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L'uomo in più

Titolo: L'uomo in pi?
Titolo originale: L'uomo in pi?
Anno: 2001
Regia di: Paolo Sorrentino/td>
Nazionalità: Italia
Durata: 100 min.

Sceneggiatura: Paolo Sorrentino
Fotografia: Pasquale Mari
Effetti: F
Musiche: Pasquale Catalano
Contatti:
Cast:
Andrea Renzi, Toni Servillo, Nello Mascia, Ninni Bruschetta;

Indirizzo sito ufficiale :

Note/Curiosità:
Il film prodotto anche da Kermit Smith, fondatore della Key films, dopo una pi che decennale esperienza a capo di Lucky Red, e deceduto prima di essere riuscito a vedere il film nelle sale. Il film dedicato a lui (a Kim), come si ricorda affettuosamente nei titoli.
Disponibile anche in
Napoli, 1980. L'introverso Antonio Pisapia, calciatore professionista, realizza il gol-capolavoro che apre le porte della coppa Uefa alla sua squadra. Nello stesso periodo, un altro Pisapia, il cinico e megalomane cantante Tony, raccoglie gloria in tutta Italia grazie alla sua trionfale tourneè musicale. Per entrambi sono i giorni del successo. Ma appena quattro anni più tardi, causa rispettivamente un infortunio al menisco e uno scandalo giudiziario per violenze ad una minorenne, si ritrovano entrambi dagli altari alla polvere. Uno tenta invano di riciclarsi come allenatore, l'altro, in attesa che si plachi il polverone legato al suo arresto, si deve accontentare di deprimenti esibizioni canore in paesini di provincia. Lontani dalla ricchezza e dai riflettori, coltivando sogni sulla gloria di un tempo, vedranno la loro vita sbriciolarsi pian piano. Ma almeno uno, sull'orlo del baratro, troverà la forza per trarsi in salvo.
Dall'idea di due persone dal carattere speculare, accomunate però da un nome identico e dal destino, Paolo Sorrentino, 30 anni, napoletano, ha tratto uno degli esordi italiani più convincenti degli ultimi anni, presentato all'ultimo Festival del Cinema di Venezia. Lo scenario quello degli anni '80, quelli della nascita della nostra volgare (e un po' ipocrita) società dello spettacolo, del cattivo gusto e del disorientamento. Gli stessi personaggi sembrano ispirati a due persone realmente esistite, quasi emblema di quegli anni: il cantautore playboy e un po' becero Franco Califano e il difensore della Roma Agostino Di Bartolomei, morto suicida nel '94 dopo che il mondo del grande calcio lo aveva dimenticato.
Lo scenario iniziale ha toni da commedia, specie nell'episodio di Tony e nel suo abbandonarsi lascivo ad ogni lusso. Giri di droga, sprechi di denaro, ammiratrici ululanti disposte a tutto e manager servili, ma pronti a voltare le spalle al primo inconveniente: si vede di tutto nell'universo della canzonetta italiana. E quello del calcio non è molto meglio: uguale cinismo e in più lombra delle scommesse truffa. Si ride e ci si disgusta anche un po', sembra un giochetto satirico ma presto il tutto si adombra di una problematica quasi inattesa. Riesce a essere ironica e non banale l'analisi di Sorrentino, già sceneggiatore a Teatro e in tv, quando si addentra nel dramma personale dei due. Non evita qualche confusione e incompiutezza di troppo, ma nel disegnare il mondo che cambia intorno ai due rinnegati dal successo, riesce a dar vita a emblematiche figure tragiche. Nel film le vite dei due Pisapia si intrecciano quasi fatidicamente nellincapacità di ritrovare una dimensione, dopo che il successo li ha abbandonati, ma i due non si incontrano che per un breve sguardo al mercato del pesce, sorta di scintilla e preludio al finale inevitabile.
Dalla stampa italiana il film, ultima produzione curata dal grande Kermit Smith e raro caso di un film che affronti il mondo del calcio, ha avuto buonissime recensioni eppure, come spesso accade, la distribuzione ha lasciato a desiderare.
Una parola per i due attori, entrambi già visti insieme in Teatro di Guerra di Mario Martone e protagonisti della scena teatrale napoletana. Andrea Renzi (il calciatore) è quasi irriconoscibile per chi lo aveva visto nel film di Martone : volutamente sotto le righe, molto bravo nel delineare un personaggio irrimediabilmente triste (troppo triste per allenare come gli dice il presidente della sua squadra) e forse meno facile di quello di Toni Servillo (il cantante). Sboccato e compiaciutamene volgare, l'attore è davvero favoloso nel suo kitsch senza vergogna: in un ruolo costruitogli appositamente addosso, riesce anche ad aggiungere tocchi di malinconia nel finale (più o meno) di redenzione. Difficile pensare a qualche altro attore per il suo personaggio, vista anche la bravura nell'interpretare le canzoni del film, scritte per lui dal regista, Pasquale Catalano e suo fratello Peppe Servillo, cantante del gruppo Avion Travel.