Home   Cinema    Film Database    Saimir


Nazionalità: Italia
Durata: 88 min.
Sceneggiatura: Francesco Munzi, Serena Brugnolo, Anna Ferruzzo
Fotografia: Vladan Rodovic
Effetti:
Musiche: Giuliano Taviani
Cast: Mishel Manoku, Xhevdet Feri, Lavinia Guglielman, Anna Ferruzzo
Il destino di ogni persona è in parte racchiuso nel nome che porta. È quanto afferma l’onomanzia, arte divinatoria da secoli in crescente discredito. Ma stavolta dobbiamo crederci, perché “Saimir??? significa “il giusto???. Saimir è un ragazzo albanese che sogna un riscatto, morale ancor prima che sociale. Vive insieme al padre in un triste appartamento di un litorale laziale che d’inverno sprofonda nell’anonimia geografica, trasfigurato in una vera e propria “interzona???. Questo lembo di terra davanti al mare, quando il freddo tiene lontano i vacanzieri, diventa un rifugio a cielo aperto per comunità rom, albanesi e romeni; molti di questi sono i borderline della nostra società, costretti più a sopravvivere che a vivere, spesso prestando la propria morale a qualche delinquente in cambio di “lavoretti???. In mezzo a queste figure si muove Saimir, adolescente che è tutto “al confine??? : se il suo corpo ha ancora la snellezza del ragazzo ma il viso già marchiato dell’adulto, la sua mente è rimasta al confine fra l’Italia e l’Albania. Nella frenetica ricerca di questa doppia identità mancata, il motorino di Saimir si assurge a prolungamento del suo corpo, un motorino isterico e selvaggio che sembra in perfetto antagonismo alla palcida e indolente vespa di Moretti in “Caro diario???. Il giorno si alterna alla notte in una danza letargica, in cui sembra che siano gli eventi a decidere da quale disperato farsi compiere : Saimir partecipa così a una rapina. Ma nemmeno la carriera del criminale riesce ad esercitare un fascino sulla sua personalità. In mezzo a tanto fango fiorisce poi una tenerezza corrisposta con Michela, una sua coetanea italiana. Purtroppo è un sentimento condannato a essere ucciso dalla differenza di estrazione; la società di fatto tiene separati i due giovani in due moderne caste e a Saimir rimbombano le parole di disperata rassegnazione del padre : “questo è il nostro destino???. La conoscenza di una giovane ragazza deportata in Italia e destinata alla prostituzione, scatena in Saimir tutta la voglia di giustizia che è racchiusa nel suo nome : un simbolico parricidio sarà il gesto col quale il giovane eroe esorcizzerà il destino fasullo imposto dal padre e dalle circostanze per realizzare il proprio.
Il film è l’opera-prima di Francesco Munzi, già autore di cortometraggi aventi come tema sempre l’immigrazione e lo stato dei clandestini nel nostro Paese. Munzi ha saputo raccontare questa storia di emarginazione riuscendo abilmente a evitare la facile retorica come tutti i possibili pregiudizi; emerge uno stile lucido che a molti ha ricordato sia il cinema dei fratelli Dardenne che quello di Kean Loach. Nonostante si tratti di un esordio, la regia si mostra sicura e ci regala profonde emozioni (una su tutte la scena della rapina in villa, col commovente contrappunto della musica di Vivaldi). Degna di nota è inoltre la sapiente fotografia di Vladan Radovic, che insieme all’effetto dato dall’aver girato in super16 anziché in 35 mm, riesce a conferire al litorale laziale l’atmosfera sospesa del paesaggio metafisico. A parte l’attore che interpreta il padre di Saimir, Xhevdet Feri (un grande attore teatrale e cinematografico albanese), tutti gli altri sono non-professionisti. Mishel Manoku, Saimir, è alla sua prima prova attoriale ed è stato scelto, come gli altri, in base al volto, al corpo. Il risultato di questo bizzarro casting fa sì che sullo schermo vivano personaggi che sembrano l’incarnazione dei giovani ragazzi di borgata dei film di Pasolini. Il film ha vinto molti premi e ha ricosso un successo inaspettato, soprattutto all’estero (dove è stato acquistato da molte televisioni), benchè la distribuzione non abbia lavorato a dovere sulla sua promozione. Il tempo darà ragione a questa pellicola che porta il nome del giovane protagonista : entrambi dopotutto, nel proprio nome, portano racchiuso un destino… “giusto???.
a cura di:
Ferruccio Benevieri