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L'ultimo imperatore


Titolo: L'ultimo imperatore
Nazionalità: Francia. Gran Bretagna, Italia
Durata: 160'
Sceneggiatura: Mark People,Bernardo Bertolucci
Fotografia: Vittorio Storaro
Effetti: Fabrizio Martinelli,Gino De Rossi
Musiche: Cong Su,Ryuichi Sakamoto, David Byrne
Cast: John Lone.... Pu-Yi Joan Chen.... Wan Jung Peter O'Toole.... Reginald Johnston, "R.J." Ying Ruocheng ...... Jin Yuan, Direttore del carcere

Pechino, Città Proibita, inizi del Novecento: prossima alla morte, l'anziana Imperatrice Vedova designa quale proprio successore il piccolo Pu-Yi, di appena tre anni. Strappato alla famiglia, il bambino cresce attorniato da stuoli di servi, nutrici e precettori, ma fondamentalmente solo ed isolato dalla realtà che lo circonda. Prigioniero in una gabbia dorata che neppure l’instaurazione della repubblica di Sun-Yat-Sen riesce ad infrangere, Pu-Yi cerca la fuga prima nella vita dissoluta della Shangai degli anni Trenta, poi nella illusoria libertà di monarca-fantoccio del Manciukuo. Burattino fin dalla nascita nelle mani di poteri più grandi di lui, Pu-yi, dopo un periodo di prigionia in Russia ed un decennio di “rieducazione??? in patria, finirà i propri giorni come giardiniere nella sua ex-reggia. Primo film occidentale girato nella Città Proibita dopo l’avvento della Repubblica popolare cinese, osannatissimo dal pubblico e dalle giurie mondiali, meno amato dalla critica più esigente, L’ultimo imperatore è indubbiamente un grandioso affresco sul mondo misterioso ed esotico della Città Proibita, colto nel momento della decadenza, immenso pachiderma di legno dorato destinato a polverizzarsi sotto i colpi della Storia. Per sottolineare l’antitesi tra i due mondi in cui Pu-Yi è vissuto, Bertolucci ammanta gli episodi ambientati nella Città Proibita di cromatismi caldi e solari (ori, arancioni, rossi), coprendo con un uniforme tono grigio-azzurrognolo la scialba vita e gli incolori personaggi della Cina comunista. La grandiosità della Città Proibita, la ricchezza dei costumi, la magniloquenza delle scene di massa, sottolineate dalla discreta ma incisiva colonna sonora di Ryuichi Sakamoto, affascinano indubbiamente lo spettatore occidentale, il quale non può non provare umana pietà per la misera sorte dell’Ultimo Imperatore della Cina. La pletora di premi vinti, conferma e consacrazione degli indubbi meriti dell’opera, non può far dimenticare la dura critica che ad esso riservò il grande orientalista fiorentino Tiziano Terzani, attento conoscitore della Cina, il quale bollò il film come "una grande, costosissima occasione sprecata". In particolare lo scrittore e giornalista fiorentino sottolineò l’eccesso di decorativismo, la scarsa attendibilità storica ("un’infilata di splendide cartoline illustrate mandate de un paese che non è mai esistito") e la più o meno consapevole propaganda filocinese dell’opera*. Note9 Oscar: Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Sceneggiatura Non Originale, Miglior Fotografia, Miglior Scenografia, Miglior Sonoro, Miglior Colonna Sonora, Migliori Costumi, Miglior Montaggio (1987);Nastro D' Argento: Miglior Regia;8 David Di Donatello (1988) - Miglior Regia (Bernardo Bertolucci), Miglior Film (Bernardo Bertolucci), Migliore Sceneggiatura (Mark Peploe E Bernardo Bertolucci), Migliore Attore Non Protagonista (Peter O'toole), Migliore Scenografia (Bruno Cesari,Osvaldo Desideri E Ferdinando Scarfiotti), Miglior Montaggio (Gabriella Cristiani), Migliore Fotografia (Vittorio Storaro), Migliore Costumista (James Acheson E Ugo Pericoli) Migliore Produzione (Franco Giovale', Jeremy Thomas E Joyce Herlihy); Grammy Awards - Best Soundtrack (1988). *Cfr. “In Asia??? di T.Terzani ed. Tea 2002