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Il decalogo I

Titolo: Il decalogo I
Titolo originale: DEKALOG, JEDEN
Anno: 1989
Regia di: Krzysztof Kieslowski/td>
Nazionalità: Polonia/Germania
Durata: 53'

Sceneggiatura:
Fotografia:
Effetti: F
Musiche:
Contatti:
Cast:
Maja Komorowska
Wojciech Klata
Henryk Baranows

Indirizzo sito ufficiale :

Note/Curiosità:
Disponibile anche in
Io sono il signore Dio tuo e non avrai altro Dio all’infuori di me. E’ il primo dei dieci comandamenti del Vecchio Testamento ed è anche, naturalmente, lo spunto etico-narrativo che apre la serie de Il decalogo, i dieci, (come le leggi che Dio dettò a Mosè) film girati da Kieslowski tra il 1987 e il 1988 e dedicati al tema dell’indecifrabilità della vita e della realtà.
Il primo episodio è tutto incentrato proprio sull’aspetto univoco e totalizzante del credere in qualcosa, di avere cioè una fede, qualunque essa sia. Il binomio fede-ragione si chiarisce nei termini di un’equivalenza tra due forze solo apparentemente opposte ed invece eguali nel tentare di definire, di gettare una luce sul mistero dell’esistenza. Eppure, al di là di ogni plausibile spiegazione (che sia quella delle cause efficienti o quella della volontà divina) il circolo di questo tentativo si infrange davanti al mistero della morte. Non c’è più niente di certo di fronte ad essa, di fronte cioè ad un’inevitabile soglia che segna il confine tra ciò che si può dire (ed esperire) ed il silenzio (la realtà sconosciuta). Non a caso il film ha come protagonista un glottologo, affascinato dal mistero del senso che si racchiude in quell’universo di segni convenzionali che sono le lingue. Egli condivide con il figlio Pawel la passione per il computer, strumento dalla logica binaria, che “in apparenza sa solo distinguere l’uno dallo zero” eppure, in base a quest’unica certezza, è capace di determinare risultati da ragionamenti estremamente complessi. E’ proprio il glottologo Krzysztof (il nome allude chiaramente a quello di Kieslowski) a sostenere nel film che il computer “seleziona, e quindi opera un atto di arbitrio, forse un atto di volontà”. Qui viene posto il problema dell’attribuire una coscienza ad un’intelligenza elettronica. E’ quindi davvero solo l’intelligenza a muovere la volontà?
La dicotomia tra ragione e fede è rappresentata nel film dalla contrapposizione tra il padre, e la sorella di lui, la zia Irene, portatrice di un’istintività religiosità che identifica il bene e l’amore con Dio, ma che di fronte alla morte ricorre alla “spiegazione” dell’accettazione del dolore. Ma l’antitesi tra due fedi così diverse si rivela fasulla ed addirittura speculare nei confronti della vita. Infatti a Krzysztof non basterà la fede nella statistica, nella matematica del “calcolo esatto” a spiegare la morte tragica ed improvvisa del figlio. Chiuso nel dolore e nella rabbia dell’impotenza, il razionalista sarà spinto verso quel mistero del senso, quel “sostrato metafisico” della lingua di cui era sempre stato in cerca. L’unica vera imprescindibile verità appare alla fine quella inspiegabile della morte, che nella sua brutalità mortifica ogni tipo di comprendere totalmente la realtà della vita, che rifugge sempre a tutti i perch? e ci viene riconsegnata in tutta la sua impenetrabilità. Quello di ragione e religione è insomma un reciproco limitarsi, di fronte all’unica precarietà dell’esistenza, nei cui confronti la parola non può nulla. Ed è proprio su questa traccia iniziale che Kieslowski imbastirà il suo discorso esistenziale lungo tutti gli altri nove episodi de Il decalogo.
(A cura di Marco Luceri)