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Il castello errante di Howl

Titolo: Il castello errante di Howl
Titolo originale: Hauru no ugoku shiro
Anno: 2005
Regia di: Hayao Miyazaki/td>
Nazionalità: Giappone
Durata: 119 min.

Sceneggiatura: Hayao Miyazaki
Fotografia: Studio Ghibli
Effetti: F
Musiche: Joe Hisaishi
Contatti:
Cast:

Indirizzo sito ufficiale :

Note/Curiosità:
Tratto da: "Il castello magico di Howl" di Diana Wynne Jones

La canzone "Sekai no yakusoku" è di Youmi Kimura

Disponibile anche in
Una giovane trasformata in vecchia da una megera invidiosa, un castello dalle possenti ciminiere solcante le vallate come un transatlantico del ventesimo secolo, un mago misterioso di malinconica bellezza e dalle molte identità, un fuoco incantato che cela un tragico segreto. Dalla fantasia della autrice inglese Diana Wynne Jones, il grande regista giapponese Hayao Miyazaki distilla gli elementi essenziali per trasformarli in un inno alla pace, alla capacità di comprendersi e di comprendere, di superare i limiti fisici e mentali in cui la vecchiaia del corpo e dello spirito confinano l’essere umano.

La protagonista, Sophie, giovane ma priva di fiducia nel suo aspetto e nelle sue capacità, invecchiata prematuramente anche nel fisico per un perfido sortilegio, trova proprio in questo stato di debolezza la forza per lanciarsi alla scoperta dell’ignoto, la determinazione per riconquistare ciò che le è stato strappato e, infine, per trovare e far rinascere l’amore nel bello ma vanesio mago Howl. Il progressivo sviluppo della personalità di Sophie è visivamente raffigurato, geniale idea di Miyazaki, con il mutamento fisico che accompagna la protagonista nel corso del film. Nel corso dei minuti passano davanti agli occhi più versioni della stessa persona: Sophie la ragazzina, scialbo e remissivo “topolino”; Sophie la “nonnina,” combattiva vecchietta rugosa; Sophie la giovane adulta, forte e determinata, dai capelli argentei (“il colore delle stelle” lo definisce Howl) della saggezza. Mutamento di aspetto che sottolinea, altresì, lo stato d’animo della protagonista: la vecchietta Sophie riacquista l’aspetto di giovanetta nei momenti in cui i propri sentimenti, non più repressi dalla iniziale passività, hanno libero sfogo o quando, nel sonno, riesce a far emergere la propria vera personalità.
Ne “il castello errante di Howl”, d'altronde, nulla è quello che sembra: persone e cose, umani, maghi o spiriti, tutti sono portatori di una peculiarità segreta che il film e la vita faranno emergere. Il fuoco magico Calcifer, demone maligno, si rivelerà stella perduta custode di uno struggente segreto così come lo spaventapasseri ed il cagnolino; il mago Howl, donnaiolo vanesio ed indolente, diviene capace di lottare contro le sue paure e contro la mostruosità della guerra per proteggere le persone amate. Il castello del mago, improbabile agglomerato di torrette e lamiere, pare respingere con tutto il suo essere quella staticità che il comune intelletto attribuirebbe ad un maniero: non solo è in grado di muoversi, barcollando su zampacce meccaniche come un immenso mostro preistorico ma anche di “aprirsi”, grazie ad una magica porta, su più luoghi contemporaneamente!

Miyazaki, con la sua poetica ineguagliabile, è riuscito ad infrangere il muro di infondato disprezzo e malcelata invidia che per decenni ha confinati l’animazione giapponese negli angusti territori dei prodotti commerciali per bambini, facendosi conoscere ed apprezzato in Occidente non solo dagli affezionati degli “anime” del Sol Levante ma anche dalla critica ufficiale, dagli ambienti del cinema colto, autoriale. Ne “Il castello errante di Howl” si fondono in modo sublime due delle tematiche più care al maestro Miyazaki: l’amore sconfinato per la Natura, espresso con immagini di tale bellezza da far dimenticare che si tratta di disegni e non fotografie, e l’odio per la guerra, assurda ed inutile carneficina che trasforma gli uomini in mostri e località amene in inferni di fuoco e cenere.
Un film che non mancherà di incantare e “rubare” il cuore degli spettatori.
A cura di:
Ilaria Nannini