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Nazionalità: Italia
Durata: 136 min.
Sceneggiatura: Giovanni Pastrone, Gabriele D'Annunzio (tratto dal romanzo "Cartagine in fiamme" di Emilio Salgari)
Fotografia: Segundo de Chomon, Giovanni Tomatis
Effetti:
Musiche: riedizione sonora realizzata da Pietro Fosco (1931)
Cast: Italia Almirante Manzini, Bartolomeo Pagano, Dante Testa, Lydia Quaranta
«Qualche volta il cinema mi lascia sbigottito. Davvero sbigottito.
Per il semplice fatto di esistere, e per i mezzi molto particolari con cui ci permette di raccontare storie. È questo nello specifico a stupirmi. Trovo che più invecchio, più aumenta la mia meraviglia di fronte al lavoro compiuto dai registi più vicini alla nascita di questo mezzo di comunicazione. Forse perché la gioia della scoperta è così palpabile. È importante come artisti, non perdere mai questa sensazione di gioia, ricordarsi sempre che l’unione di un’immaginecon un’altra, o il matrimonio di una particolare immagine con un particolare suono, costruisce un fatto miracoloso. Più ci allontaniamo dagli esordi del cinema, maggiore è la tentazione di dare tutto per scontato. Questa è la ragione per cui ora mi trovo a ritornare così spesso a quello che viene definito il “cinema delle origini???, dove di scontato non c’era assolutamente nulla.
Non dimenticherò mai la prima volta in cui vidi lo straordinario Cabiria di Giovanni Pastrone. È successo vent’anni fa. Non ero esattamente preparato all’incredibile dimensione e bellezza di questo film. Ed ero completamente impreparato di fronte alla necessità di dover rivedere le mie conoscenze di storia del cinema. Ci sono così tanti elementi che avevamo sempre considerato come indiscusse invenzioni americane: la lunghezza del film storico spettacolare, la macchina da presa in movimento, la luce diffusa. Improvvisamente, eccolo lì in un film girato due anni prima di Nascita di una nazione di Griffith. E poi, naturalmente, la scoperta di Pastrone, una figura centrale nella storia del cinema delle origini. Mi colpisce il fatto che Pastrone, originario del Piemonte, non solo avesse studiato violino, ma avesse costruito strumenti musicali prima di rilevare l’Itala Film. Quelli di noi che sono cresciuti con il cinema devono tenere a mente che non era solo lo spirito dell’innovazione meccanica e tecnologica a spingere in avanti la cinematografia, ma anche una tradizione di squisita maestria artigianale. È un fatto che si tende a dimenticare, e non bisognerebbe farlo, soprattutto in questo momento, quando così tante cose vengono realizzate digitalmente. Crescendo, ho sempre ammirato la maestria dei film storici italiani. Anche da ragazzo, percepivo la differenza con i film americani: avvertivo il legame con antiche tradizioni di perizia artistica e artigianale che risalivano fino all’epoca pre-romana degli etruschi, nei tessuti, nei colori, nelle scenografie.
Mentre guardavo Cabiria per la prima volta, mi sembrava di assistere alle origini della maestria
cinematografica italiana. L’esempio più famoso è l’invenzione di Pastrone del carrello, che, ovviamente, ha portato all’invenzione dei binari per i movimenti della cinepresa. Ma non si trattava di un semplice congegno meccanico. Era uno strumento espressivo. I movimenti della macchina da presa in Cabiria fanno molto più che seguire gli attori: arricchiscono anche il senso dello spazio e del dramma. È importante ricordarlo. Pastrone rese la cinepresa stessa una presenza, e il suo incontro con il dispiegarsi dell’azione si caricò di mistero e possibilità. Ovviamente, esistono molti altri modi per discutere di questo pregevole film: lo straordinario uso della luce, realistico e poetico, che permette una maggiore profondità a ogni scena; i pezzi di bravura, come l’eruzione dell’Etna e la straordinaria battaglia finale; gli allestimenti scenici, in particolare il tempio di Moloch e la scenografia costruita artificialmente; l’interpretazione strepitosa e sofisticata di Italia Almirante Manzini, la lingua parimenti tempestosa ed elaborata di D’Annunzio nelle didascalie; e infine, ma non meno importante, la prima apparizione di Maciste, primo eroe d’azione del cinema italiano. Alla fine, però, Cabiria non è una raccolta di grandi momenti o scelte, ma un insieme magnifico e ipnotizzante. Sono grato ad Alberto Barbera e al Museo Nazionale del Cinema per questo magnifico restauro. E sono grato a Giovanni Pastrone per il suo film straordinario, Cabiria».
Martin Scorsese
(tratto dal libro “Cabiria & Cabiria???, a cura di Alberto
Barbera e Silvio Alovisio, Milano, Castoro, 2006, p. 9)