Home   Cinema    Film Database    E' morto Cattelan! Evviva Cattelan!

Cinema

Film Database

E' morto Cattelan! Evviva Cattelan!


Nazionalità: Italia
Durata: 54 min.
Sceneggiatura: Elena Del Drago, Marco Penso
Fotografia: Marco Penso
Effetti:
Musiche: Giuliano Taviani
Cast: attori varii
Il mockumentary è un stile documentaristico messo al servizio della finzione (il mock), inseguendo una storia vera alla ricerca di personaggi nello stile del cinéma vérité, ma sempre con intento ironico e satirico (mock significa anche derisione), mantenendo vivo un atteggiamento di improvvisazione.
È morto Cattelan! Evviva Cattelan! si inscrive perfettamente in questo genere cinematografico. Si apre infatti con una carrellata dei principali telegiornali italiani che danno la notizia del (falso) decesso dell’artista. Comprovata da un bollettino medico, ma avvolta nel mistero, la morte di Cattelan sarà l’occasione per costruire un’inchiesta, una ricognizione divertita ed esaustiva al tempo stesso, lanciata sulle tracce di un personaggio inafferrabile: dall’infanzia nella provincia veneta, ai primi successi ottenuti a New York, dalle diatribe critiche sulle sue opere, ai trionfi ottenuti a Milano e a Berlino, fino alle polemiche scatenate dai benpensanti. La pellicola, però, non ha alcuna intenzione di giungere a una conclusione definita e reale, preferendo lasciare aperta la riflessione sul lavoro di Cattelan e, soprattutto, le incognite sulla sua personalità.
Questo “testamento??? ripercorre l’innata capacità di stupire dell’artista padovano. La messa in scena della finzione e della derisione è sua caratteristica principale: ne sono testimoni, tra le altre, le sue sculture e installazioni, come il Wojtyla abbattuto da un meteorite, i bambini appesi a un albero immerso nel traffico milanese e uno scoiattolo che si suicida con un colpo di pistola alla testa.
Cattelan è un post-duchampiano abile nell’impedire la museificazione della propria arte e nell’esaltare sé stesso e il proprio mito, rendendosi invisibile all’interno delle proprie opere, un Andy Warhol aggiornatosi all’inarrestabile procedere ed evolversi della società dello spettacolo, abile nel realizzare opere ad una prima lettura anche facilmente comprensibili (almeno quanto un pugno nello stomaco), ma capaci di mantenere una sorta di mistero (che sa tanto di riserbo), sulle reali intenzioni dell’autore: caratteristica, questa, della poeticità della grande arte.
Ma È morto Cattelan! Evviva Cattelan! è anche una strenua difesa del ruolo dell’artista e del suo compito di stupire, necessario perché chi lo apprezza e chi lo dileggia non si sieda in una perenne immobilità di pensiero. E, con ogni evidenza, osservando la genesi e la maturazione di una esistenza, attraverso poche balenanti immagini e parole di chi ha conosciuto l’uomo Cattelan, possiamo accedere all’arte che nasce dalla vita e alla vita che imita l’arte: quasi come se potessimo capire già molto dal cattolicesimo dell’ambiente padovano, o dalla volontà di controllare e (ri)montare la propria vita, rendendola arte e mito di sé, ma in maniera ironicamente postmoderna.
E, a pensarci bene, anche questa opera filmica potrebbe tranquillamente essere dello stesso Cattelan: giocare ancora una volta a nascondino con il pubblico e farlo nel modo più estremo, fingendo di essere morto. Poi, magari, accompagnare il film al festival, mischiandosi con gli spettatori e mettersi anche a scherzare con essi: "Certo che è proprio matto 'sto Cattelan... Ma è vero che sta con Victoria, quella delle Iene?.
Con il rischio che Cattelan diventi già un classico, da vivo (onore toccato solamente a Carmelo Bene, grazie alla pubblicazione della sua opera omnia: vivo e morto allo stesso tempo!), parlandoci dall’aldilà della propria morte? A questo punto non resta che augurargli una lunga carriera da caro estinto, affinché il suo video testamento diventi un’opera monstre, come un coccodrillo da aggiornare continuamente.