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Nema problema


Titolo: Nema problema
Titolo originale: Nema problema
Anno: 2004
Regia di: Giancarlo Bocchi
Nazionalità: Italia
Durata: 85 min.

Sceneggiatura: Giancarlo Bocchi, Arturo Curi, Luigi Riva
Fotografia: Renato Tafuri
Effetti: F
Musiche: Tullio Arcangeli , Giancarlo Bocchi
Contatti:
Cast:
Zan Marolt, Labina Mitevska, Vincent Riotta, Fabrizio Rongione

Indirizzo sito ufficiale :

Note/Curiosità:
Disponibile anche in
“Nema problema??? è l’esordio nel film di fiction del documentarista Giancarlo Bocchi,???il regista più censurato negli ultimi 15 anni???come lui stesso si definisce. Il film ha un sottotitolo programmatico:???La verità è la prima vittima della guerra???. Racconta il viaggio di un navigato e cinico inviato di guerra italiano (Vincent Riotta) che,con l’aiuto di un interprete slavo,si addentra nella polveriera balcanica alla ricerca dello scoop della sua vita: intervistare il leggendario comandante Jako quello che, con trovata giornalistica, definisce il Che Guevara dei Balcani, eroe di guerra per il popolo, criminale sanguinario per l’esercito dei “regolari???. Durante il cammino ai due si uniscono Maxime, giornalista belga alle prime esperienze e Sanja, profuga scampata ad un massacro alla ricerca dei parenti.
Il film si muove sui binari interrotti della Storia in un (non) Paese frantumato, diviso, privo di identità: al buio, a fanali spenti, su strade sconnesse, tra case diroccate e inutili bar, dove spose che indossano il velo sopra la mimetica vanno a nozze coi morti.
“Nema problema??? è in quei paesi qualcosa di più del “no problem??? che l’angloamericano universale ha diffuso in tutto il mondo, tramutandolo in una sorta di anestetica forma di saluto. Il “nema problema??? pronunciato tra gli slavi del sud vuol dire che il problema è insolubile ed è una pazzia il solo immaginare di affrontarlo.
Tra rabbia e dolore, stanchezza e impotenza,in un universo sospeso che non ha più nemmeno memoria delle ragioni dell’odio,con qualche riferimento agli aspetti più conradiani di “Apocalypse Now???, si muove la cinepresa di Bocchi in un’andata senza ritorno all’interno dell’incubo bellico a dipingere i volti, crepati come le pareti delle case, segnati come il destino di chi non spera più. Eliminato ogni commento musicale i suoni e i silenzi completano il sobrio meccanismo drammaturgico. L’esaltazione dei valori fonetici dei vari idiomi accentua il brusio, lo stordimento sonoro, l’ambiguità: nel comunicare con “l’altro??? la pratica del tradurre denuncia l’inevitabile parentela col tradire, ma anche la possibilità di un compromesso spesso fondato sulla menzogna.
Non c’è nessuna verità da raccontare perch? l’evento è falsificato, mistificato, ???geneticamente modificato??? dai media e dagli stessi protagonisti che di quegli eventi sono attori e marionette. Restano le storie, ma le migliori sono quelle che non puoi scrivere, n? filmare.
Non c’è accenno di retorica n? una goccia di sangue: anche quando tutto è morto, dentro, attorno. Quella che Bocchi combatte è una guerra “persa???: persa da tutti, vincitori, vinti o semplici spettatori.
E’ amara constatazione, non denuncia: non ha bisogno di gridare. Se si indigna, lo fa comunque in silenzio, ma il suo è un silenzio che urla rivolto a “smascherare la fiction maligna in cui vengono raccontate queste guerre. I servizi in tv, le foto che, mostrandoci le diversità culturali, etniche e religiose, ci inducono ad una rassicurante idea di lontananza. Ce le raccontano come guerre fatte da barbari sanguinari e quindi siamo confortati dall’essere cecchini della visione.???
La verità, il suo sentimento, la sua giustizia, le sue sfaccettature possono essere salvate solo dal racconto, critico e dialettico, in una realtà divenuta equilibrio instabile dei possibili. Essendo sempre emesso da qualcuno, il racconto è anche un’assunzione di responsabilità, una scelta, una questione morale. Per questo il film sembra dispiegarsi come l’eco di un inascoltato ma quanto mai ineluttabile presagio: se il giornalista non insegue la verità, presto o tardi sarà la verità ad inseguire lui.
A cura di:
Leonardo Paroli