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Film Database

Una scomoda verità


Nazionalità: U.S.A.
Durata: 100 min.
Sceneggiatura:
Fotografia: Bob Richman, Davis Guggenheim
Effetti: Troy Rackley
Musiche: Michael Brook
Cast: Al Gore
Prima di ogni altra considerazione: questo documentario deve essere visto. Il motivo è uno e molto semplice: non esiste problema più urgente al mondo del riscaldamento globale. E Una Scomoda Verità dà una visione decisamente esauriente sulla questione. Visto che è molto probabile che ve lo stiate chiedendo, questo film non è noioso. Non staccherete gli occhi dallo schermo nemmeno per un secondo perché si parla di qualcosa che ci riguarda molto da vicino.
Il protagonista assoluto è Al Gore, proprio quel tizio che per poco non è diventato presidente degli Stati Uniti (e non è escluso che lo diventi nel 2008). «I’m Al Gore, and I used to be the next President of the United States». Così si autodefinisce l’ex vicepresidente di Bill Clinton in una delle prime sequenze del film. Poco più tardi afferma di aver messo a punto il suo discorso sul riscaldamento globale nel corso di circa mille incontri e convegni tenuti in giro per il mondo e specialmente negli Stati Uniti, maggiori responsabili del danno climatico al quale tuttavia tutti i paesi, anche se in misura diversa, stanno contribuendo. Un danno di cui tutti pagheremo le
conseguenze, chi più e chi meno. Questo per dire che la lunga arringa di Al Gore alla quale si assiste guardando "Una Scomoda Verità" è puro entertainment limato negli anni, che senza ombra di dubbio vi terrà svegli e arzilli.
Detto questo, non è necessario riassumere la tesi di un film già di per sé chiaro ed efficace; occorre piuttosto precisare che ci sono due film al suo interno: uno sul riscaldamento globale, uno sul signor Gore. Avere la botte piena e la moglie ubriaca è un desiderio al quale si resiste difficilmente con le elezioni presidenziali così vicine. Preparatevi dunque a godervi anche un po’ di sana propaganda politica goriana. Di lui conoscerete le tragedie familiari, i luoghi natii, scherzosi aneddoti sui tempi del college. Si presenta come un integerrimo eco-militante, ma purtroppo non è del tutto vero. Ed è bene saperlo. A questo proposito mi sembra doveroso riportare un illuminante articolo di Massimo Gramellini tratto dalla rubrica "Buongiorno" che cura quotidianamente sulla prima pagina de «La Stampa»: «Tutti dovrebbero vedere il documentario ecologista di Al Gore premiato con l’Oscar. Soprattutto il passaggio in cui, con piglio da leader autentico, il mancato presidente degli Stati Uniti invita gli spettatori a contribuire alla salvezza del pianeta risparmiando energia fra le mura domestiche.
Non ci viene chiesto molto, dice giustamente Al Gore. Una doccia un po’ più breve e un po’ meno bollente. Chiudere le luci quando si esce. Piccole cose. In fondo limitare i consumi è anche il modo miglioreper condurre una vita più sobria.
Purtroppo per lui, e per noi, non sarà facile rivoluzionare le abitudini di certi inquinatori spericolati. Totalmente privi di senso civico, eanche di quello del limite. Ieri i giornali americani segnalavano uno di questi arnesi a Nashville, dove abita in una casa di venti stanze e diciotto bagni: quando gli scappa la pipì organizzerà un’estrazione a sorte. Il signore in esame sperpera ogni anno lo sproposito di 221.000 kilowatt-ore, una overdose di elettricità che basterebbe a sfamare alcuni isolati. La sua bolletta elettrica ammonta a 1395 dollari al mese e quella del gas sfonda quota 1000. Come convertire lo scialacquatore di Nashville a un minimo di ambientalismo? L’unica speranza era che il documentario di Al Gore lo folgorasse con la forza di una rivelazione. Perciò il mio sconforto è aumentato quando ho saputo che quell’uomo il documentario di Al Gore lo aveva già visto. E non una, ma più volte: in sala, in moviola, dal vivo. Perché quell’uomo è Al Gore».
Aggiungiamo un altro pizzico di realtà: Gaia Giuliani scrive su «La Repubblica» che Al Gore «è notoriamente socio della Oxy, ovvero la Occidental Petroleum Corporation, multinazionale del petrolio che è stata sotto accusa per disastro ecologico». Con questo mi auguro che, in caso di colpi sonno durante la visione, vi perdiate uno dei due film presenti in Una Scomoda Verità: quello in cui venite presi per i fondelli.
Se poi apprezzate il sarcasmo e i temi affrontati in questo film, è altamente consigliato il documentario di Chris Paine "Who killed the electric car?", del 2006, che ricostruisce la storia e la misteriosissima fine della EV1, una magnifica auto elettrica costruita dalla General Motors negli anni ‘90 e dalla stessa casa presto misconosciuta e abbandonata in
centinaia di esemplari nel deserto dell’Arizona.
a cura di:
Stefano Mutolo