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Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato

Titolo: Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato
Titolo originale: Willy Wonka and the chocolate factory
Anno: 1971
Regia di: Mel Stuart/td>
Nazionalità: U.S.A.
Durata: 100'

Sceneggiatura: Roald Dahl
Fotografia:
Effetti: F
Musiche:
Contatti:
Cast:
Gene Wilder, Jack Albertson, Peter Ostrum, Roy Kinnear, Julie Dawn Cole

Indirizzo sito ufficiale :

Note/Curiosità:
Disponibile anche in
Charlie Bucket ha un sogno: poter visitare la mitica Fabbrica di cioccolato del misterioso Willy Wonka. Sono vere tutte le cose che si raccontano sui dolci da lui prodotti? E’ vero, ad esempio, che il “succhia succhia che mai si consuma??? non si consumerà mai? Un bel giorno il sogno di Charlie si avvera: il signor Wonka ha nascosto 5 biglietti d’oro in altrettante tavolette di cioccolato. I fortunati che li troveranno passeranno un’indimenticabile giornata nella fabbrica! Charlie sarà inaspettatamente uno dei vincitori insieme al grassottello ghiottone Augustus, alla masticatrice di gomme Violetta, alla smorfiosa e viziata Veruca e al teledipendente Mike. La loro visita li trascinerà in un mondo magico fatto di carta da pareti leccabile, cascate di cioccolato, erba zuccherina e altri “esperimenti??? …tutti severamente custoditi dai fedeli e strani Umpa-Lumpa. Ma i segreti della fabbrica sono davvero solo i sorprendenti dolci?

La trama del film è tratta dal libro omonimo di Roald Dahl e sembra che l’ispirazione per scriverlo gli sia venuta da un suo ricordo: quando aveva tredici anni andava in una scuola vicino ad una fabbrica di cioccolato che si serviva degli alunni come “assaggiatori???, inviando loro una scatola con dodici tavolette di sapori diversi alle quali gli scolari dovevano dare un voto…

Il film trasmette molto bene l’idea di calore familiare che si respira in casa Bucket: i quattro nonni vivono tutta la loro giornata distesi in unico letto e si aiutano l’uno con l’altro. Charlie non è un bambino come tutti gli altri: la povertà gli ha insegnato ad essere sincero e generoso, tanto da decidere che ad accompagnarlo nella visita alla fabbrica sarà l’affezionatissimo Nonno Joe, a rappresentare ancora di più l’unione familiare.

A differenza di Charlie, gli altri bambini che hanno trovato i biglietti d’oro rappresentano tutti i capricci tipici dei bimbi viziati e per questo saranno “puniti??? a seconda dei loro vizi, con una sorta di divertente quanto crudele contrappasso. I bambini saranno “eliminati??? uno ad uno finchè non rimarrà che Charlie, vincitore di un premio ben più grande di qualsiasi fornitura a vita di cioccolato: la fiducia di Willy Wonka.

Dietro l’apparenza di mattacchione, nel curioso padrone della fabbrica si nasconde, infatti, un animo tormentato (come si capisce dal suo studio pieno di oggetti divisi a metà) dall’idea di non saper a chi affidare le sue trovate geniali, i suoi fragili e teneri Umpa-Lumpa e soprattutto dalla paura di non trovare qualcuno, che sia una sorta di figlio/erede su misura e che possa continuare la sua produzione dolciaria con lo stesso spirito “bambino???. Oltretutto Wonka ,per tutta la durata della visita, non manca di lanciare taglienti commenti a tutti i suoi ospiti, quasi fossero estremamente sgraditi: è come se si renda conto di quanto sia difficile trovare un suo erede e perda sempre più la speranza di trovarlo via via che i bambini vengono “eliminati???… Charlie stesso è posto di fronte alla sua sgradevolezza, ma capisce che essa è dovuta alla particolarità di quel carattere strano e bizzoso ed è proprio capendo questo che Charlie fa la sua “buona azione che risplende in un mondo disilluso???. In questo film (girato dal poco conosciuto Mel Stuart) si riescono ad intravedere, dietro la festosità e la simpatia di facciata, degli insegnamenti rivolti ai più piccoli: pur non avendo nulla Charlie è un bambino che non perde la voglia di sorridere e meravigliarsi, non si abbatte di fronte alle difficoltà ed in più sa essere leale, tanto da conquistare il diffidente signor Wonka. E chi di noi non vorrebbe avere come amico un proprietario di una fabbrica di dolciumi?

a cura di Francesco Somigli