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Tutto o niente


Titolo: Tutto o niente
Titolo originale: All or Nothing
Anno: 2002
Regia di: Mike Leigh
Nazionalità: Gb/Francia
Durata: 127 min.

Sceneggiatura: Mike Leigh
Fotografia: Dick Pope
Effetti:
Musiche: Andrei Dickson
Contatti:
Cast:
Timothy Spall, Lesley Manville,Alison Garland, James Corden, Ruth Sheen, Marion Bailey, Paul Jesson, Sam Kelly, Kathryn Hunter, Sally Hawkins, Helen Coker, Daniel Mays, Ben Crompton, Robert Wilfort, Gary McDonald.


Indirizzo sito ufficiale :

Note/Curiosità:
Miglior film dell’anno e miglior attrice protagonista 2003 (L.Manville) secondo l’associazione dei critici di Londra.
L’edificio desolato in cui è ambientato il film rientrava nelle strategie urbanistiche inglesi del secondo dopoguerra per accogliere le masse popolari londinesi.Localizzato in un lotto a Nord di Greenwich High Road adiacente alla stazione, il complesso si trova in una posizione che è diventata pregiata. Quando il film è stato girato l’edificio era vuoto perch? in attesa di essere demolito. Adesso la zona di Greenwich è destinata ad attività commerciali e residenze di lusso.
Il regista Mike Leigh ha vinto la Palma d’Oro a Cannes per il suo film "Segreti e bugie"(1996) e il Leone d’oro di Venezia 2004 per "Il segreto di Vera Drake".
Il nonno paterno di Mike Leigh era un emigrante russo di religione ebraica (il cognome era infatti Liebermann, trasformato in Leigh negli anni Quaranta a causa delle persecuzioni naziste) che di mestiere faceva l’artista e che trasmise questa passione per l’arte al nipote.
Disponibile anche in
Storie di straordinaria e lacerante quotidianità nella periferia della Londra popolare dei nostri giorni. Vivere in una grande metropoli non è sinonimo di benessere. Lo sanno bene Phil e Penny la cui vita, svuotata di ogni possibilità, si aggrappa stancamente a quella dei loro due figli, obesi e con problemi relazionali. Lui, tassista in una compagnia di minicab, trascina la sua esistenza con immobile rassegnazione; lei, cassiera precaria in un supermercato, appare coniugalmente disamorata, ormai priva della speranza di rivedere luce nei propri occhi. Nelle loro vite nulla si sceglie, ma tutto scivola addosso; manca il lavoro, mancano i soldi e con essi mancano anche i sogni, gli affetti e la voglia di ricucire i fili della speranza. All’interno del mondo squallido nel quale vivono, gravitano le vite di altre famiglie afflitte dallo stesso "mal di vivere". Si "sopravvive" male quindi in questo "palazzone" di Greenwich High Road; il dolore è assoluto, il domani è l’ennesima svolta mancata, l’ennesima alba di un giorno nel quale "si sa già quello che ti aspetta". Ma in questo climax di coercitiva durezza avviene l’inaspettato "fulmen in cauda": quella che sembra l’ennesima sventura per Phil e la sua famiglia, la malattia di Rory, rappresenterà invece il momento decisivo di riscatto, di rinascita dalle proprie ceneri, di riscoperta di sentimenti logorati ormai da tempo. Con affetto dunque. Così Mike Leigh, autore già apprezzato per film quali "Segreti e bugie" e Leone d’oro a Venezia per "Il segreto di Vera Drake", ha scritto e girato "Tutto o niente". Affetto che però non riesce ad attenuare il deserto morale e sentimentale che il film in tutta la sua circolarità narrativa vive quasi con distacco, indifferente, per cenni. Il montaggio e la realizzazione delle scene cercano di aggiungere il meno possibile a quanto sembrano dire con la massima eloquenza i plumbei gesti e parole dei personaggi, interpretati con una disarmante "veridicità" da Timothy Spall, attore feticcio del regista inglese, e da Lesley Mansville. Non si scade nel patetismo di stampo sociale. Al contrario Mike Leigh si fa alfiere di quel movimento del cinema europeo contemporaneo che alla patina estetica di molte pellicole hollywoodiane contrappone una descrizione minuziosa e iperrealistica di scampoli di infelicità umana, sintomo, se non prodotto, del sostanziale fallimento delle nostre socialdemocrazie. Meno freddo e diabolico di Ken Loach ma più misurato e osservatore rispetto a un Gu?diguian, il regista inglese pone nello spettatore l’urgenza di arrivare fino ai cuori e alle anime dei personaggi, di cui condivide la condizione di uomini e donne esposti senza difese alla vita. Proviamo simpatia, se non addirittura "empatia", per quel momento in cui Phil, immerso in un paesaggio turneriano, riesce a "perdersi nella natura", a "spegnere tutto", atto prodromico della rinascita sentimentale del protagonista: il dolore non è una "necessità", ma siamo noi a decidere per il tutto o per il niente.

La conclusione di questo processo di redenzione, di presa di coscienza del proprio riscatto si concentra nelle riprese finali del film che non immortalano più sguardi atoni persi nel vuoto, ma "persone" che si guardano negli occhi. Perch? dunque questa incapacità e impossibilità di elaborare le sofferenze trasformandole in discorso? Perch? il non poter dare parole alle solitudini? Attorno al letto di Rory i quattro troveranno risposte di dignità: d’improvviso, nonostante ogni miseria e abbandono, il niente che li minaccia si apre. E’ vero, le soluzioni sono lontane ma finalmente si scorgono, "si vedono". Basta un abbraccio per capire se tutto o niente. Forse Disneyland e la Florida non sono così lontani…
A cura di
Filippo Lazzerini