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Il lungo addio


Titolo: Il lungo addio
Titolo originale: The long goodbye
Anno: 1973
Regia di: Robert Altman
Nazionalità: USA
Durata: 112 min.

Sceneggiatura: Leigh Brackett
Fotografia: Vilmos Zsigmond
Effetti: F
Musiche: John Williams
Contatti:
Cast:
Elliot Gould, Steling Hayden, Arnold Schwarzenegger

Indirizzo sito ufficiale :

Note/Curiosità:
Disponibile anche in
Quando nel 1973 Robert Altman fece uscire "Il lungo addio", un adattamento del romanzo omonimo del giallista Chandler, venne chiesto al regista a cosa si riferisse il titolo. La risposta di Altman forse non poteva essere più secca: "Penso che Marlowe sia morto e questo sia il suo "Lungo Addio". Infatti, anche se Marlowe, il classico detective privato noir, non era morto nel senso fisico del termine, nel "Lungo Addio" di Altman, lo è in senso morale. È’ questa l’impressione che si evince dallo strano trasferimento che propongono Altman e la sua sceneggiatrice Leigh Brackett. Prendono un personaggio "noir" ben ancorato al mondo e ai valori degli anni ‘40-’50 e lo inseriscono nella Los Angeles moderna, egoista e nevro-tica degli anni 70. Marlowe viene così a trovarsi in un mondo stravolto, in cui i suoi valori, come l’amicizia e la lealtà, non hanno più importanza. In questo modo i suoi comportamenti ed atteggiamenti, apparentemente fuori luogo, evidenziano le trasformazioni del paese-America.

Tutto comincia quando Marlowe accompagna il suo amico Terry Lennox a Tijuana, Messico, nel cuore della notte. Al suo ritorno scopre, però, che Lennox è accusato di aver ucciso la moglie. Arrestato, in un primo momento, in quanto presunto complice dell’omicidio, Marlowe viene poi rilasciato. Più tardi, scoperto che l’amico si è suicidato in Messico, sempre convinto della sua innocenza, Marlowe comincia ad indagare….

Quanto è distante questo detective dal Marlowe canonico di Bogart, nonostante l’impermeabile e la cravatta sempre allentata. E’ stranamente poco seducente, è poco interessato alle belle vicine di casa e indaga senza mai poter dimostrare veramente le necessarie competenze. Sembra troppo goffo e manipolato, in questo mondo in cui tutti gli altri personaggi attorno sono pazzi o corrotti - spesso entrambe le cose. La recitazione di Elliot Gould è eccellente nel dare al personaggio un’aria di dolce rassegnazione, dichiarando sempre "It’s okay with me" (Va bene per me). Tutto questo disorientamento da parte di Marlowe viene accentuato dalla strepitosa fotografia di Vilmos Zsigmond, la cui camera eccelle in movimenti sterminati che non mostrano mai niente: le immagini rimangono sempre cupe, opache, incapaci di rivelare con chiarezza i contorni delle cose.

La sceneggiatura di Leigh Brackett, piena di riferimenti ironici, cari alla vecchia Hollywood, segue essenzialmente la trama dell’originale; se ne distacca però decisamente con il finale, un colpo di rivoltella che costituisce l’unico elemento radicalmente non-ironico del film. Questo fu tra l’altro oggetto del contratto con i produttori, ai quali Altman chiese esplicitamente che non venisse cambiato. Marlowe dovrà scoprire di essere il solo a seguire dei principi; rimane allora un’unica possibilità di risvegliarsi da questo strano sogno, per il nostro anacronistico detective: diventarne parte integrante.

 

a cura di:
Philippe Dijon de Monteton