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Film Database

Piccolo Buddha


Titolo:Piccolo Buddha
Nazionalità: Gran Bretagna
Durata: 139 min.
Sceneggiatura: Rudolph Wurlitzer, Mark Peploe
Fotografia: Vittorio Storaro
Effetti:
Musiche: Ryuichi Sakamoto
Cast: Bridget Fonda, Chris Isaak, Alex Wiesendanger, Keanu Reeves, Ying Roucheng

Seattle, epoca moderna. I membri della famiglia Konrad, padre, madre e figlio decenne, vivono un’esistenza benestante ma rigorosa, razionale, priva di vero calore umano. Improvvisamente alla loro porta bussano due monaci buddisti, Lama Norbu e Champa, venuti dal lontano Buthan per incontrare il piccolo Jesse, ritenuto la probabile reincarnazione del defunto e venerato Lama Dorje. Scettici sulle dottrine dei bonzi, ma remissivi di fronte alla insistente cortesia dei monaci, i due Konrad consentono al bambino di passare qualche tempo presso il tempio buddista di Seattle. Dai racconti del lama Norbu, coadiuvati da un libro illustrato, Jesse apprende la storia del principe indiano Siddartha Gautama, destinato a diventare il “Buddha???, “l’illuminato???. Dopo un iniziale resistenza, il padre, sconvolto per un tracollo finanziario che ha portato alla morte di un suo socio ed amico, accetta di accompagnare Jesse in Buthan. Nel paese himalayano Jesse dovrà sottoporsi, assieme ad altri candidati, alle prove prescritte dal buddismo tibetano per verificare se egli è veramente la reincarnazione del Lama Dorje.
Partendo da un soggetto indubbiamente originale ed interessante, scritto dallo stesso regista, Il Piccolo Buddha sarebbe potuto diventare un capolavoro in grado di avvicinare cultura occidentale ed orientale. Purtroppo parte delle incredibili potenzialità della storia sono rimaste inespresse, congelate da una narrazione priva di slanci.
La storia del piccolo Jesse è ambientata in un mondo in cui la cultura occidentale, vista come vuota e materialista, e la spiritualità orientale, gioiosa, calda e viva, si contrappongono in modo manicheo. Nella fredda Seattle dalle prospettive geometriche di vetro e cemento, perennemente fotografata con toni azzurrino-grigiognoli, i Konrad vivono un’esistenza emotivamente piatta: neppure la notizia che il proprio figlio potrebbe essere la reincarnazione di un Lama morto dieci anni prima suscita nei coniugi emozioni più forti di un vago stupore misto a scetticismo. I due lama, con le proprie peculiari tradizioni, con i colori delle loro tonache, con il suono degli antichi strumenti, portano il ricordo dalla calda e luminosa India, di un mondo vivo, dove l’Uomo ancora non è schiavo della Materia. Alla grigia Seattle il regista contrappone la solare opulenza delle costruzioni indiane; allo scetticismo, la fede dei due lama, disposti a girare mezzo globo per ritrovare il defunto maestro; alla frenetica ricerca dei beni materiali, la capacità di Siddartha di spogliarsi di titoli e possedimenti per ricercare la salvezza universale.
Entrambe le civiltà sono tuttavia trattate con lo stesso distacco e superficialità che si rimprovera alla cultura occidentale. Nel lodevole intento di fare un film didattico, adatto alle famiglie, si è sacrificato l’approfondimento psicologico dei personaggi per una indiscussa spettacolarità delle scene ambientate in Oriente. Il Buddhismo, filosofia di antichissima tradizione ed indubbio spessore, risulta ridotto ad una storia favolistica; il Principe Siddartha diviene una bella statuina inespressiva che pare gioire, patire e meditare per mere esigenze di copione; la ritrovata armonia tra i coniugi Konrad davanti alle ceneri del maestro Norbu sembra più un forzato happy end che la naturale conclusione della storia.
A cura di:
Ilaria Nannini