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Il ragazzo selvaggio


Titolo: Il ragazzo selvaggio
Titolo originale: L'enfant sauvage
Anno: 1970
Regia di: François Truffaut
Nazionalità: Francia
Durata: 83 min.

Sceneggiatura: François Truffaut, Jean Gruault da "M?moire et rapport sur Victor de l'Aveyron" di Jean Itard
Fotografia: Nestor Almendros
Effetti:
Musiche: Antoine Duhamel
Contatti:
Cast:
Jean-Pierre Cargol, François Truffaut, Françoise Seignier

Indirizzo sito ufficiale :

Note/Curiosità:
Disponibile anche in
Estate 1798. Nella foresta dell’Aveyron i contadini catturano un ragazzo che cammina nudo a quattro zampe e si nutre di radici. Il caso di questo adolescente che vive allo stato brado dalla nascita suscita una certa curiosità negli ambienti scientifici. Contrariamente al parere dei suoi superiori, il giovane dottor Itard spera di poter educare il piccolo selvaggio alla vita civile. Ottenuto un sussidio statale, porta il ragazzo in una casa di campagna, dove, con l’aiuto di Madame Gu?rin, cercherà di insegnargli prima le basi della vita civile, poi il linguaggio, fino al tentativo di far nascere in lui una vera e propria coscienza morale.
Secondo episodio della trilogia che Truffaut ha dedicato all’infanzia (il primo è il celeberrimo I quattrocento colpi), Il ragazzo selvaggio pone il problema delle origini, del linguaggio, della comunicazione e della cultura. E’ il film delle “prime volte???: “Questo bambino è cresciuto lontano dalla civiltà, di modo che tutto ciò che fa nel film, lo fa per la prima volta??? (Truffaut). E’ anche la prima volta che Truffaut recita in uno dei suoi film, segnando un capovolgimento nel gioco delle identificazioni; fu infatti la decisione di impersonificare il dottor Itard, secondo le dichirazioni del regista, il “clic??? che lo convinse a girare la storia: “Dal giorno in cui ho deciso d’interpretare Itard, il film ha acquisito per me una ragion d’essere completa e definitiva???.
Dedicato a Jean-Pierre L?aud, Il ragazzo selvaggio è un omaggio di Truffaut al suo attore preferito del quale è stato, come Itard per Victor, pedagogo: “Durante le riprese del film, rivivevo un po’ la lavorazione de I quattrocento colpi, durante la quale iniziavo Jean-Pierre Leaud al cinema??? (I quattrocento colpi era dedicato ad Andr? Bazin, per il quale Truffaut era stato il ragazzo selvaggio). Su questo gioco di rimandi autobiografici si inserisce gran parte del sistema di rappresentazione del film, corrispondente a una stilizzazione che esclude ogni preconcetto documentario: “Sono riuscito a fare dell’antidocumentarismo una cosa estremamente vera??? dirà il regista a proposito del film. Infatti tutto in esso è obbligatoriamente “costruito???, ossia contemporaneamente messo in scena e recitato (noi non viviamo nel 1798 e “Victor??? non esiste).
Sotto questo profilo, Il ragazzo selvaggio è un film che deve molto a Hitchcock. Nel libro che gli aveva dedicato Truffaut gli dichiarava, a proposito de Il ladro: “Credo soprattutto che il suo stile, che è arrivato alla perfezione nel campo della finzione, si trovi necessariamente in contraddizione con l’estetica del documentario puro […]. Lei ha stilizzato i volti, gli sguardi, i gesti; ora la realtà non è mai stilizzata???. Questa formula descrive il lavoro da lui compiuto ne Il ragazzo selvaggio. Truffaut ha infatti tradotto la storia di Victor in un vasto complesso sinfonico di segni che rimandano a circostanze universali. Basti pensare a quale significato assumono nel film gli elementi naturali: l’acqua è così indissolubilmente associata a Victor che Itard a un certo punto lo chiamerà il “nostro bevitore???, è il suono “o??? (eau), al quale è sensibile, che darà a Victor il suo nome, senza peraltro che egli arrivi a padroneggiare l’uso linguistico del fonema; il fuoco, che fin dall’inizio connota la civiltà, è quello delle candele, delle scene notturne, della protettività nei confronti di Victor. All’acqua e al fuoco, in questa orchestrazione filmica si aggiunge il latte, che il racconto associa alla delicata immagine di Madame Lemeri, con il suo neonato biondo sotto il braccio. In occasione delle visite di Victor, ella apre a varie riprese un armadietto per estrarne la brocca del latte e versarne una tazza al ragazzo. Elemento materno, il latte viene ad affermare qui, come ne I quattrocento colpi, il bisogno più fondamentale tra quelli dell’infanzia. Simili sequenze rappresentano brani lirici la cui inserzione puramente visiva attira e cattura l’immaginazione dello spettatore. Esse parlano tutte le lingue del mondo, e l’uso che Truffaut ne fa nel film è magistrale.
Al centro del problema posto dal film c’è precisamente la tensione costante che notiamo tra il testo dei rapporti di Itard in voce fc e l’immagine. Il primo è la constatazione arida e realista di un fallimento: Victor, si sa, non parlerà mai; la seconda segue invece il movimento lirico di un adattamento sociale riuscito a cui Truffaut conferisce la forza e la bellezza di un mito sulle origini. Truffaut, realisticamente, dirà che la “ferita??? originaria del ragazzo è “irreparabile???. Ma, servendosi dei rapporti di Itard per proiettarvi i dati della sua esperienza, egli trasforma la storia di una mancanza nella narrazione di una vittoria.

a cura di:
Marco Luceri