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The end of Suburbia


Nazionalità: U.S.A./Canada
Durata: 78 min.
Sceneggiatura: Gregory Greene
Fotografia:
Effetti:
Musiche: Ken Vandevrie
Cast: James Howard Kunstler, Steve Andrews, Ali Samsian Bakhtiari, Barrie Zwicker
Un semplice dato di fatto è che ogni sistema basato sull’uso di risorse non rinnovabili è insostenibile. Nonostante tutti gli allarmi che sono stati lanciati negli ultimi anni sulle limitate disponibilità dei combustibili fossili, la gran parte del mondo industrializzato, con in testa gli Stati Uniti, pare del tutto insensibile alla spia di colore rosso che si è accesa sul “serbatoio??? della Terra. Molti ritengono che lo stile di vita americano e più in generale occidentale dia il diritto di poter operare indiscriminatamente al di fuori delle leggi della natura. Nel 1992 G. W. Bush senior dichiarava che «il modo di vivere americano non è negoziabile», ma esso ha un costo molto elevato se consideriamo che gli Stati Uniti, che rappresentano soltanto il 4% dell’intera popolazione mondiale, consumano il 25% del petrolio estratto annualmente in tutto il mondo. La gran parte di queste risorse petrolifere è destinata alla c.d. “suburbia???, cioè alle grandi periferie delle città industrializzate, con la loro immensa richiesta di risorse per mantenere in vita le colate di cemento, le enormi quantità di plastica e le macchine a motore. L’ovvia conseguenza di tale sfrenato utilizzo delle risorse è il loro esaurimento: tutto questo diventerà presto economicamente ed ecologicamente impossibile da sostenere. «Suburbia ha davvero i minuti contati» sostiene il Prof. James Howard Kunstler, uno degli studiosi interpellati nel documentario di Gregory Greene: Suburbia rappresenta la più grande distruzione di risorse nella storia del mondo. Essa ha le sue origini intorno agli ultimi anni dell’Ottocento, nel pieno del processo di industrializzazione, e ha cominciato a svilupparsi come progetto a partire dagli anni ’20 del Novecento, quando l’automobile per la classe media statunitense comincia a divenire una consuetudine. Ma un’ascesa irrefrenabile si è verificata solo dopo la seconda guerra mondiale con il boom della produzione industriale e tecnologica. In poche parole il progetto della Suburbia americana veniva in quegli anni costruito, impacchettato e pubblicizzato come il fiore all’occhiello del cosiddetto American dream. Il fatidico momento di non ritorno per la generazione della Suburbia sarà quello del “picco del petrolio???, cioè il momento di massima produzione del greggio dopo il quale il prezzo del barile inizierà inevitabilmente a crescere senza sosta. Tale momento è atteso da molti esperti già nei prossimi cinque anni. Ma se il governo degli Stati Uniti non sembra preoccuparsi minimamente della gravità della situazione, non meglio sembra comportarsi l’Europa, all’interno della quale nessun paese sta modificando sensibilmente la propria politica energetica e dove soltanto adesso si stanno timidamente aprendo spiragli per una strategia comune. Ciò che contribuisce a rendere difficile lo scenario è che anche utilizzando tutte le sorgenti di energia economicamente ed ecologicamente compatibili difficilmente sarà possibile sostituire del tutto il petrolio, specialmente per la sua versatilità: alcune risorse rinnovabili come l’idrogeno e l’etanolo non saranno infatti in grado di rispondere alle esigenze di una popolazione mondiale in continua crescita. Che ne sarà allora del nostro usuale modo di vivere nei prossimi anni? Il regista Gregory Greene ha annunciato la realizzazione di un secondo documentario dal titolo Escape from Suburbia, concernente la fuga dal perverso stile di vita occidentale: la speranza è che ognuno di noi, se vuole lasciare alle generazioni future un mondo ancora vivibile, in breve tempo cominci la “ritirata???.
a cura di:
Filippo Lazzerini