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La casa dei 1000 corpi

Titolo: La casa dei 1000 corpi
Titolo originale: The house of 1000 corpses
Anno: 2003
Regia di: Rob Zombie/td>
Nazionalità: USA
Durata: 88 min.

Sceneggiatura: Rob Zombie
Fotografia: Alex Poppas, Tom Richmond
Effetti: FWayne Tooth, Art F.X., Howard Anderson Company
Musiche: Rob Zombie, Scott Humprey
Contatti:
Cast:
Sid Haig, Bill Moseley, Karen Black

Indirizzo sito ufficiale :

Note/Curiosità:
Disponibile anche in
Scrivere che "La Casa dei 1000 Corpi" è un bel film - è veramente improprio, perch?, badate bene, non è assolutamente un film per tutti... Anzi, forse è il classico film per nessuno... Eppure, lascia il segno (leggi: ferita).

Prodotto, pare, con 1000 difficoltà (nessuno voleva distribuirlo - e ci credo!), dal musicista Rob Zombie, il film ha avuto una lavorazione travagliata (si dice sia iniziata addirittura a metà dagli anni ’90) e corre voce che la copia che noi vediamo sia una versione mutilata - (è davvero il caso di dirlo!) di una buona mezz’ora...

Ciò nonostante, il film di Rob Zombie è davvero raccapricciante e cattivo come solo il primo, originario, folle e malvagio “Non aprite quella porta??? (di Tobe Hooper, 1974) aveva saputo esserlo.

Se confrontato con quel non aprite... “La casa dei mille corpi??? è davvero un capolavoro - perch? come mai nessun altro film nella storia del Cinema, ha saputo catturare/rubare lo Spirito, (letteralmente) l’anima (nera) a un’altra pellicola. Se guardiamo, appunto, a “La casa dei mille corpi??? come al figlio (de)genere di “Non aprite quella porta??? (ripeto, badate bene, quello del ’74) siamo davanti alla più interessante operazione horror del decennio. In un’epoca di remake esasperati, in un mercato cinematografico in crisi assoluta di IDEE (non si sa più davvero cosa andare a “rifare???) e di fonti creative, questo house of 1000 corpses ci pone davanti alla domanda: si può rifare un film (e comunicare la stessa autentica lurida angoscia) senza essere lo stesso film?.

Il primo film di Tobe Hooper (che poi ha fatto il primo poltergeist e poco altro) è davvero un film maledetto nel senso pieno del termine. Le vicende della famiglia texana specializzata in feroci massacri (ma che agisce nella più totale normalità) erano uno squarcio lacerante nelle coscienze dell’America di quel tempo (già ferita da vicende di cronaca nera similari a quelle descritte nel film - da Charles Manson in giù). Alla stessa maniera, il film di Rob Zombie stesso scritto, diretto e prodotto è malsano, malato, sporco, crudele e cattivo nella stessa precisa maniera, trent’anni dopo (per questo ’ritardo’ non sarà mai un capolavoro, ma nessuno prima di lui aveva mai saputo riprodurre lo stesso senso di "tranquillo weekend/viaggio nel folle sadismo quotidiano").

Le due trame si somigliano quasi fino ad arrivare al plagio: quattro ragazzi in gita, in una notte buia e tempestosa, incontrano un’autostoppista che chiede di poter essere accompagnata a Casa. La ’Casa’ in questione è tranquilla dimora di pazzi sadici e sanguinari (la sua famiglia) che presto attueranno un’efferratissima (e insana) mattanza dei quattro malcapitati.

Ben scritto (sorprendentemente) e ben diretto (Rob Zombie mostra una sicurezza non comune dietro la macchina da presa per essere un esordiente, e i dialoghi non sono per niente banali come invece ci si potrebbe aspettare da un film del genere), La Casa dei mille corpi ha un potere visivo/evocativo davvero singolare e fortemente degno di nota (l’attenzione è tenuta viva da trovate di montaggio e di regia insolitamente originali - sgranature, seppia, negativo, falsi 16mm - per una volta usati davvero con criterio e non ’a caso’ solo per motivi di ’stile’ autoriale/videoclipparo - spesso questi effetti nel contesto fungono da vere e proprie soggettive del cervello dei personaggi, davvero molto efficaci).

E’ questo essere fuori dall’umana ragione che mette a disagio, questa folla percepita come reale senza speranza, tangibile, che ti fa venire voglia di invocare pietà’ - che ti spiazza e ti lascia senza parole. E’ l’orrore, quello vero, quello tremendo, irrazionale e ingiusto. Quello senza spiegazione.

Alcuni piccoli “rammarichi???: il personaggio del Clown Pazzo (e i suoi assistenti) che gestisce il museo degli orrori e vende pollo fritto e benzina meritava più spazio, così come i siparietti comico/patetici che costellano il film (per esempio quando la bionda sexy va a comprare da bere, tutto l’inizio con la rapina, il dialogo coi poliziotti che cercano i ragazzi o le svalvolate sulla cultura di massa del capo dei pazzi - che sembra Billy Bob Thorton al “naturale???).

 

 

a cura di:

Federico Zisca