Home   Cinema    Film Database    Il cerchio (Dayereh)

Cinema

Film Database

Il cerchio (Dayereh)

table border="0" width="550" cellPadding="2" cellSpacing="0">


Titolo: Il cerchio (Dayereh)
NazionalitĂ : Iran-Italia
Durata: 90'
Sceneggiatura: Kambozia Partovi
Fotografia: Bahram Badakhsani
Effetti: FIraj Raminfar
Musiche: Mehdi Dejbodi

Cast: Sadr Orafai, Fatemeh Naghavi, Nargess Mamizadeh, Elham Saboktakin

Il cerchio una linea rossa che perimetra il campo dazione delle persone che si muovono al suo interno e da cui non possono uscire. Il cerchio dunque, nel film, un limite insormontabile oltre al quale i personaggi non riescono ad andare. Tutti quelli che si muovono allinterno del cerchio finiscono per avere lo stesso raggio dazione, lo stesso tragitto e alla fine si trovano, inevitabilmente, in una identica situazione. Cos il regista Jafar Panahi ha spiegato il significato del titolo della sua opera.
NellIran contemporaneo, irrigiditosi dopo il ritorno di Khomeini nel79 e linstaurazione della repubblica Islamica, il cerchio in cui le donne sono costrette a muoversi si fatto ancora pi stretto, quasi soffocante. Ed questo che mostra il film, denuncia aperta ma non accanita di una societ che ripiombata in un passato di pregiudizi atavici e discriminazioni insensate.
Si inizia con un parto che vedr nascere una bambina e si termina con una prigione, ma sarebbe potuto essere il contrario: il destino di chi nasce donna non prevede svolgimenti alternativi. Nel mezzo le storie di nove donne, seguite per una giornata attraverso grandi o piccole umiliazioni. Una di loro incinta ma ha perso il marito e vuole abortire perch teme di dare alla luce una femmina; unaltra non pu prendere il bus senza un documento od un accompagnatore, unaltra ancora abbandona i figli perch vedova. Meno grave, ma significativo, nessuna di loro pu mostrarsi truccata o fumare in pubblico. In questo contesto, il chador, spesso preso a simbolo delloppressione sessista dallopinione europea, risulta la minore delle umiliazioni, quasi un salvacondotto necessario per poter circolare in strada.
Il film ha ottenuto il Leone doro a Venezia nel 2000, confermando il valore della cinematografia iraniana, ricoperta di premi in tutto il mondo a partire dagli anni90, grazie a registi come Abbas Kiarostami (di cui Panahi stato assistente), Mohsen Makhmalbaf e la figlia di questultimo Samira.
Gi autore de Il palloncino bianco (1995) e Lo specchio (1997), Panahi ha impresso con Il cerchio una significativa svolta verso tematiche socio- politiche alla sua carriera e in generale a tutta la produzione del suo paese. Insospettiva infatti che una cinematografia fiorente, capace di creare ambienti di fiaba e raggiungere vette di poesia stupefacenti, puntualmente preferisse glissare sugli aspetti pi foschi e costrittivi dellIran attuale, dandone al massimo brevi accenni.
Non un soggetto facile, quello de Il cerchio: per realizzarlo Panahi dovuto ricorrere a finanziamenti europei, rinunciando ai fondi statali e alla possibilit che i suoi concittadini possano ammirare il film (che, in Iran, non stato distribuito nelle sale). Senza contare che con questopera si forse giocato la possibilit di tornare, in breve tempo, a girare nuovamente un in Iran.
Per sono stati in molti a seguire poi la strada di Panahi.
Due esempi su tutti, entrambi opere recenti di autori iraniani, Viaggio a Kandahar e Il voto segreto. Sia il primo, grido di denuncia per la condizione della donna nellIslm che il secondo, satira delle del sistema elettorale iraniano, hanno ricevuto un ottimo successo di pubblico in Italia ed in altri paesi.
C chi parla di una moda passeggera, ma proprio nellinteresse dellEuropa per le vicende politiche del suo paese, che la cinematografia iraniana sembra aver trovato terreno fertile per una ulteriore fioritura e diffusione.
Con un rischio: nellappoggiarsi alle case di produzione e pubblico europei non si rischia forse di snaturare il proprio stile, semplificando anche il contenuto, per il solo fine di accontentare i palati occidentali?
Federico Ferrone Equipe Cineforum Stensen