Home   Cinema    Film Database    Cinque pezzi facili

Cinema

Film Database

Cinque pezzi facili

Titolo: Cinque pezzi facili
Titolo originale: Five easy pieces
Anno: 1970
Regia di: Bob Rafaelson
Nazionalità: USA
Durata: 97 min.

Sceneggiatura: Adrien Joyce
Fotografia: Laszlo Kovacs
Effetti: F
Musiche:
Contatti:
Cast:
Jack Nicholson, Karen Black, Susan Anspach, Lois Smith

Indirizzo sito ufficiale :
Note/Curiosità:
"Cinque pezzi facili" è il film che ha lanciato Nicholson nell'olimpo delle star di Hollywood

Disponibile anche in
“A tutta velocità sulla corsia di sorpasso correva verso il nulla???.
Lasciata la ricca famiglia borghese e la carriera di pianista, Robert Eroica Dupea lavora in California come operaio in un pozzo petrolifero. Qui con l’amico Elton divide il lavoro e le donne, pur essendo entrambi fidanzati e il secondo addirittura con un figlio in arrivo, amicizia che però dura poco, causa appunto una discussione riguardo ai figli e anche la differente estrazione sociale. A Bobby crolla di nuovo un mondo nel quale si era rifugiato per scappare dall’opprimente famiglia e decide quindi di partire, insieme alla fidanzata Rayette, per andare a visitare la sorella Tita, che lo informa dell’imminente morte del padre. Decide quindi di andare a trovarlo e si trova costretto a riconfrontarsi con quell’ambiente dal quale era scappato in una fuga senza meta. A casa però conosce Catherine, la moglie del fratello, l’unica che tra tutti i familiari sembra capirlo…
Cinque pezzi facili lancia definitivamente Nicholson nell’Empireo dei grandi attori dopo la breve ma intensa apparizione in Easy rider, alcolico e fumato avvocato compagno di viaggio dei due protagonisti Dennis Hopper e Peter Fonda. Ma se in Easy rider l’attore aveva dato vita ad un personaggio istrionico ed esuberante, nel film di Rafelson fa di Bobby Dupea un personaggio malinconico ed inquieto, un disadattato, carico di una tristezza ed di un malessere esistenziale ai quali non sa dare alcuna spiegazione e soluzione, se non quella di muoversi continuamente, una fuga continua da posti che presto lo annoiano verso mete lontane, con l’illusione che ogni volta rappresentino luoghi, meglio dire miraggi, da dove ricominciare una vita. L’incomunicabilità di e verso Bobby è insormontabile, emblematico di ciò è l’incontro con il padre morente, che alle poche parole del figlio non presta neanche attenzione, lo ignora, così come lo ha ignorato tutta la vita.
Importante sottolineare che nel panorama filmico di quegli anni post ‘68, il protagonista non è ne un hippie, ne un contestatore, è un borghese, un esponente della classe agiata che si sente divorare da un qualcosa a cui non sa dare un nome. Anche il lavorare come operaio non gli allevia alcun malessere interiore, la sua salvezza è irraggiungibile; non ha alcun futuro, ma egli continua caparbiamente ad inseguirlo, seguendo semplicemente, in ogni scelta, un certo suo istinto.
Robert quindi non supera la crisi della classe agiata, ma anzi ne è il personaggio più rappresentativo, ponendo la sua angosciosa fuga verso una soluzione di volta in volta assurda. La borghesia, sembra suggerirci Rafelson, non rinuncia a se stessa (e la casa di Bobby sull’isola ne è l’emblema), semmai incarica un suo figlio, Robert, di incarnarne il senso di colpa.
Rafelson fortunatamente non scade nel retorico in un film che, per temi trattati e contesto sociale, offriva un terreno fertile per assecondare i gusti e gli umori del nuovo pubblico americano ed europeo, appena uscito da anni di contestazione e di profondo rinnovamento culturale. Bobby non è un eroe della classe operaia, la sua lotta non è contro qualcuno ma contro se stesso, fare l’operaio in un pozzo petrolifero non è un atto di rivolta sociale, è un vano tentativo di fare qualcosa di "diverso", per riempire un vuoto esistenziale che non può essere colmato.