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La casa dei giochi

Titolo: La casa dei giochi
Titolo originale: House of games
Anno: 1987
Regia di: David Mamet/td>
Nazionalità: USA
Durata: 99 min.

Sceneggiatura: David Mamet
Fotografia: Juan Ruiz Anchia
Effetti: F
Musiche: Alaric Jans
Contatti:
Cast:
Lindsay Crouse, Joe Mantegna, Mike Nussbaum

Indirizzo sito ufficiale :

Note/Curiosità:
Disponibile anche in
“La casa dei giochi??? costituisce l’esordio del commediografo americano David Mamet, già prezioso sceneggiatore (Il postino suona sempre due volte, Il verdetto, Gli intoccabili) che, arrivato alla quarantina, si è scoperto una voglia pasoliniana di fare il regista di cinema.
E’ una specie di “Stangata??? più complicata e più amara, dove il pollo prescelto è una psicoanalista di successo, la dottoressa Margaret Ford, che ha scritto un best seller dal titolo “Driver??? (vale a dire “Sospinti???, sottotitolo freudiano: “Ossessione e compulsione nella vita quotidiana???). In realtà la più ossessionata e condizionata è proprio la terapeuta, come dimostrano i numerosi lapsus linguae nei quali inciampa regolarmente, come dire “doveri??? quando dovrebbe dire “piaceri???.
Per un malinteso senso del dovere nei confronti di un suo paziente, si avventura in una bisca clandestina denominata “House of Games???, dove conosce Mike, pericoloso e affascinante imbroglione, che la coinvolge subito nei suoi giochetti. Margaret riesce a smascherare un bidone che Mike sembra voler organizzare a suo danno e, convinta della sua superiorità (non si è psicoanalisti di successo per caso) e nello stesso tempo incuriosita dall’uomo, inizia a frequentarlo, da principio per conoscere i trucchi del mestiere e raccogliere materiale per un nuovo libro, poi sempre più coinvolta emotivamente; ma in realtà il gioco prosegue e la posta in palio diventa molto pericolosa.
Mamet ambienta il film nella tetra Seattle, tempio del bidone e della stangata, covo di bidonisti e piccoli malfattori, dove regola e trasgressione, legalità e sottomondo criminale vengono pian piano a mischiarsi, fino a prospettare ambienti e personaggi infidi, oblique trasparenze, da cui non si sa mai bene se quel che si dice e che si fa sia vero in assoluto o sia piuttosto una sapiente mistificazione. Insomma, macchineria e strumentazione, che animano “La casa dei giochi???, appaiono ancora e sempre di derivazione marcatamente teatrale, anche se poi ciò che diviene lo sviluppo del plot tradizionale palesa subito un tocco e delle finezze esclusivamente cinematografici.
Il film consente varie chiavi di lettura; apparentemente è un thriller brillante, ma poi a ben guardare i temi che tocca e i coinvolgimenti che richiama potrebbero fornire tutta una serie di spunti per un trattato psicoanalitico. Lei è una di quelle donne dall’aspetto glaciale, ma sotto i modi irreprensibili ribolle di angosce esistenziali. Lui, invece, prototipo dell’imbroglione simpatico e in gamba, sembra la versione aggiornata e corretta anni 80’ di Robert Mitchum.
“La casa dei giochi??? è un film fatto in famiglia: Mamet ha lavorato sapientemente sulle psicologie e gli stati d’animo, affidando le parti dei protagonisti a sua moglie, l’attrice Lindsay Crouse, e al suo attore preferito, Joe Mantenga. Pur giocando sulla tastiera sofisticata delle ironie intorno alla psicanoalisi permissiva, pensa costantemente al pubblico e a come sorprenderlo. Insomma, è anche lui una specie di imbroglione, simile ai suoi eroi. La cosa che più colpisce è però la sceneggiatura, un meccanismo a scatole cinesi, dove ogni sorpresa ne contiene sempre un’altra e in questo intricato gioco nel gioco la verità non sembra voler venir in chiaro, almeno fino all’improvvisa e inaspettata conclusione.

a cura di:
Leonardo Paroli