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Titolo: Darwin
Titolo originale: Darwin
Anno: 1992
Regia di: Peter Greenaway/td>
Nazionalità: Francia - Gran Bretagna
Durata: 53 min.

Sceneggiatura: Peter Greenaway
Fotografia: Chris Renson, Reinier Van Brummelen
Effetti: F
Musiche: Nicholas Wilson
Contatti:
Cast:
Jaques Bonnaffè, Bert Svenhujsen, Germain Pengel

Indirizzo sito ufficiale :

Note/Curiosità:
Disponibile anche in
Realizzato per diventare una delle cento voci dell’enciclopedia multimediale del francese “Les Editions Audiovisuelles???, distribuita in Francia nel 1992, “Darwin??? intende essere, più che una biografia dello scienziato inglese, una contestualizzazione della sua teoria, dell’ambiente storico, sociale, culturale, economico e politico in essa nacque e delle conseguenze morali di cui si fece portatrice. Poliedrico, colto, consapevole dell’impegno filosofico assuntosi, Peter Greenaway si pone davanti al progetto come davanti ad un’occasione irripetibile e non lascia nulla al caso: in soli 53 minuti condensa quanti più spunti visivi e testuali possibile, creando un filmato da vedere e rivedere, ascoltare ed analizzare, senza mai giungere alla piena percezione di ogni elemento, ed alleggerendo la complessità della struttura visiva con un testo ironico e con una varietà tematica di grande lungimiranza.

La struttura designata richiama i tableaux vivants, una forma di spettacolo in voga nell’Ottocento vicina alle statue viventi: diciotto quadri ricostruiscono le idee e la società dell’epoca e la vita dello studioso al loro interno; centro di ogni quadro è un Darwin iconografico, canuto e dalla barba lunga, un po’ Mos?, un po’ Galileo, seduto all’interno di un studio ideale, la ricostruzione del tipico studio di un intellettuale dell’epoca. Attorno a lui si svolgono tutte le vicende e ciascuno degli elementi di scena presenta un alto valore simbolico, a condensare nell’immagine l’immensa produzione di un’epoca ricca di fermenti e controversie.

Più che la mera storia, Greenaway intende raccontarci la nascita di un’idea, sviluppata non attraverso la ricerca sul campo, come accadeva per gli altri scienziati, ma con lo studio e la riflessione, all’interno di una ricca biblioteca, come accadrà per molte menti dei decenni successivi; uno studio che simboleggia il profondo valore morale e filosofico della Teoria dell’Evoluzione.

Il regista inglese va a toccare l’aspetto più umanamente profondo e, tuttavia, meno esplicito della teoria darwiniana: l’impatto dell’uomo con la natura e la morte, la mutazione e la decomposizione. Ossessionato da sempre dal rapporto Eros/Thanatos e dalla fisicità dell’arte, Greenaway trova in Darwin colui che ha riportato l’Uomo tra le “cose del mondo??? e lo ha reinserito nella catena alimentare, colui che ne ha ridotto l’esistenza ad una parentesi tra due punti fermi e, come afferma lo stesso autore, “non negoziabili???: la nascita e la morte, la sopravvivenza e la procreazione.

Lungi dal cadere in un baratro di disperazione, Greenaway sente in questo un potenziale di libertà, dove ogni individuo è una possibilità, una probabilità, un essere realmente unico e realmente uguale non solo ad ogni suo simile, ma ad ogni elemento del “creato???, vivente e non. In questa unicità, l’individuo può scegliere “perchè se l’essere umano è veramente solo, allora tutti gli ostacoli che abbiamo utilizzato come alibi per giustificare e spiegare le nostre mancanze e le nostre mediocrità sono stati rimossi. Ora, almeno, siamo finalmente liberi di essere quello che vogliamo???.

Resta evidente nel film la consapevolezza che la Teoria dell’Evoluzione possa essere uno dei tanti tentativi dell’uomo di dare ordine ad un caos che non sa comprendere e gestire e, come tale, destinata a tramontare in virtù di una nuova teoria, più forte e convincente, o forse solo più adatta ai tempi.