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La rieducazione

Nazionalità: Italia
Durata: 96 min.
Sceneggiatura: Alessandro Fusto, Daniele Guerrini, Davide Alfonsi
Fotografia: Alessandro Fusto
Effetti:
Musiche:
Cast: Marco Donatucci,Denis Malagnino, Pablo Sallusti, Gianluca Tiberi,Daniele Malagnino, Massimo de Sanctis, Massimo Pasquali, Daniele Guerrini, Gennaro Romano, Vincenzo di Nota, Alessandra Alfonsi, Don Romano, Alessandro Fusto, Elisabetta Bugatti
Presentato come evento speciale alla Settimana della Critica del 63° Festival del Cinema di Venezia, La rieducazione è stato un piccolo caso rivelatorio e necessario, in un panorama cinematografico italiano in cui l’immaginario collettivo sui trentenni in crisi è dominato da altri problemi e suggestioni. Lontano anni luce dall’intimismo mélo di registi come Muccino o Veronesi, il Collettivo Amanda Flor – quattro ragazzi di Villanova, città-dormitorio in provincia di Roma – ha realizzato il film con un budget di 500 euro, con un’attrezzatura composta da una minidv (nessun microfono o luce aggiuntivi), da un cast di attori non professionisti che interpretano per lo più se stessi e dall’idea portante di parlare di qualcosa che riguarda la realtà italiana da una prospettiva inquietantemente vicina. Scabra e allo stesso tempo sorniona, La rieducazione è un’opera diretta, per certi versi antropologica, in tempi dove l’esasperazione prodotta dalla cosiddetta flessibilità è accompagnata dal facile agio di una generazione di tanguys all’italiana.
La storia di Marco, laureato a pieni voti in sociologia e volontario indefesso e impegnato nella sua parrocchia, è quella di tanti giovani nella fase post-universitaria, pieni di ideali e di sogni (anche comodamente ipocriti). Marco ha tentato molti concorsi, non vincendone nessuno, vivacchiando con qualche borsa di studio e qualche mancia datagli dall’Azione Cattolica. Il padre, stanco del distacco del ragazzo dalla vita reale e pratica, gli toglie i viveri e lo butta fuori di casa, costringendolo per sopravvivere ad accettare di lavorare in nero come muratore in un cantiere edile e a vivere in una baracca in campagna. Marco imparerà cos’è la fatica fisica, ma anche a dar voce alla meschinità che è così profondamente radicata il lui. La fine del film giunge inaspettata, non certo ottimistica né catartica.
Sulla linea sottile che separa l’inadeguatezza personale da quella sociale, La rieducazione diventa paradigma e simbolo beffardo di un vuoto poco sotterraneamente catastrofico, concernente soggetti che la società non incorpora in quanto non produttivi, resi inutili dal credere più o meno onestamente in false promesse. L’educazione - scolastica, universitaria, (fintamente) etica, per certi versi ridicola e sganciata dalla realtà - necessita dunque di una rieducazione meramente e spietatamente sociale, che ricalibri in negativo l’idea che l’individuo ha di se stesso e delle proprie possibilità. In fondo, a rifletterci bene, anche la realizzazione di questo film è un sogno ideale, l’avvicinarsi a ciò che si vorrebbe fare - ma non si può - per sopravvivere. Riuscire a essere a Venezia come evento speciale e conclusivo della Settimana della Critica è stato sicuramente un successo, mentre altri problemi restano per la distribuzione del film e per il suo auspicato riversamento in pellicola.
Primo capitolo dell’annunciata trilogia Il Ciclo dei Finti – Giovanni Verga docet, in quanto nessuno è risparmiato dalla lotta per la vita, anche se lui li chiamava Vinti e non Finti- La rieducazione sarà seguita da L’afa, storia corale di una famiglia di piccoli negozianti messa in crisi da un grande magazzino.
a cura di:
Caterina Bonora