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Film Database

L'udienza è aperta


Nazionalità: Italia
Durata: 75 min.
Sceneggiatura: Vincenzo Marra
Fotografia: Mario Amura
Effetti:
Musiche: Massimo Mitiga
Cast: attori varii
“L'Udienza è aperta??? è un'indagine sullo stato attuale della giustizia italiana, sulle sue istituzioni e i suoi protagonisti. Senza giudicare, senza lanciare provocazioni gratuite, ribadendo un unico grande concetto: la giustizia non è solo un'esperienza politica, ma anche sociale, culturale, religiosa, personale.
Dall’interno delle aule del Tribunale di Napoli Vincenzo Marra segue un processo per omicidio, commesso da uno dei tanti clan camorristi presenti nel territorio, mostrando fatti veri, interviste, dialoghi e scene reali, spiando i protagonisti (un Giudice d’Appello settantenne, il suo Giudice a latere ed il più grande penalista napoletano) nella loro vita, muovendo la camera nel dietro le quinte, nel backstage delle aule, lontano dai clamori delle pagine dei giornali e delle polemiche politiche. Fuori dal loro ruolo istituzionale e pubblico i protagonisti riflettono, confrontandosi su temi scottanti quali la cultura islamica o il ruolo della donna nel mondo del lavoro, dimostrando la diversità dei loro ruoli, delle ideologie, degli schieramenti politici. Marra, camera in spalla, li segue, abolendo immagini patinate o facili accostamenti, per permettere allo spettatore di formarsi un’idea degli eventi il meno possibile influenzata da preconcetti o antichi pregiudizi. E lo fa indovinando ogni dettaglio, dalla tematica (filmare un processo di camorra a Napoli, epicentro della giurisprudenza studiata e praticata nel Mezzogiorno) allo stile, che alterna al realismo un grottesco “spontaneo???, che scaturisce naturalmente nel contesto di un sistema giudiziario quasi “da operetta??? come quello italiano attuale. Ecco che “Fare la legge??? non è altro che un mestiere, molto concreto, dove la legge, quella vera, è fatta di regole, rinvii, di persone qualsiasi, di magistrati e avvocati né di destra né di sinistra, almeno finché non li si sente parlare nella sfera privata, che Marra separa sapientemente da quella intima. E i protagonisti dibattono e si contorcono realmente, per non diventare meri caratteristi, bozzetti di un’umanità schematizzata e scontata, suddivisa in ruoli e gerarchie. Ecco il siparietto (quasi surreale) del Presidente che con la sua giudice a latere sproloquia a favore della pena di morte, contro la parità tra i sessi (donne a casa a crescere i figli, ché la loro "vocazione naturale è di essere mamme"), sentenziando sull’evidenza della disuguaglianza della Giustizia ("uguale per tutti non lo è stata mai"), o su quanto siano strozzini gli ebrei e stupratori i marocchini.
Dice il regista: “Loro, i miei protagonisti, hanno accettato di mettersi in gioco in prima persona, facendomi entrare nel vivo della loro vita professionale, senza paura di mostrarsi. Sono riuscito a vincere la loro diffidenza e a realizzare un vero film senza “barriere???, cercando di non dare giudizi, limitandomi a guardare".
La frammentazione ed un ricercato senso di confusione sono la carta vincente del documentario, che ha il merito di spiegare un "iter processuale", dandogli uno statuto finalmente riconoscibile anche ai non addetti ai lavori, un iter che scorre davanti agli occhi degli spettatori nelle sue trappole, regole, burocrazie, e negli ostacoli imprevisti. Le aule rimangono chiuse perché il cancelliere si è dimenticato di aprirle, continui ritardi, fogli di carta volanti contenenti prove ed importanti documentazioni vengono persi, numeri di telefono scritti sui muri degli uffici del tribunale. Risate amare.
Il finale inquadra un neon intermittente nel tribunale ormai deserto, dopo l’ennesimo aggiornamento del processo d’appello. Quando i processi si dilatano all’inverosimile, la legalità, lentamente, muore.