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Metropolis


Titolo: Metropolis
Titolo originale: Metropolis
Anno: 1926
Regia di: Fritz Lang
Nazionalità: Germania
Durata: 87 min.

Sceneggiatura:
Fotografia:
Effetti:
Musiche:
Contatti:
Cast:
Gustav Frölich, Brigitte Helm, Alfred Abel, Rudolph Klein-Rogge, Theodor Loos


Indirizzo sito ufficiale :

Note/Curiosità:Tips: impiegati otto attori di primo piano, 25.000 uomini, 11.000 donne, 1.100 calvi, 250 bambini, 25 ne(g)ri, 3.500 paia di scarpe speciali, 50 automobili.
Disponibile anche in
Metropolis

 

Degli operai vengono inquadrati come formiche : lavorano senza dignità, come se fossero degli automi, in uno stato di semischiavitù. Per muoversi poi, sono costretti ad usare degli ascensori, perch? tutto il loro lavoro viene svolto nel sottosuolo.

Siamo a Metropolis, un immensa città del 2026, dove a godere la vita è solo una casta di privilegiati. Solo loro possono assistere ai giochi olimpici, riunirsi nei club, godere della luce del sole.

Chi governa questo sistema di cose, è il dittatore Joh Fredersen (Alfred Abel). Suo figlio Freder (Gustav Frölich), un giorno rimane folgorato dal fascino spettrale di Maria (Brigitte Helm), una fanciulla che proviene dal mondo sotterraneo. Freder se ne innamora all’istante e, seguendola, ha l’opportunità di scoprire una realtà, quella dei poveri operai, che lo sconvolge a tal punto da voler mettersi a lavorare con questi.

Joh, allarmato da questo evento inaspettato, raggiunge a casa l’inventore Rotwang (Rudolf Klein-Rogge). Il dittatore suggerisce a questi di dare a un robot di sua invenzione i tratti di Maria : in questo modo il robot, forte della fiducia che gli operai ripongono in Maria, inciterà questi a una rivolta che verrà poi facilmente repressa. Rotwang accetta ma farà in modo che il robot obbedisca solo a lui; potrà così distruggere Fredersen, vendicandosi di un torto e prendere il potere della città.
È così che presto Freder cade ammalato, dopo aver visto quella che crede la sua amata Maria che flirta con Joh, suo padre. Questa seconda Maria poi comincia ben presto a fare il suo dovere, suscitando contese e duelli prima fra i magnati di Metropolis, poi anche fra gli operai stessi.
Ma la sorte vuole che ben presto la falsa Maria venga messa al rogo, finendo bruciata come una strega e che Freder riabbracci la sua amata. A questa scena segue un lieto fine che fa intendere come a Metropolis, dopo questa avventura, il futuro riserberà una vita migliore per tutti.
Metropolis è uno di quei film che più ha influenzato e sconvolto l’immaginario collettivo. Questo capolavoro di Lang mostra tutto il suo peso anche negli omaggi di altri grandi film come Star Wars o Blade Runner, sia per alcuni spunti tematici sia per certe soluzioni scenografiche. L’idea venne a Lang durante una visita a New York,della quale ammirò i grattacieli nella loro imponenza, le mille luci. Ecco la genesi del primo film tedesco che vide impiegato un capitale di sette milioni di marchi, con una lavorazione della durata di diciassette mesi. Dei 620.000 metri di pellicola che vennero impressi, moltissimi, in tutti questi anni, sono andati persi : il Metropolis che abbiamo noi oggi non è certo quello che chiameremmo il “director’s cut???. Eppure è rimasto un capolavoro. E Metropolis è un capolavoro sia dal punto di vista strettamente visivo, che per la strabiliante quantità di tematiche e spunti di riflessione che presenta. I gradi di lettura infatti sono molteplici e accostarsi alla comprensione di questa pellicola significa imbattersi in un dedalo di riferimenti ai molti miti dell’uomo e ai più grandi fra i suoi dilemmi.
Freder che conosce per sbaglio la bella ma povera Maria, scoprendo così ad un tratto la realtà del dolore, non può non ricordarci la figura del Siddharta. Il robot che prende vita ricorda la riflessione di Shelley in “Frankenstein??? : il controverso rapporto fra il creatore/artista e la sua creatura/opera d’arte. Ma Lang ha modo di trattare a fondo anche alcune tematiche bibbliche : il nuovo Dio è un falso dio, un dio di apparenza, è la macchina che ha un acciaio rilucente come l’oro dell’agnello adorato dai miscredenti nelle Sacre Scritture. E questi sono alcuni esempi.
Strabilianti sono poi gli accorgimenti visivi : i costumi, le scenografiche come i primitivi ma efficacissimi effetti speciali. L’occhio non può non subire una fascinazione.
Ma in altro ancora Metropolis è da manuale. La narrazione difatti non perde mai un attimo di ritmo : grazie all’estremo piacere che abbiamo nel vedere questo film, non ci accorgiamo mai nella noia della sua abissale profondità.


Ferruccio Benevieri