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A.I. Intelligenza artificiale


Titolo: A.I. Intelligenza artificiale
Titolo originale: Artificial Intelligence: A I
Anno: 2001
Regia di: Steven Spielberg
Nazionalità: USA
Durata: 146 min.

Sceneggiatura: Steven Spielberg
Fotografia: Janusz Kaminski
Effetti: Michael Lantieri, Anatomorphex, Industrial Light & Magic, Pacific Data Images
Musiche: John Williams
Contatti:
Cast:

Indirizzo sito ufficiale :

Note/Curiosità:
Disponibile anche in
In un futuro non troppo lontano le calotte polari si sono sciolte e gli oceani hanno sommerso molte delle grandi città; l'evoluzione ha portato a costruire sofisticati robot mecha, consapevoli della loro esistenza, in grado di provare emozioni. Uno di questi prototipi è David (Osment), un bambino che viene affidato ad una famiglia con un figlio ibernato nella speranza che esca dal coma. In seguito il mecha si mostrerà sempre più umano, fino a impaurire i genitori adottivi i quali lo abbandoneranno. David, disperato e consapevole di essere una macchina, si mette in viaggio insieme al gigolo Joe (Law) anch'esso cyborg, per cercare qualcuno che lo faccia diventare un vero bambino.
Il film, basato sul breve racconto “Supertoys last all summer long??? di Brian Adiss, nasce da un’idea e da un progetto di Stanley Kubrick, che Steven Spielberg ha ripreso (lo stesso Kubrick voleva che fosse lui a dirigerlo) curandone la sceneggiatura. Un film non sempre equilibrato, ma sicuramente capace di suscitare grandi emozioni.
Probabilmente A.I. è la prova migliore di Spielberg, vista la complessità dei temi affrontati; si muove agilmente tra azione e riflessione, nel susseguirsi di atmosfere silenziose e introspettive a momenti caotici dove trionfano gli effetti speciali (ottimi e mai fini a se stessi), riusciendo a non cadere nelle trappole della retorica o a sprofondare nel suo solito moralismo. Sicuramente la bravura di Kubrick avrebbe fatto di questo film un capolavoro; sarebbe riuscito a tenere meglio per le redini un soggetto ostico come questo; avrebbe approfondito e curato di più i personaggi e le atmosfere; e solo a lui possono esser venute in mente alcune sequenze, come la quasi felliniana Fiera della Carne. Ma va riconosciuto a Spielberg di aver confezionato una pellicola coraggiosa, perch? A.I. non è un semplice film sul futuro e sulla scienza, ma un film che riesce a unire fantascienza e fantasia, fredda tecnologia e favola emozionante. Così la parte centrale, che segue il cammino del piccolo cyborg, avviene attraverso un efficace e poetico parallelo con la favola di "Pinocchio", elemento che esemplifica la magia che si cela dietro a questo film. Una sola persona può esaudire il desiderio di David: la fata turchina.
Il finale, la cui irrazionalità ci fa tornare in mente quello di “2001 Odissea nello Spazio???, è la parte più difficile da giudicare, all’apparenza sfuggente e poco curata: se prevale la razionalità si rischia di trovare la conclusione patetica; se invece si riesce a spogliarsi di qualsiasi corazza critica (e il film ha la capacità di condurre a questo) si entra nella poesia, nel lirismo, nella favola, nel sogno e nella sincera commozione. Importante è ricordarsi che David è un robot, una macchina, non un umano. E’ una figura che si trova al centro tra l’irrazionalità del disegno di Kubrick e l’emotività propria di Spielberg; e rappresenta il fallimento della tecnologia, di un meccanismo progettato per amare che non riesce a farsi amare.
Tante le considerazioni suggerite dal film: i limiti etici della tecnologia, l’incerto futuro dell’uomo, l’integrazione tra diversità; ma su tutte domina il lato emozionale. E’ ovvio che questo binomio sentimento/robot risulti del tutto irrazionale, ma questa è una favola, ed emoziona. Come il recente splendido “Big Fish??? di Tim Burton, A.I. è una favola sincera, mai ruffiana e demagogica, che ci dà l’opportunità di tornare bambini.
E allora cos’è la fata turchina? “Parte dell’imperfezione umana a cercare cose che non esistono? O il più grande dei doni di cui l’uomo è fornito: l’abilità di seguire i nostri sogni più intimi????.
Alessandro Cambi
Curiosità:
il film è stato portato a termine volutamente entro l’anno 2001, data che ricorda il più famoso film di Kubrick. Il disegno dell’ulteriore evoluzione umana è un omaggio a “Incontri ravvicinati del terzo tipo???