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O prisioneiro da grade de ferro


Nazionalità: Brasile
Durata: 123 min.
Sceneggiatura: Paulo Sacramento
Fotografia: Aloysio Raulino
Effetti:
Musiche: Armando Torres jr.
Cast: i detenuti della casa di detenzione di Carandiru-San Paolo
La casa di detenzione Carandiru di San Paolo è il più grande carcere dell’America Latina: 175.000 è il numero di detenuti che ha ospitato nella sua storia. Nel 1992 divenne famoso in tutto il mondo per quella che fu chiamata “La Strage del Carandiru???, che coinvolse il padiglione 9 e durante la quale persero la vita 111 detenuti, in seguito all’intervento della polizia. Nel 2002 la casa di detenzione fu chiusa; i padiglioni 6, 8 e 9 furono fatti implodere durante una cerimonia ufficiale in presenza del Governatore.
Le immagini di questo documentario sono state girate durante i sette mesi che precedettero l’implosione.
La produzione ha distribuito a una cinquantina di detenuti delle telecamere professionali, come esercitazione finale di un corso di cinema tenuto all’interno del carcere. Non è quasi mai possibile distinguere le riprese effettuate dai detenuti da quelle della troupe. Decine di punti di vista si sovrappongono, di padiglione in padiglione, affrontando tutti gli aspetti della vita di Carandiru: la capoeira, il pugilato, il rap, la droga, il commercio, il sesso, l’omosessualità, la spiritualità, l’isolamento e la libera uscita. Questa lenta e graduale immersione nel “deposito di detenuti??? guadagna di minuto in minuto spessore e credibilità. Trapela una forte empatia da parte del regista nei confronti dei detenuti, ma senza retorica o commento morale o critica al sistema giudiziario: il giudizio è sospeso, affidato alla parola dei detenuti. Ogni affermazione suona come un testamento, un’ultima chance di farsi sentire là fuori, di trovare un modo di uscire dall’???inferno del tempo???. Ma la somma di tante immagini e testimonianze restituisce un ritratto a trecentosessanta gradi di un luogo dal quale saremmo altrimenti tagliati fuori.
Sui corpi di molti detenuti si stendono decine di tatuaggi come quello che dice “Amo la vita, amoreggio con la morte???.
Non circola denaro all’interno del carcere, così un pacchetto di sigarette ha il valore che ha sul mercato e tramite questo i carcerati comprano vestiti, cibo, televisori e droga. Gli ospiti della casa di detenzione vengono forniti di una sola uniforme al loro arrivo. Nelle celle di isolamento vivono anche in sei o sette persone, prive di servizi igienici, letti e a volte anche dell’acqua. Il crack provoca spesso morti per debiti tra i padiglioni; la marijuana viene coltivata di nascosto nelle celle. Allo stesso modo vengono prodotti alcolici in modo rudimentale. E così le armi, come le lame a doppio taglio (“quando le nostre parole non contano più nulla, sono loro a parlare per noi???).
“Abbiamo tutto il sistema [carcerario, ndr] contro. Quindi ci siamo uniti contro il sistema???. A Carandiru esiste anche una realtà fatta di speranza, impegno e voglia di tornare nella società. Un’impressionante rete di attività di ogni genere costituisce l’anima buona del carcere. Per gran parte del film sembra quasi che non si stia parlando del luogo della Strage del Carandiru, ma di una confortante comunità di uomini che stanno per rientrare nella società, davvero rieducati. Ma tutte le sere, poco dopo il coprifuoco, echeggia per tutto il complesso l’Ave Maria di Schubert. Il cielo si fa rosso. I detenuti, i preti, i direttori ed ex-direttori stessi del carcere non credono in una rieducazione, bensì solo in un isolamento dalle strade e dal crimine nella misura in cui lo prevede la legge. Il resto tocca alla società. Quando usciranno, sarà lei a dove decidere se accoglierli e concedere loro un’altra chance.
O prisoneiro de Grade de Ferro è stato presentato tra i lungometraggi non fiction nella sezione “Nuovi territori??? nell’ambito della sessantesima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Alcuni dei detenuti, una volta usciti, hanno continuato a lavorare per il regista Paulo Sacramento come fonici e attrezzisti.
a cura di:
Stefano Mutolo