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Kirikù e gli animali selvaggi

Titolo: Kirik? e gli animali selvaggi
Titolo originale: Kirikou et les betes sauvages
Anno: 2005
Regia di: Michel Ocelot, B?n?dicte Galup/td>
Nazionalità: Francia
Durata: 75 min.

Sceneggiatura: Philippe Andrieux, Michel Ocelot, B?n?dicte Galup
Fotografia:
Effetti: F
Musiche:
Contatti:
Cast:

Indirizzo sito ufficiale :

Note/Curiosità:
Disponibile anche in
Torna sugli schermi il piccolo Kirikù, eroico bimbo africano che con la sua limpida curiosità ha salvato il proprio villaggio dalla terribile strega Karabà e dall’odio e l’ignoranza che relegavano gli abitanti nella paura e nella sottomissione. Torna, Kirikù, per rivivere alcune delle avventure che, la volta scorsa, non c’è stato il tempo di raccontare. Troviamo, così, il piccolo eroe alle prese con la vita ed i problemi quotidiani del suo villaggio: un animale selvaggio che distrugge l’orto comune, la necessità di procurarsi denaro per comprare il cibo, la ricerca di un antidoto per un tremendo veleno, la scoperta del mondo circostante da una posizione decisamente “privilegiata???. Attraverso la cornice del racconto del vecchio saggio della montagna, nonno di Kirikù, i quattro episodi si legano, creando un continuum che sembra voler illustrare le prime tappe dello sviluppo della civiltà ed, allo stesso tempo, schematizzare le basi delle attività di ogni società: agricoltura, artigianato e commercio, medicina, esplorazione e scoperta. Su tutto regna, come sempre, l’“ossessione??? del piccolo Kirikù: la domanda “Perch?????
E’ grazie all’instancabile ricerca delle cause di ogni avvenimento che, nel mondo di Ocelot, diventa possibile conoscere, comprendere e risolvere: nel primo episodio Kirikù non si accontenta di erigere uno steccato che separi, illusoriamente, la società dai pericoli che la minacciano, ma lavora instancabilmente per costruire e ricostruire, osserva con attenzione ed impara, non si nasconde dietro la superstizione ed analizza tutto con logica semplice ed impeccabile, fino a scoprire la sorprendente, eppure intuibile, complessità della realtà. Principi analoghi dominano anche gli altri episodi e su tutti, inequivocabilmente, Logica e Curiosità sono le vere basi della Scoperta (scientifica ed artistica assieme), mentre il Caso non è che un discreto suggeritore, una generosa offerta di occasioni.
La capacità di gestire queste facoltà trasforma, Kirikù, il più piccolo del villaggio, in maniera naturale in un leader: la capacità di comprendere ed agire, di organizzare i coetanei senza comandare, nel rispetto e nella consapevolezza delle capacità, delle potenzialità e delle esigenze di ciascuno, affrontando e scoprendo sempre in prima persona, ne fanno un vero e proprio eroe, raffinando e completando l’immagine di lui già data nel precedente film “Kirikù e la strega Karabà???.
Inevitabile è il confronto col film precedente e, sebbene l’intento dell’autore sia indubbiamente valido e le scelte narrative ed artistiche operate si rivelino attente e consapevoli, resta la sensazione che qualcosa non torni…
La struttura narrativa, certamente vantaggiosa per i bambini in età prescolare, lascia la sensazione di trovarsi davanti ad una raccolta di puntate televisive (anche se sappiamo che questo Kirikù era già in progetto, destinato alle sale cinematografiche, poco dopo l’uscita del precedente), armonizzate in maniera goffa e poco convincente. Il disegno, certamente più dettagliato e nitido, dal tratto più netto, appare più freddo e distante, quasi troppo curato per essere realmente capace di creare l’empatia del primo film.
Colpisce, soprattutto, la sensazione di aver visto qualcosa di meno affascinante, privo dell’universalità e della portata simbolica e rappresentativa proprie della fiaba del primo film. L’eroe africano, come ogni bambino, acquista maturità pagandola con la spontaneità e lasciandoci la sensazione che questo film sia “solo bello???, mentre l’altro era certamente bellissimo.
A cura di:
Valeria Cicerone