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Million dollar baby

Titolo: Million dollar baby
Titolo originale: Million dollar baby
Anno: 2005
Regia di: Clint Eastwood/td>
Nazionalità: USA
Durata: 137 min.

Sceneggiatura: Paul Haggis
Fotografia: Tom Stern
Effetti: FSteve Riley
Musiche: Clint Eastwood
Contatti:
Cast:
Clint Eastwood, Hilary Swank, Jay Baruchel, Mike Colter, Morgan Freeman

Indirizzo sito ufficiale :

Note/Curiosità:
Disponibile anche in
E' un vero e proprio capolavoro il film di Clint Eastwood, The Million dollar baby, dal racconto Lo sfidante di F. X. Toole,degna prosecuzione di uno dei film più belli del 2003 e cioè il precedente Mystic river. Diciamo questo non solo per rendere un dovuto omaggio ad uno dei più grandi autori americani contemporanei, ma anche per evideziare come Eastwood, a settantaquattro anni, stia vivendo oggi più che mai una nuova ed importante fase artistica e creativa, in cui possiamo annoverare almeno una cinquina di film memorabili: Potere assoluto (1997), Mezzanotte nel giardino del bene e del male (1997), Fino a prova contraria (1999), Debito di sangue (2002) e, appunto, Mystic river. Un lungo itinerario, questo, che si è snodato sempre alla ricerca del lato oscuro dell'America, che forse oggi solo un "grande vecchio" come lui ha la luciditö di raccontare. Il suo è sempre stato un gusto cinematografico "classico", in cui la giusta misura della composizione narrativa si è spesso coniugata ad una trasparenza visiva fatta di collegamenti, rime interne, punti concettuali in grado di dare spessore e immediatezza alle pure emozioni. In questo cinema genuino, vitale, dalla straordinaria compostezza e semplicità, la tensione morale (quella vera, mai esibita direttamente) si è sempre esplicata attraverso le figure di personaggi messi alla prova da un destino che in realtà sembrano portare dentro, le cui storie non fanno altro che darne uno sbocco drammaturgico mai prevedibile. Nel caso del suo ultimo film i tre personaggi protagonisti sembrano muoversi nello spazio di un genere, la boxe story, di cui il cinema americano ha talmente abusato da renderla stereotipatamente vuota. Sbaglia, naturalmente, chi vede in The Million dollar baby un semplice film sul mondo del pugilato; qui siamo a metö strada tra Cittö amara (1972) di Huston e Toro scatenato (1980) di Scorsese, siamo cioè in un cinema in cui l'azione deriva sempre da una condivisione di debolezza (dichiarata o nascosta) da parte dei protagonisti. Essi non sembrano altro che deboli fantasmi di fronte al male, al dolore, alla sofferenza e il film (come i precedenti) cerca di mostrare il loro tentativo di creare un argine, di stabilire un confine proprio tra il bene ed il male. E' una storia di sconfitte, The Million dollar baby, in cui Maggie, una ragazza trentaduenne, reduce da una vita di stenti e di disgrazie, troppo vecchia per diventare una pugile professionista, ma determinata a lasciarsi alle spalle la sua squallida esistenza, inizia a frequentare la palestra di un vecchio allenatore; strano personaggio, Frankie, forse un vero maestro perchè sa insegnare ai pugili non solo a vincere, ma soprattutto a proteggere se stessi, al punto da non voler mai correre il rischio di farli massacrare nell'incontro per il titolo. Il suo grande limite di allenatore, forse, ma non di uomo, e l'onesta profondità della sua figura che ci viene spesso evidenziata proprio dal fatto di essere un uomo continuamente pieno di dubbi: legge Yeats, traduce il gaelico, non riesce fino in fondo a comprendere la religione, pur andando ogni giorno in chiesa, non vede la figlia da anni, pur conservando le sue lettere mai aperte. Eddie, il custode della palestra, un altro vecchio ex-pugile, che perse un occhio proprio durante il suo incontro per il titolo (l'episodio riecheggia nel film come causa del rimorso più grande che porta dentro Frankie), vive praticamente là dentro, in questo non-luogo dove il giorno e la notte si alternano come svuotati del loro valore temporale, proprio come le nodose pareti di quest'ambiente intriso di sudore e fatica (davvero magistrale il lavoro di "invecchiamento" dell' ambiente realizzato dallo scenografo ottantanovenne di Eastwood, Henry Bumstead). In un anonimo sobborgo di Los Angeles le loro tre vite fatte di solitudini ed occasioni mancate, si ricompongono in un quadro certo mai consolatorio, nel quale però, tra mille difficoltà ed incomprensioni, la giovane Maggie cresce. Cresce come pugile, cresce come donna, compone pian piano la vita che avrebbe sempre desiderato, mentre Frankie diventa a poco a poco la sua guida morale. Scorrono le vittorie, conquistate con la facilità di chi dimostra, avendo una così grande sofferenza nel cuore, di essere più forte della propria sventura, fino allo scontro finale, il combattimento per il titolo, che segnerà, come da copione, la sua vita per sempre.
A cura di
Marco Luceri