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magnolia
Titolo: Magnolia
Nazionalità: U.S.A.
Durata: 188 min.
Sceneggiatura: Mark Bridges, Paul Thomas Anderson
Fotografia: Robert Elswit
Effetti: INDUSTRIAL LIGHT & MAGIC
Musiche: Jon Brion, Aimee Mann
 Cast:
Jason Robards, Julianne Moore, Tom Cruise, Jeremy Blackman, Michael Bowen, Willliam H. Macy, Philip Baker Hall, Melinda Dillon, Melora Walters, John C. Reilly, Philip Seymour Hoffman, Emmanuel Johnson. 

Note/Curiosità:
 
 

Scheda Critica:

Antologia americana straziante e ridicola, mosaico di storie e personaggi, raccolta di episodi grotteschi, film contenitore di dolori e speranze, Orso d'Oro a Berlino nel 2000, Magnolia è intitolato al nome di un viale della San Fernando Valley (North Hollywood) e al bel fiore bianco, carnoso, ma facile ad imputridire. Casi, stranezze, fatti che succedono, coincidenze, occasioni, solitudini, i rimorsi, i tradimenti reciproci nel passato, le cose perdute. Tutto con l'ambizione di tracciare un ritratto degli USA e insieme della crudele bizzarria dell'esistenza. Questo calderone muove intorno all'imminente morte di Jason Robards, vecchio patriarca straricco, con una bellissima moglie, Linda, che aspetta solo l'eredità. L'ultimo desiderio del moribondo è rivedere il figliol prodigo Frank, magnifico ciarlatano nemico delle donne, maestro di tecniche maschiliste a capo di una setta antifemminista chiamata "Seduci e distruggi" che in tetre sale da spettacolo, tiene la sua predicazione-show piena d'oscenità, davanti a molti entusiasti seguaci. Altri personaggi inseguiti dalla cinepresa di Anderson sono l'agente di polizia Kim Kurring (strepitosa, anche se un po' troppo tarantiniana la sua irruzione nella casa di una cicciona di colore), la cocainomane Claudia Gator, il padre di lei Jimmy Gator (conduttore televisivo di dubbia moralità) e l'ex campione di telequiz Donnie Smith, oggi dimenticato e squattrinato. E tutti dovranno vivere la loro farsa o tragedia come meglio potranno.
Realistico ed insieme fantastico, crudo ed insieme dolcissimo, sconcertante ed affascinante, Magnolia è un film cinico e complesso, realizzato da un regista trentenne, che ha letto Raymond Carver, la Bibbia e ha visto molto cinema: ha mutuato da Scorsese il pathos profondo e un po' barocco e l'inclinazione alla tragedia, ha in comune con Tarantino l'amore per gli attori ed il gusto della scrittura rotonda e frammentata contemporaneamente, ma soprattutto ha preso da Altman l'ampia visione strutturale del mondo e la concezione dello spazio, del respiro narrativo. Impossibile infatti non accostare Magnolia ad "America oggi": ciò che lega i due film è proprio il ritorno alla sceneggiatura forte, la riproposizione della centralità dell'attore cara al cinema classico, la riaffermazione della struttura a mosaico come la più adatta a restituire la complessità del reale e, al suo interno, il ripristino del racconto compiuto. Sebbene da spettatori ci si senta immersi in un gigantesco piano-sequenza senza soluzione di continuità, le impietose microstorie del film sono quasi tutte a circuito chiuso, la quotidianità minimalista viene sempre superata dal suo concentrarsi in eventi cruciali; la tranche de vie, insomma, è tracciata e nulla rimane in sospeso.
Senza caso non esistono storie, sembra dirci Anderson, e forse non esistono neppure esistenze; o forse, a volte, sono le stesse nostre esistenze, e quelle dei nostri predecessori, che forgiano i casi. Film dunque nemico del carpe diem, immerso nella virtualità umana che esiste da sempre (la psiche) e continua ad essere ignorata persino nell'era che ha fatto del virtuale il mondo parallelo (in cui si sta trasferendo la vita commerciale e culturale della società capitalistica avanzata), Magnolia si riavvicina con una precisione vera ed intensa, all'espressione di ciò che rimane di più inafferrabile, irriducibile, non visibile: l'animo umano. Ed è proprio per questo che si sente, irreparabilmente, il senso ed il bisogno di una salvezza. Ed essa arriva (chiudendo il cerchio) sotto forma di una vera e propria piaga biblica: la clamorosa pioggia di rane, punizione divina, ma purificatrice (Esodo 8,2), grazie alla quale tutti i conflitti si risolvono, i parenti serpenti si riconciliano ed il senso di morte lascia il posto alla speranza. Piovono batraci sulla San Fernando Valley. Piove sul nostro caos, e ogni tonfo è un violento colpo al cuore.

A cura di:
Marco Luceri