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Ti do i miei occhi

Titolo: Ti do i miei occhi
Titolo originale: Take my eyes
Anno: 2004
Regia di: Iciar Bollain/td>
Nazionalità: Spagna
Durata: 106 min.

Sceneggiatura: Iciar Bollain, Alicia Luna
Fotografia: Carles Gusi
Effetti: F
Musiche: Alberto Iglesias
Contatti:
Cast:
Laia Marul, Luis Tosar, Candela Pena

Indirizzo sito ufficiale :

Note/Curiosità:
Disponibile anche in
Quando la pellicola è fatta della stessa stoffa della vita…
La regista Iciar Bollain (che alcuni ricorderanno come attrice in “Terra e Libertà???) raccoglie tutta la sua sensibilità e la getta in un film che racconta un pezzo di realtà. “Ti do i miei occhi??? è una storia d’amore che stralcia la banalità, la finzione, l’accademismo buonsensista di molti altri lavori sull’argomento: una donna, un uomo il loro amore e la violenza. La malattia di Antonio è la violenza, la rabbia irrazionale, calda e rossa come il sangue. La sua vittima è il suo amore, la moglie Pilar, che subisce in silenzio fino… all’inizio del film, quando la vediamo scappare nel cuore della notte con il figlio. Qui comincia a tratteggiarsi la profondità della sceneggiatura: la collera non spegne il sentimento. Antonio è un brutale, ma non un bruto: capisce di essere malato e di avere bisogno d’aiuto, così inizia una terapia di gruppo e cerca di riconquistare Pilar.
Le due vite, però, scorrono parallele, da una parte Antonio ed i suoi sforzi per riconoscere ed affrontare la rabbia, dall’altra Pilar che, libera dal circolo vizioso amore-botte, inizia a costruire la propria vita e la propria identità. Questo è il punto focale: l’identità, e qui sta la patologia di Antonio, riassunta perfettamente dal titolo del film, insieme romantico e miserabile, “Ti do i miei occhi???… la frase che Pilar dice ad Antonio nel calore del suo abbraccio. La donna regala all’uomo i suoi occhi e, pezzo per pezzo, tutto il suo corpo e, con esso, la sua anima, perch? l’uomo lo chiede con l’amore totalizzante e cieco che, non riconoscendola, soffoca l’identità unica dell’altro. Per questo Pilar, alla fine, dice di aver bisogno di guardarsi dentro e di capire chi è, perch? fino a quel momento i suoi occhi non le appartenevano, chiusi nel pugno di Antonio ed attanagliati dalla paura.
Scandito dai colori di un quadro di Kandinsky, il rapporto d’amore oscilla tra il rosso della collera e dell’amore accecante, il viola della paura fredda e stringente, il bianco del silenzio, dell’impossibilità e della vergogna di verbalizzare la realtà… il colore dell’abito da sposa gettato sopra i tetti di Toledo, ed il giallo, infine, della vita di Pilar alla scoperta della sua identità e della sua evoluzione.
Questa è la storia di Antonio e Pilar, circondata da personaggi inquieti e ben disegnati ed inserita nella cornice della città del Greco. Le parole ed i ricordi sognanti di Pilar, gli occhi inquieti e persi di Antonio sono la dichiarazione di un amore che supera la ragione. “Amo il suo rumore silenzioso per casa??? dice Antonio allo psicologo, parlando di Pilar e con questa frase fa crollare dentro ognuno di noi la condanna morale agguerrita e sicura.
Questo equilibrio incerto e fragile si protrae fino al momento di rottura (il quaderno di Antonio che galleggia nel lago) e ci conduce alla fine del film, strana e forte, misteriosa e semplice come la vita.

a cura di:
Sofia Ciuffoletti