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Bloody Sunday

Titolo: Bloody Sunday
Nazionalità: Irlanda - Gran Bretagna
Durata:107 min
Sceneggiatura:Paul Greengrass
Fotografia:Ivan Strasburg
Effetti: F
Musiche: Dominic Muldoon
Cast:
James Nesbitt, Tim Pigott-Smith, Nicholas Farrell, Gerard McSorley

Note/Curiosità:
Vincitore dell'Orso d'Oro al Festival di Berlino 2002 Tratto dal libro "Eyewitness Bloody Sunday" di Don Mullan ( basato su testimonianze oculari)

Scheda Critica:
Ci sono giorni che cambiano la storia, di un paese e di un popolo. Anche solo per pochi minuti, per mano di un piccolo gruppo di persone, in un quartiere desolato di una città poverissima in un paese già storicamente piegato dalla miseria e dalla guerra. 30 Gennaio 1972, Derry, Irlanda del nord. Una domenica che passerà alla storia come la "domenica di sangue". Tredici civili cattolici trucidati dai parà britannici durante una marcia per i diritti civili e contro l'internamento senza processo, introdotto dal governo di Londra pochi mesi prima. Mezz'ora di fuoco senza sosta, corpi dilaniati da sventagliate di mitra. Alla fine restano sul campo uomini tra i 17 e i 58 anni, tutti disarmati, tutti estranei all'IRA. Il massacro sconvolge l'Irlanda, la Gran Bretagna, l'Europa intera, ma soprattutto le coscienze di migliaia di giovani irlandesi fino ad allora pacifisti: da quella sera nei caseggiati cattolici di Derry e di tutto il Paese si formano file di questi giovani ora passati sotto le file dell'IRA. E' il salto di qualità dell'esercito repubblicano, l'inizio della trentennale guerra in Irlanda del nord. Film dallo straordinario valore politico, dall'impatto molto forte, Bloody Sunday, girato da un regista inglese, si inserisce, pur con le dovute differenze, nel solco del cinema politico europeo (antecedenti illustri come Pontecorvo, Loach, Costa-Gavras), ma anche paragonabile ai film con i quali l'America ha tentato di lavare la coscienza sulla sporca guerra del Vietnam, come Platoon o, sia pur travestito da western, Soldato blu. Greengrass ha scelto un approccio da finto documentario:il film infatti ha un impianto formale solo all'apparenza grezzo e accaldato, in realtà ha una struttura calibratissima e perfettamente orientata; il parossismo dello stile nasconde un percorso drammaturgico in cui niente lasciato al caso e dove ogni personaggio risucchiato nel ruolo emblematico che gioca all'interno di una precisa interpretazione storica, e non in una ricostruzione cronachistica. Il film allora si pone agli antipodi di un realismo che prescriverebbe tempi morti, dettagli trascurabili e privi di significante. Grengrass non spreca proprio nulla in questo robusto congegno narrativo perchè lo scopo ultimo la convinzione dello spettatore e cioè la sua sana (e giusta) indignazione davanti a quanto gli viene (di)mostrato. Il climax dell'eccidio è, ad esempio, preceduto da una lunga fase preparatoria, in un drammatico tira e molla di contrasti interni ai due fronti che convoglia gli eventi in modo ineluttabile. In questo stile, assumono a valore d'esempio anche il ricorso ad una sorta di "soggettiva" infinita (la mdp a spalla) ed a insistenti dissolvenze al nero, che ne frammentano la continuità, inducendo una costante sospensione del tempo. La ruvidezza formale di Bloody Sunday allora punta diritto al coinvolgimento dello spettatore, a scaraventarlo di peso per le strade di Derry e negli uffici del potere, nelle camionette dei soldati e negli ospedali. Non ci sono musiche nel film tranne il pezzo che accompagna i titoli di coda, ed ovviamente Sunday Bloody Sunday degli U2, una delle canzoni più note e simboliche della musica rock di tutti i tempi, epico inno pacifista, che tanto valore ha avuto e ha tuttora per la mentalità ed il cuore delle giovani generazioni: quanto ancora, si domanda Bono, dovremo cantare questa canzone? Già, quanto ancora?