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Mean streets


Titolo: Mean streets
Titolo originale: Mean streets
Anno: 1972
Regia di: Martin Scorsese
Nazionalità: USA
Durata: 110 min.

Sceneggiatura: Mardik Martin, Martin Scorsese
Fotografia: Normand Gerard, Kent L. Wakeford
Effetti: FBill Bales
Musiche: Aa.Vv. di musiche Rock & Roll
Contatti:
Cast:
Robert De Niro, Robert Carradine, Harvey Keitel

Indirizzo sito ufficiale :

Note/Curiosità:
Disponibile anche in
Charlie tenta di capire, cerca di dare un ordine alla realtà, vuole affrontare l’infinito, ma con l’infinito non si scherza: si devono attraversare le "strade squallide", sono loro a decidere, a farti scontare i peccati, sono loro che la Domenica ti conducono in Chiesa e il Lunedì all’inferno. Little Italy è vestita a festa: sotto le luminarie delle strade, tra bancarelle e concertini folcloristici sfilano le processioni in onore del patrono San Gennaro. Charlie (Harvey Keitel), cattolicissimo nipote del boss locale Giovanni, condivide le inutili giornate con i propri amici del "quartiere", vivacchiando tra l’ambiente fumoso del Volpe’s Bar e qualche rissa per la difesa dell’ "onore" ferito: la sua "strada desolante" lo condurrà a quella di Johnny Boy (un istrionico Bob De Niro), teppistello bombarolo dal look eccentrico che gli procurerà un sacco di problemi che non intaccheranno però mai la loro viscerale unione. Sono loro l’impersonificazione antropologica delle due anime della Little Italy che come un bruco solca i meandri della Grande Mela. Intorno si snodano le vicende di personaggi macchiettistici che amplificano la sordità della cifra morale e affettiva che invade l’intero ambiente: c’è Teresa, cugina di Johnny Boy, epilettica, la quale vive una storia difficile ma sincera con Charlie, ci sono gli altri amici del "gruppo" che si dividono tra sporchi affarucoli e sbronze notturne. Il bar diventa luogo della dannazione, le strade sono colte nella loro puzza di carburante bruciato, nel loro chiasso, nella loro "verità" e crudezza metropolitana. La città gira vorticosamente: le acide luci artificiali e l’accecante buio dei modesti ambienti interni esprimono perfettamente la "fisicità" del disagio di Charlie nel trovare il proprio spazio vitale. Egli è infatti oppresso da questa affannosa esistenza e neppure si sente il bravo ragazzo che dà a vedere: sa di essere un "peccatore" e si odia, scisso tra l’attrazione per il diverso e un isterico bisogno di rettitudine che acuisce la sua necessità di amare, di capire le pecorelle smarrite. Raccontando con la finezza iperrealistica di uno che conosce bene ciò di cui parla, nel 1973, agli albori della sua eccezionale carriera, Scorsese scaraventa negli occhi dello spettatore una viscerale e passionale analisi del "mondo" che ha condiviso e osservato negli anni della sua giovinezza. E’ un quadro, uno schizzo, un’immagine. Si rappresenta la condizione di una delle tante minoranze di New York, le sue contraddizioni, i suoi errori-orrori, ma l’intero approccio risulta antinarrativo, dove alla fine "non succede nulla" e forse non deve succedere. Il marchio di fabbrica della nuova generazione hollywoodiana appare in tutta la sua evidenza: la telecamera strizza l’occhio al neorealismo italiano e come spettatore silenzioso riprende tutto ciò che le capita di fronte. In molti frangenti si trasforma anche in vorticoso incedere, vuole sviscerare il buio e il sovraccarico della luce. I rumori degli angoli marci della metropoli newyorchese si intersecano a un dissociato mix di Rolling Stones, Eric Clapton e Renato Carosone, creando una sorta di "contrappunto ironico", capace di sottolineare i momenti emotivamente più invadenti con la musica della tradizione classica napoletana, in modo che il dramma sfumi nella farsa caricandola di un’atmosfera unica. In questo ritratto dell’"American Italy" lo stesso regista si sente attore protagonista: oltre a un piccolo cameo della madre, Scorsese compare come efferato killer della scena finale. "Se faccio qualcosa di male io voglio pagare a modo mio, quindi faccio la mia penitenza per i miei peccati. "Queste sono le strade desolate della sua giovinezza, ma adesso Scorsese sente il bisogno di lasciare idealmente questo mondo chiuso ma protettivo allo stesso tempo. La strada per l’inferno è spianata, basta solo premere il grilletto. L’assassino è uno dei suoi figli più celebri.

 

a cura di:
Filippo Lazzerini