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I figli della pioggia

Titolo: I figli della pioggia
Anno: 2003
Regia di: Philippe Leclerc
Nazionalità: Francia/Corea del Sud
Durata: 82 min.

In una terra fantastica due popolazioni, i Pyross e gli Hydross, ovvero il popolo del fuoco e quello dell'acqua, vivono in costante tensione, ritenendo il vicino popolo responsabile delle disgrazie che accadono; il primo abita il grande deserto e vive liberamente la lunga estate, per rifugiarsi sotto terra durante la stagione delle piogge, particolarmente pericolosa, oltre che sgradevole. Il secondo approfitta, invece, della stagione umida per rinnovare la propria simbiosi con l'acqua e riorganizzare le poche difese dagli aggressori pyross.

Il caso porterà il giovane Pyross Skan a conoscere la bella Hydross Kallisto ed a scoprire la verità, oscurata e strumentalizzata dal potere e dal suo esercizio.

L'idea del film nasce nei primi anni Ottanta dall'incontro tra Ren? Laloux, al quale dobbiamo "Il pianeta selvaggio" e "Gandahar", lungometraggi annoverati nella storia del cinema d'animazione, ed il romanzo "À l'image du dragon" di Serge Bussolo, un best seller a tematica fantasy dai complessi risvolti poitici. L'opposizione delle case di produzione, l'impossibilità di trovare fondi, il passare degli anni trascinano il film verso una progressiva scarnificazione, fino a fargli vedere a fatica la luce solo oggi, per mano di Lecrerc, storico assistente di Leloux.

Il film, sicuramente impoverito rispetto all'idea originale, resta comunque suggestivo negli ambienti e nei personaggi, memori di quella particolare scuola francese degli anni Settanta che fu Metal Hurlant: disegnatore ed in buona parte autore del cartone è Philippe Caza, che abbiamo visto crescere ed emergere con i più famosi Möebius, Bilal, Jodorowsky e che ha sviluppato le idee iniziali nei volumi del "Mondo di Arkadi".

Significativo l'aspetto politico ed ambientalista dato alla vicenda, dell'originale, ovvero che risvegliò l'interesse di Laloux, resta ben poco. Non si perde, però, l'intento pacifista, evidente non solo nell'assurdità ma soprattutto nella viltà della guerra illustrata, n? passa inosservata la riflessione sulla democrazia, che richiede innanzi tutto una corretta e veritiera informazione del cittadino, per essere esercitata, ed infine, immancabile in un'opera francese, ecco l'ansia verso una nascente classe di nobili, potenti e consapevoli dei meccanismi del potere, in grado di controllare a tal punto la popolazione da indurla a credere ogni fandonia proposta.

Insomma, quale arma migliore per combattere dell'odio fomentato nel popolo e controllato con la paura, e quali fili più saldi di quelli di un'informazione filtrata e mai messa in discussione?

A volte, però, il fato concede il proprio aiuto ad un ragazzo coraggioso e, soprattutto, onesto, e gli offre la possibilità di scoprire, incontrare, conoscere, smascherare...

La diversità, apparentemente inconciliabile, tra le due razze, diventa ricchezza ed il coraggio dei due protagolisti, guidato dal senso del dovere e della giustizia, diventa la chiave per aprire la strada al Futuro.

Ne nasce così un film meno complesso e meno originale rispetto al primo progetto, ma adatto ad un pubblico infantile, che saprà apprezzarne la simbologia e la semplicità e saprà assorbirne il messaggio eroico e civile, raramente così ben delineato nel cinema per bambini. Sta a noi adulti, poi, far diventare il messaggio proposto un elemento educativo da ripensare, ripetere , recuperare.