Home   Cinema    Film Database    Una storia americana

Cinema

Film Database

Una storia americana


Titolo: Una storia americana
Titolo originale: Capturing the friedmans
Anno: 2003
Regia di: Andrew Jarecki
Nazionalità: USA
Durata: 108 min.

Sceneggiatura: Andrew Jarecki
Fotografia: Adolfo Doring, Marc Smerling, Rosanna Rizzo, Aaron Phillips, Brian Jackson, Charlie Beyer
Effetti:
Musiche: Andrea Morricone
Contatti:
Cast:
Arnold Friedman, Elaine Friedman, David Friedman, Jesse Friedman, Seth Friedman, Howard Friedman, John McDermott, detct. Frances Galasso, Anthony Sgueglia, Joseph Onorato, Judd Maltin, giudice Abbey Booklan


Indirizzo sito ufficiale :

Note/Curiosità:
Disponibile anche in
A cosa serve la videocamera? Se ne abbiamo una, dimentichiamo di averla e la tiriamo fuori dall’armadio quasi sempre solo per le grandi occasioni: matrimoni, battesimi, compleanni… sembra quasi che la videocamera serva solo a garantirci il ricordo dei nostri momenti più felici. I Friedman nel 1987 ne avevano una e, siccome i Friedman erano una famiglia davvero felice, la usavano molto spesso. Sì, i Friedman erano davvero felici, almeno fino alla vigilia della festa del giorno del ringraziamento del 1987. Quel giorno gli agenti della polizia di Long Island irrompono nell’abitazione e arrestano il padre e il primogenitono. Su Arnold e su Jesse, questi i loro nomi, pende una fra le accuse più gravi e infamanti, quella di pedofilia. Questo improvviso evento sconvolge la moglie Elaine come gli altri due figli, David e Seth. Con loro, l’intera comunità di Great Neck, il sobborgo residenziale dove vivevano i Friedman, rimane sconvolta. Ma allora chi sono Arnold e Jesse ? Sicuramente dei mostri, ma il regista Andrew Jarecki a questa tranquillizzante risposta contrappone degli interrogativi che hanno il potere di inquietare lo spettatore più di questa stessa tremenda realtà.

Il titolo originale di "Una storia americana" è "Capturing The Friedmans" che evoca la natura profonda di questo eccezionale documentario. I Friedman, infatti, sono proprio stati catturati e anche più di una volta. Li ha catturati la polizia, li hanno catturati i media, oggi li catturiamo noi con il regista e si sono pure catturati loro stessi con la propria videocamera. Quella videocamera che prima ci mostra una famiglia serena, tranquilla e soprattutto unita e poi ci mostra un gruppo di cinque individui feriti, lontani fra di s? e ognuno da s? stesso. I frequenti e potenti colpi di scena regalano una suspence che è realmente degna di un film di Hitchcock. Questi colpi di scena poi altro non sono che dei cambiamenti del punto di vista del regista (e degli spettatori) sulla vicenda narrata, sulle certezze acquisite. In un periodo in cui i film che dovrebbero tenerci incollati alla poltrona senza riuscirci sono quelli di estrema finzione, è interressante scoprire che è invece proprio un documentario a catturare, per l’appunto, la nostra attenzione. Ci troviamo quindi costretti a cercare una risposta a delle domande che svelano altre realtà, che rispetto a quella dei Friedman, sono altrettanto se non ancor più atroci. Infatti non possiamo che raggelare, notando con quale diabolica morbosità i media hanno seguito "il caso". Ma ancora più impresionante è il modo in cui le testimonianze sembrano crescere con l’attenzione dei media: più i media seguono il caso e più crescono le accuse. Questo circolo allo spettatore dovrebbe apparire di natura virtuosa (essendo comunque rivolto contro i mostri Arnold e Jesse) e invece finisce col mostrare proprio il suo aspetto più vizioso. Dopo quasi vent’anni ancora non sappiamo se quelle accuse fossero vere.

Riviste pedo-pornografiche furono realmente rinvenute a casa dei Friedman, ma le accuse dei cittadini perch? ci sono state solo dopo l’arresto? Perch? alcune di queste sono oggettivamente quasi ridicole? è comunque inquietante constatare come le accuse sbocciassero con andamento geometrico allla presenza sempre più invedente delle telecamere. Dov’è sta quindi la verità ?

Jarecki non lo vuole sapere, vuole invece (di)mostrarci che la verità forse non è nemmeno rappresentabile. A rappresentarla non basta un film, un film dove Jarecki pone la telecamera, per così dire, in ben tre punti diversi: i filmini dei Friedman all’epoca dei fatti, le mille telecamere dei servizi televisivi e la telecamera con cui oggi il regista riprende le interviste ai "sopravvissuti" a questo cataclisma che colpì la famiglia.

Tutto questo non basta a rappresentare la verità, la verità su una famiglia qualsiasi. Quindi l’aspetto più mostruoso dell’intera vicenda è soprattutto l’esigenza di una comunità, quella di Great Neck, di vedere rappresentato il mostro. Il film sembra volerci insegnare non cadere nell’errore di far assurgere alla rappresentazione il ruolo, nella nostra vita, di verità.

La comunità di Great Neck, come la nostra intera comunità, ha dimostrato di ignorare quel segreto sulla natura umana che invece i popoli primitivi conoscevano bene: la rappresentazione ci ruba l’anima.
A cura di
Ferruccio Benevieri