Home   Cinema    Film Database    La fabbrica di cioccolato

Cinema

Film Database

La fabbrica di cioccolato


Titolo: La fabbrica di cioccolato
Nazionalità: USA, U.K
Durata: 106'
Sceneggiatura: John August, Roald Dahl (autore)
Fotografia: Philippe Rousselot
Effetti:
Musiche: Danny Elfman
Cast:
Johnny Depp,
Freddie Highmore,
David Kelly,
Helena Bonham-Carter,
Deep Roy,
Julia Winter,
Noah Taylor,
Jordan Fry,
Christopher Lee

Charlie Bucket è un bambino così povero, ma così povero che vive in una catapecchia dal tetto sfondato, campa a base di minestra di cavolo, fa il lustrascarpe (nel 2005!) per arrotondare e può permettersi una sola tavoletta di cioccolato all’anno, faticosamente comprata con i risparmi dei quattro nonni, della madre casalinga e del padre operaio. Se vi state già chiedendo perché i nonni non percepiscano almeno la pensione minima, dove finisca lo stipendio del padre o chi abbia dato l’agibilità a quella casa, questo film non fa per voi. Improvvisamente Willy Wonka, l’eccentrico proprietario della più grande fabbrica di cioccolato del mondo, bandisce un concorso rivolto ai suoi piccoli acquirenti: i cinque fortunati che troveranno i biglietti d’oro nascosti nelle tavolette di cioccolato potranno visitare lo stabilimento e vincere un fantastico e misterioso premio finale. A livello mondiale si scatena la caccia ai biglietti e, tra ricconi pronti a svenarsi per acquistarne uno e russi pataccari, i preziosi tagliandi finiscono uno dopo l’altro nelle manine avide di quattro odiosi ragazzini e dei loro terrificanti genitori. Inutilmente Charlie scarta con trepidazione la sua annuale tavoletta, vanamente il nonno ne finanzia l’acquisto di una seconda con i soldi nascosti nel materasso: il quinto biglietto sembra introvabile. Quando Charlie è ormai rassegnato, il fortuito ritrovamento di un banconota nella neve consente al ragazzino di comprare la terza, fatidica tavoletta nel negozio sotto casa e di trovarvi il sospirato bigliettone. Il giorno stabilito i cinque ragazzini, con i rispettivi parenti, sono scortati all’interno dell’edificio dall’enigmatico, androgino Willy Wonka, cicerone di un mondo artificiale di zucchero e cacao, dove le cascate sono di cioccolata, l’erba è di menta, gli operai sono alacri pigmei canterini e scoiattoli ammaestrati. Mondo di caramello ma dalle regole ferree, dove agli ingordi e ai prepotenti, ai cattivi e ai viziati può capitare di tutto, come impareranno a loro spese i quattro odiosi antagonisti del virtuoso Charlie. Uno dopo l’altro i bambini cadono vittima dei loro stessi difetti, trasformati in mirtilli umani o in lillipuziani, inesorabilmente beffeggiati dalle perfide canzoni degli Oompa Loompa, espulsi dalla fabbrica assieme ai loro odiosi genitori. Chi sarà l’unico bambino così buono e generoso da meritare l’ambito premio?

Ispirato al celeberrimo (in America) romanzo per ragazzi La fabbrica di cioccolato, già oggetto di una prima trasposizione cinematografica negli anni ‘70 (con il Gene Wilder nel ruolo dell’enigmatico stralunato Wonka), il film di Burton si mantiene sostanzialmente fedele alla trama del libro, inserendovi delle escursioni nel mondo della psicanalisi e calcando la mano, come già il predecessore, sulla bontà senza ombre, sul disinteresse, sul candore del giovane Charlie. Costretto dagli angusti limiti di una trama intoccabile, Burton tenta di inserirvi qualche tinta dark, qualche inquadratura inquietante, senza tuttavia riuscire a scalfire il buonismo imperante nella storia. Il tocco del regista traspare negli spettacolari titoli di testa, nella scelta di alcune scenografie goticheggianti, nello sguardo talvolta folle e meditabondo di Wonka, nella colonna sonora dai toni sinfonicamente cupi. Nel tentativo di conquistare il pubblico adulto, la sceneggiatura dà ampio risalto al ruolo costruttivo o deviante della famiglia nello sviluppo della psiche dei pargoli, evidenziando come siano proprio le debolezze degli adulti a coltivare i difetti dei bambini; le stesse stranezze di Wonka vengono giustificate (era proprio necessario?) sulla base del difficile rapporto tra questo e il padre dentista, nemico giurato di dolciumi e caramelle, torturatore della propria prole mediante mostruosi apparecchi ortodontici. Paradossalmente, proprio questo tentativo di trasformare il vecchio, bizzarro miliardario del libro in un giovane esistenzialista inquieto rende il personaggio di Wonka di gran lunga il meno credibile della storia. Pur se affidato alla eccezionale bravura di Johnny Depp, Wonka rimane perennemente sospeso tra la gaia incoscienza di un Peter Pan e la sofferta solitudine del freak, ibrido nevrotico tra un dandy, un hippy («mettete bon bon nei vostri cannoni») e un egocentrico industriale che non esita a licenziare in massa i propri operai.
Accantonando le summenzionate perplessità sul tono e sui contenuti del film, è doveroso riconoscere al medesimo una splendida scenografia e un’efficace colonna sonora, che mescola in sé gli stili più vari, soprattutto negli esilaranti e splendidamente coreografati balletti degli Oompa Loompa. Le ritmate canzoni degli ometti non fanno certo rimpiangere gli statici siparietti dei nani del film con Wilder, grazie anche alla grande bravura dell’attore indiano Deep Roy, unico interprete, grazia alla magia del digitale, di tutti i centosessantacinque Oompa Loompa.
di Ilaria Nannini