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Titolo: Peter Pan
Titolo originale: Peter Pan
Anno: 2003
Regia di: P.J. Hogan/td>
Nazionalità: U.S.A.
Durata: 113'

Sceneggiatura: Michael Goldenberg P.J. Hogan
Fotografia: Donald McAlpine
Effetti: F
Musiche: James Newton Howard
Contatti:
Cast:
Rachel Hurd-Wood, Jeremy Sumpter, Olivia Williams, Jason Isaacs, Lynn Redgrave, Ludivine Sagnier

Indirizzo sito ufficiale :

Note/Curiosità:Montaggio: Garth Craven Paul Rubell
Disponibile anche in
Nella Londra delle carrozze e della regina Vittoria, Wendy, Gianni e Michele, tre bravi bambini di buona famiglia, decidono di lasciare la loro casa e i loro genitori, per seguire un folletto furbo e fascinoso che si fa chiamare Peter Pan, destinazione l’Isola che non c’è, oltre la seconda stella a destra, dritti fino al mattino.
Peter è però incompatibile con il destino di Wendy, destinata alla vita matrimoniale, cresciuta per essere un’(in)felice metà in attesa dello sposo, prigioniera delle convenzioni sociali, rappresentate dal personaggio della zia che incarna in un’indeformabile acconciatura e nell’impettita postura del corpo tutta la rigidità di un sistema e di un’educazione.
Il fatto è che Peter Pan non sa amare, fa parte dell’enigma del suo essere. Esprime la condizione di chi è intenzionato a rimanere ancorato a una sponda del fiume e al contempo ne desidera l’altra. La sua condanna alla solitudine, condivisa da Uncino, non è più quella dell’assenza di una madre, ma di una donna. Fondamentale è, infatti, l’intervento salvifico di Wendy attraverso un bacio sulla bocca che permette ripresa e definitivo trionfo di Peter Pan su Uncino: un segno fin troppo manifesto della rilettura sentimentale operata. Peter e Wendy dismettono i panni disneyani e alla convinzione di essere eterni fanciulli sostituiscono il dubbio, la curiosità per il mondo adulto, che caratterizza il normale passaggio da infanzia ad adolescenza.
Tutti i personaggi sono profondamente enigmatici: Peter Pan rappresenta l’anima selvatica dell’uomo. Come ogni bambino, ha coscienza solo del presente, quello che è successo prima non ha valore; l’adulto è invece consapevole che ogni attimo, positivo o negativo che sia, è una perdita. Da qui il peso delle responsabilità, lo scarto tra i “sogni nel cassetto??? e la realtà: tutti risvolti che Uncino condivide col padre di Wendy e che dunque giustificano l’utilizzo di uno stesso attore per entrambi i ruoli. Sono i classici due volti della stessa medaglia: entrambi sono implicitamente prigionieri (della società l’uno, dell’Isola l’altro).
Uncino è un personaggio che vive nelle ossessioni, incarnazione degli aspetti più inquietanti dell’età adulta: la subdola doppiezza, l’inganno, la crudeltà. Ecco quindi i caratteri che costituiscono i lati peggiori della maturità: le frustrazioni, la paura, ma soprattutto la memoria, possedere il senso del passato (difatti Uncino ha il terrore degli orologi, che lo legano indissolubilmente al coccodrillo, cioè alla morte).
È questo uno dei pochi racconti mitici della modernità, vi è contenuta una mappatura degli stati dell’animo umano: la paura di crescere, la difficoltà verso i sentimenti più importanti, il dolore del tempo che passa.
Il regista si propone di restare il più fedele possibile al romanzo di Barrie e una delle difficoltà maggiori era conciliare un soggetto fantastico, onirico nella sua essenza più profonda, con una versione realizzata con attori in carne ed ossa e vi riesce grazie anche all’uso di effetti visivi permessi dalle tecnologie digitali. Ma Peter Pan non è soltanto una favola, ha la stessa valenza del mito, che induce a confrontarsi con le proprie paure e superarle, e ricorda che vivere può essere una delle più eccitanti avventure. Giocare con la visionarietà è sempre una questione di confini, d’oltrepassamento del limite. Non resta allora che pronunciare le magiche parole: ???Io credo nelle fate???.