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The future of food


Nazionalità: U.S.A.
Durata: 88 min.
Sceneggiatura: Deborah Koons
Fotografia: John Chater
Effetti:
Musiche: Todd Boekelheide
Cast: attori varii
Secondo autorevoli studiosi americani e non i cibi Ogm potrebbero essere all’origine di intossicazioni, allergie, nonché di terribili malattie come cancro e leucemia. Quello che sul mercato viene presentato come un cibo senza effetto sulla salute, in realtà avrebbe provocato almeno un centinaio di morti e migliaia di malati gravi per l'assunzione di L-triptofano, un aminoacido usato come supplemento negli alimenti geneticamente modificati. Benché perfino l'Organizzazione mondiale per la sanità abbia mostrato la preoccupazione che gli OGM possano provocare malattie resistenti agli antibiotici, gli Stati Uniti hanno per anni taciuto, facendoli passare per cibi sicuri. The future of food, diretto, scritto e prodotto dalla regista americana Deborah Koons, è un film-intervista ad agricoltori ed esperti che evidenzia in quale misura gli alimenti geneticamente modificati stiano minacciando la sicurezza del cibo. Le ricerche degli studiosi sono stati per anni distorte e gli scienziati che hanno provato a denunciare i problemi alla salute provocati dagli Ogm sono spesso stati vittime di pressioni, inganni e manovre per camuffare la verità a vantaggio dell'industria biotecnologica. Naturalmente le multinazionali alimentari sono attratte dalle maggiori rese e dal risparmio in termini di tempo e antiparassitari che le coltivazioni geneticamente modificate offrono. I loro creatori, come Monsanto, promuovono il messaggio filantropico che gli Ogm potrebbero essere lo strumento per la riduzione della fame e della povertà nel mondo. Sostengono, anzi, che invece di violare l’ambiente, le piante geneticamente modificate lo rendono più sicuro.La triste realtà denunciata dal film mostra invece come la natura rischi di essere brevettata da sei multinazionali biotech. E da tutto ciò emerge chiaro il concetto che il futuro del cibo è legato imprescindibilmente alla sovranità alimentare e alla tutela dei piccoli proprietari terrieri. La vecchia Europa, spinta dalla contrarietà della maggior parte dei consumatori, ha fatto ogni sforzo per resistere all'ingresso nei suoi mercati dei prodotti da coltivazioni geneticamente modificate, ma è stata sottoposta a forti pressioni dagli Stati Uniti attraverso la World Trade Organization perché modificasse la sua posizione. La missione del film della Koons è quella di estendere a livello globale la prima misura Ogm-free approvata all'inizio del marzo 2004 nella California settentrionale: agricoltori e consumatori hanno prestato il loro consenso con il 56% dei voti alla cosiddetta Proposition H, dichiarazione vincolante contraria alla diffusione, coltivazione e crescita di Ogm nella contea di Mendocino. Del resto, il Center for Food Safety ha avviato un’azione legale contro la Food and Drug Administration, la potente agenzia governativa che gestisce tutte le questioni legate al cibo negli Stati Uniti, per costringere il governo a stabilire una revisione obbligatoria degli alimenti geneticamente modificati e per dotarli di una chiara etichettatura che ne identifichi la caratteristica Ogm. Questa azione eclatante arriva dopo sei anni di mancata risposta da parte della FDA alla petizione in cui oltre 50 associazioni di consumatori e ambientalisti chiedevano normative più meticolose sugli alimenti biotech. Perché la FDA, così ansiosa di proteggere la salute su problematiche quali l’eccesso di mercurio nei pesci o la pastorizzazione dei formaggi freschi a base di latte crudo, non vuole dare un’occhiata rigorosa alle alterazioni irreversibili alla natura provocate dalla scienza legata all’industria?

a cura di:
Filippo Lazzerini