comportamento dei personaggi e con un finale melenso di difficile interpretazione (ulteriore satira? Happy end hollywoodiano?) Non brilla per approfondimento psicologico soprattutto la coppia Paul ed Edith, ora genitori permissivo-protettivi, ora teen-ager invecchiati in fregola di libertà. Con tutti i suoi difetti il mite Tanguy si mostra molto più adulto dei suoi parenti nel sopportare con rassegnazione i mille dispettucci da liceali con cui i genitori cercano di farlo traslocare altrove e reagendo in modo duro ma bilanciato quando si trova sbattuto fuori dalla casa natia.
In Italia l’uscita del film fu accompagnata da una valanga di articoli, commenti, dibattiti sull’argomento, puntanti il dito contro i mammoni nostrani e quasi sempre dimentichi che i ventottenni con due lauree economicamente benestanti e contesi dai ministri si trovano più nel cinema che nella realtà.
A cura di:
Ilaria Nannini