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Il dottor miracolo


Titolo: Il dottor miracolo
Titolo originale: Murders in the Rue Morgue
Anno: 1932
Regia di: Robert Florey
Nazionalità: USA
Durata: 61 min.

Sceneggiatura: Tom Reed, Dale Van Every, John Huston
Fotografia: Chris Renson, Reinier Van Brummelen
Effetti: John P. Fulton
Musiche: Heinz Roemheld
Contatti:
Cast:
Bela Lugosi, Sydney Fox, Leon Ames, Bert Roach, Betty Ross Clarke

Indirizzo sito ufficiale :

Note/Curiosità:
Disponibile anche in
Parigi, 1845: il dottor Miracolo (un ispirato Bela Lugosi) è un ciarlatano itinerante che giunge nella città degli innamorati per esibire in un baraccone un gorilla intelligente di nome Erik (Charlie Gemora, uno specialista in questi ruoli).
Il carrozzone maschera però la sua vera attività. Il dottor Miracolo, con l’aiuto di un assistente gobbo (Noble Johnson), fa rapire nottetempo giovani donne per incrociarne il sangue con quello del primate, provando quindi l’esistenza di un legame evolutivo. Ma lo scimmione si ribella e fugge per i tetti di Parigi. Sulle sue tracce si mette Dupin, la cui fidanzata (Sidney Fox) è stata rapita dal gorilla il cui invaghimento ha ben poco di platonico.
Il regista francese Robert Florey, che fu la prima scelta annunciata per la creazione di Frankenstein, prende spunto dal racconto “Gli assassini della rue Morgue??? non conservando quasi nulla di Poe (è questo l’inizio di una lunga tradizione hollywoodiana negli adattamenti dello scrittore), prendendo a prestito invece l’intreccio principale dal “Gabinetto del dottor Caligari???. La pellicola fu un notevole passo indietro in termini di budget rispetto a Frankenstein, ma resta un affascinante contraltare al film di Whale, poichè Florey riuscì a immettervi gran parte della scenografia espressionista e della fluidità visuale originariamente intese per la trasposizione cinematografica del romanzo di Mary Shelley.
Il film ruota attorno a un topos espressionista, una fiera, teatro di abominevoli nequizie perpetrate, al solito, ai danni di innocenti signorine americane che diventano cavie di una folle medicina non tanto diversa da quella che di lì a qualche anno coprirà di abominio i lager nazisti. Viene anzi da pensare che il film orrorifico americano sia in fondo nel suo insieme, una replica, adeguatamente adattata, proprio del cinema espressionista tedesco letto nell’accezione di Kracauer. Esso cioè appare come il sintomo di una condizione alquanto turbata dello spirito nazionale. Ovviamente non si intende qui affermare che anch’esso preluda in qualche modo all’avvento di un Hitler americano, ma che sia una visione americanizzata, cioè organizzata nelle sue componenti in modo da chiamare in causa una serie di ossessioni nazionali tipiche del periodo, proprio del cinema tedesco di quegli anni.
La cifra stilistica, consonante con quella di molti horror del periodo, risente, specie nell’illuminazione sfocata e negli ambienti stilizzati e smisurati, dell’influenza espressionista, ma questa, a differenza del cinema tedesco dove si poneva come principio unitario dell’opera, qui si sfuma e si piega alle esigenze narrative.
Per questo film, Florey si avvalse per la fotografia della collaborazione di Karl Freund, in grado di esibire il proprio debole per la composizione espressionistica e l’uso mobile della cinepresa, largamente trascurato in “Dracula???, e di John Huston (alle prime armi), uno degli sceneggiatori chiamati a emendare il copione perchè Florey riteneva innaturali inserzioni della prosa in stile Poe nei dialoghi. Il risultato è una bizzarra mescolanza di prosa letteraria del diciannovesimo secolo e colloquialismi moderni.
Nell’epoca del “processo alle scimmie??? e alla luce dei crimini all’umanità perpetrati negli anni successivi a quest’opera una certezza grava sulle coscienze:per porre fine alla bestialità dell’uomo occorrerebbe proprio un (dottor) Miracolo.
a cura di:
Leonardo Paroli